Italiani alla mostra 3_2_1

Luigi Prestinenza Puglisi 1 Aprile 2014 Cronache e commenti Nessun commento su Italiani alla mostra 3_2_1

E’ da diverso tempo -forse più di vent’anni- che l’architettura italiana fa fatica a essere riconosciuta all’estero e, anche se possono essere noti e apprezzati singoli personaggi -penso per esempio a Renzo Piano e, in misura minore, Massimiliano Fuksas- poco si sa dei numerosi trentenni e quarantenni che compongono il variegato panorama nazionale. E cosi’ nella scorsa biennale di architettura di Venezia, curata dallo svizzero Kurt Forster, si contavano sulle dita di una mano i giovani italiani presenti, esattamente come due anni prima nella biennale curata dal britannico Sudijc e quattro anni prima in quella curata dall’italiano Fuksas: con assenze imperdonabili ma, in fondo, giustificabili se pensiamo che la rivista El Croquis, un sensore sensibilissimo dello stato dell’architettura mondiale, non dedica da anni ad un progettista italiano una monografia. Il motivo di tanta reticenza e’ probabilmente da ricercare nel fatto che i creativi italiani non fanno sistema. A differenza del passato – per esempio con la Tendenza- e diversamente da quanto è successo con l’architettura francese, poi con quella spagnola e portoghese e, infine, con quella olandese, non è più possibile individuare nelle architetture realizzate nel nostro Paese un numero sufficiente di elementi che le caratterizzino all’interno di una ipotesi culturale riconosciuta e condivisa. E, in effetti, nulla, proprio nulla lega personaggi cosi’ diversi come Zucchi e Labics, Boeri e Gambardella, Cliostraat e Casamonti, Ian+ e Nemesi, come testimonia il fallimento di tutte le recenti ipotesi critiche, desiderose di promuovere attraverso una immagine unitaria l’architettura nazionale con libri, cataloghi o mostre. E ciò non vale solo per i più giovani o per gli under 50. Una grande mostra itinerante sponsorizzata dallo Stato ha dovuto già dal titolo dare atto di questo tragico fallimento: Dal Futurismo al futuro possibile. Come dire: evitiamo di privilegiare una qualsiasi chiave di lettura, mettiamoci pure tutto, purchè si riconosca una generica qualità e una sia pur debole istanza di apertura al futuro. E anche i recenti tentativi dedicati al fenomeno Italia -penso per esempio al libro Net.it edito da Actar , curato da Pino Scaglione, e al numero monografico della rivista A+U curato da Luca Molinari- hanno dovuto dare atto che non e’ possibile individuare una convincente chiave di lettura.

Pensare, però che non esista un fenomeno unitario, non vuol dire non riconoscere l’esistenza e l’importanza e l’originalità di specifiche linee di ricerca. Gli undici architetti che, per esempio, si presentano in questa mostra, pur nella loro diversità, ne condividono alcune.

Ripercorrono, per esempio, il modernismo caricandolo di una tensione sensuale orientata alla produzione di opere di altissimo livello formale. Con un atteggiamento che definirei High Touch, per contraddistinguerlo da altri fenomeni, per esempio l’ High Tech sia pure di matrice digitale, a forte ansia tecnologica riscontrabili all’estero, ma anche per far intendere che dietro alle loro ricerche c’e’ pur sempre una riflessione sulle tecnologie, anche se rivolta verso la loro umanizzazione, che avviene con un occhio rivolto verso le produzioni di qualità del passato prossimo e meno prossimo. Ma, a differenza dei tradizionalisti, cioè di una genia particolarmente numerosa in Italia, senza nostalgie, inutili citazioni o ripescaggi stilistici. Vi e’ in tutti, inoltre, un atteggiamento anti-provinciale, e in tal senso antiaccademico, che si manifesta nell’attenzione per ciò che avviene oltralpe e oltreoceano. Alcuni gruppi, per esempio, sono affascinati dalla lezione di Koolhaas e degli olandesi, altri dalle ricerche d’avanguardia delle più diverse realtà europee, giapponesi e americane. Ma come avviene per i riferimenti al passato, vi e’ libertà di interpretazione e elaborazione. Lo si vede, per esempio dal fatto, che se non disdegnano di sperimentare alcune tecnologie digitali e’ quasi del tutto assente il fascino per l’informe e i blob, quasi a rivendicare un’istanza di forma e misura tipicamente italiana. Da qui opere di qualità che stupiscono non poco coloro che si aspetterebbero, invece, dall’Italia prodotti mediocri e a forte caratterizzazione storicista. E un crescente successo professionale, anche all’estero. Labics, per esempio, ha ottenuto la copertina dell’Architectural Record come uno dei migliori gruppi d’avanguardia a livello mondiale, Cucinella e’ stato più volte pubblicato dal The Architectural Review ed ha in corso lavori in Cina, UdA in Francia, Russia e Medio Oriente, Metrogramma in Spagna, Gap in Brasile, Ian+ ha vinto il concorso per un museo del vetro in Corea e 5+1 per il palazzo del cinema a Venezia, Navarra la medaglia d’oro per l’architettura della triennale, Corvino+ Multari vantano, tra le loro opere, il restauro del grattacielo Pirelli di Giò Ponti, Piùarch ha tra i suoi clienti Dolce e Gabbana ed Elastico, che ha registrato un ennesimo successo alla manifestazione New Trends of Architecture in Europe and Asia-Pacific, e’ considerato da molti il più promettente giovane collettivo di architetti italiani. Di tutti gli 11 gruppi qui selezionati, sono sicuro, anche se a livello individuale e non come un insieme organizzato, si sentirà parlare sempre più spesso.

 

Apparso nel catalogo della mostra 3_2_1 nuova architettura in Giappone, Polonia e Italia (2005)

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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