Se Domus piange, Casabella non ride

 

La rivista Domus e’ un tritacarne che macina un direttore dopo l’altro. Vittorio Magnago Lampugnani e’ durato dal 1992 al 1996 . Poi e’ stato il turno di Fran├ºois Burkhardt, che lo e’ stato sino al 2000. E’ seguito Deyan Sudjic: sino al 2003 . Dal 2004 infine e’ venuto il turno di Stefano Boeri che però lascerà il posto il prossimo aprile a Flavio Albanese. Cosa dire della direzione di Boeri? Certamente un coraggioso cambiamento di rotta con una decisa virata verso i problemi sociali e geopolitici che stanno , direbbe Persico, oltre l’architettura. Ma anche un fallimento sul versante critico e disciplinare. Pochissimi i progetti presentati, scarsa e nulla l’attenzione verso i giovani, i meno giovani, gli anziani che non bazzicano il circo dello Star System. Non possiedo dati precisi, ma le voci che girano sono di un crollo delle vendite, dopo una prima fase di curiosità. Voci che però vengono seccamente smentite da Boeri, secondo il quale la rivista ha, invece, aumentato inserzionisti e tiratura. Ma che implicitamente appaiono essere confermate dalla scelta del nuovo direttore, Flavio Albanese, il cui profilo più orientato verso la professione, l’interior design e la moda e’ antitetico a quello del direttore precedente.

Se Domus piange, Casabella, l’altra storica testata, non ride. Diretta dal 1996 da Francesco dal Co e’ diventata un magazine illeggibile: pochi scritti critici, progetti scontati e soprattutto un tono saccente e snob che da un lato stigmatizza quella che definisce l’architettura dell’immagine e della comunicazione e dall’altro, di fatto, la pubblica senza colpo ferire anche per rendere il prodotto editoriale, che altrimenti non lo sarebbe affatto,- appetibile alle edicole. Una pena per chi considera che Casabella e’ stata la più importante rivista italiana, diretta da personaggi del calibro di Giuseppe Pagano ed Edoardo Persico.- Direttori che durano troppo, direttori che vengono bruciati troppo presto: e’ questo il problema? Non saprei rispondere. Certo e’ che oggi le riviste di architettura stanno vivendo un momento di crisi. Prova ne sia che alcune- come L’Architettura hanno chiuso e altre, come Controspazio, non escono da diverso tempo. Sono sempre meno i clienti che, infatti, sono disposti a pagare una decina di euro per un prodotto che dispensa informazioni molte delle quali possono essere ottenute, per altra via, gratuitamente, per esempio via internet. E poi, chi l’ha detto che oggi si debba continuare a gestire la pubblicistica di architettura con i criteri antiquati e paludati di trenta anni fa? Ecco due temi sui quali riflettere.

apparso su Exibart.onpaper n.37 febbraio/marzo 2007

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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