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Laboratorio di Idee per il piano di ricostruzione della stazione turistica Etna Nord.

Il recente workshop di Linguaglossa mi sembra che mostri due o tre cose. Innanzitutto che stimolare la creatività sia sempre premiante e che la giovane architettura italiana stenta a emergere non per mancanza di idee ma per assenza di occasioni. Mostra anche che il territorio non è un bene con cui confrontarsi passivamente ma una risorsa da valorizzare. Certo vi si può intervenire in molti modi, tra loro alternativi. L’amministrazione del comune di Linguaglossa, sono sicuro, mai si sarebbe potuta aspettare una tale pluralità di idee e di proposte, redatte in maniera cosi’ convincente e in poco tempo. Come stanno in maniera incontrovertibile a indicare i risultati del workshop, l’errore è nel non fare, non nello scegliere un metodo piuttosto che un altro.

E veniamo ai progetti presentati. Alcuni sono schiettamente prammatici. Attivano strategie semplici ed effettive che possono essere messe in atto con poche risorse economiche e con risultati più che soddisfacenti. Il gruppo Dell’Osso/D’Urso/Scarcipino/Di Guardo/Delsante lo fa studiando cellule abitative minime che possono essere facilmente spostate e , in caso di emergenza, rimosse. Le colloca nel contesto ambientale sfruttandone le valenze paesistiche, con uno schema in pianta che ricorda vagamente i ventagli di Alvar Aalto ma gradonato per ottimizzare la visuale. Negli alzati dell’Osso e soci implementano la tecnologia costruttiva della struttura in legno lamellare, decisamente low, inserendovi un immaginario contemporaneo, decisamente high, fatto di trasparenze, di immagini e di proiezioni. Il gruppo De Otto si fa tentare anch’esso da un sano atteggiamento realista organizzando le costruzioni intorno a uno spazio pubblico insieme concluso, ma attraverso numerosi cannocchiali prospettici, aperto al paesaggio circostante. La piazza, vagamente a forma di L, può funzionare in modo diverso nei periodi di alta e di bassa stagione. Anche il divertimento e il tempo libero -suggeriscono i progettisti del bravo e affermato gruppo bergamasco – è una attività eminentemente sociale e in una certa misura urbana. E come tale va trattata.

Chi si muove sul terreno sperimentale è il gruppo Spin+ con Paola Mariotto che da sempre si rifà all’insegnamento delle avanguardie degli anni sessanta e settanta e, in particolare alla figure degli Archigram e di Buckminster Fuller. Se per molti la lava è un problema, per Spin+ /Mariotto è un fenomeno con cui confrontarsi, sfruttandolo per quanto possibile. Da qui l’idea di abitazioni che captano l’energia del terreno e i venti della zona. E anche una accorta strategia di fuga che trasforma queste case in capsule mobili che, una volta attivato l’allarme lava, possono fuggire, nè più nè meno di come lo fanno gli uomini. Il progetto, straordinariamente creativo, pecca a mio avviso nel prevedere una infrastruttura stradale troppo rigida lungo la quale permettere la fuga delle capsule. E’ però sicuramente una fonte inesauribile di idee per chi voglia approntare metodi alternativi a quelle tradizionali. Il progetto del gruppo Osterman/Chun/Forte/Marra crea invece un paesaggio artificiale dalla forte valenza espressiva. Ricorrendo all’idea di blanket ( letteralmente coperta) prevede una griglia logica che si sovrappone alla accidentata orografia del terreno facendosene modificare, esattamente come il disegno di una coperta si modifica nel momento in cui viene tratta dall’armadio, dove è accuratamente ripiegata, e collocata sul letto dove giace il corpo umano. I frammenti architettonici che ne risultano hanno la forza delle architetture di Libeskind del quale Forte è stato uno dei validi collaboratori. Alla creazione di un paesaggio artificiale tende anche il progetto di Labics. Lo fa con la forza creativa che contraddistingue questo gruppo, sicuramente uno dei migliori dell’avanguardia architettonica italiana, come ha riconosciuto la rivista americana Architectural Record che lo ha collocato quest’anno tra i dieci di rilievo a scala planetaria. Il progetto è giocato tra segni unitari che si confrontano alla scala del paesaggio e minuti moduli edilizi che all’unità del segno contrappongono una varietà di effetti plastici e chiaroscurali. Il progetto che – devo dire- personalmente mi ha colpito non poco mostra che una buona architettura arricchisce la natura piuttosto che comprometterla, come invece sostengono gli intransigenti – intransigentemente sciocchi- ambientalisti. Il progetto vincitore del gruppo Centola/Ufo si caratterizza, invece, per rigore metodologico. Affronta il tema della stazione ampliandolo a quella di un parco di cui cerca di approntarne le regole. L’idea, come nel caso del gruppo Spin+, è di concepire la lava come una risorsa e non come un problema. Da qui la ricerca di potenzialità, evidenti e meno evidenti, di un territorio cosi’ forte e complesso come quello etneo e, insieme, l’approntamento di diagrammi e schemi concettuali in grado di trasformarsi in buona architettura. Intendendo questa non solo come un insieme di fatti costruiti ma come un più complesso sistema di relazioni che investe l’uomo, l’architettura e l’ambiente. Gruppo transnazionale, formato, da un siciliano, un campano e architetti svedesi, inglesi, orientali il gruppo Centola/Ufo testimonia come si può essere allo stesso tempo attenti alle suggestioni del luogo e insieme alla cultura internazionale.

Concludiamo. Cosa impariamo da questo workshop? Che oltre a competizioni strutturate su un brief preciso e in cui vengono richiesti progetti esecutivi c’è spazio per concorsi in cui si dia spazio alla creatività, in cui i problemi siano affrontati senza eccessive limitazioni programmatiche dai migliori gruppi in circolazione, scelti solo in base alle loro effettive e dimostrate capacità. In Sicilia, a quanto mi risulta, questa è la seconda esperienza di rilievo. L’altra è stata fatta a Castelmola, organizzata dall’InArch, con risultati egualmente eccellenti. Segno che in questo campo la Sicilia può svolgere un significativo ruolo, facendo da battistrada ad altre realtà nazionali.

 

Su www.newitalianblood.com/linguaglossa, con tutte le immagini di tutti i progettisti che hanno partecipato alla consultazione di idee per la ricostruzione della stazione turistica Etna Nord nel comune di Linguaglossa.

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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