Nouvel: baroque minimalism

Luigi Prestinenza Puglisi 29 Marzo 2014 Cronache e commenti Nessun commento su Nouvel: baroque minimalism

Proviamo a fare un’ipotesi: che il minimalismo non esista più, sia scomparso definitivamente o , almeno, abbia subito una metamorfosi che lo abbia irrimediabilmente compromesso. L’idea è di Herbert Mushamp che nota che tra Jean Nouvel e Mies, ma sarebbe lo stesso dire, Pietro Belluschi o Gordon Bushaft esista la stessa differenza che troviamo tra la minigonna degli anni sessanta e quella degli anni novanta. La prima mette le gambe a nudo e esprime un ideale di liberazione e di riduzione. La seconda pur mettendole ancora più in mostra attraverso un ulteriore spacco – uno sconto sullo sconto – veicola, attraverso le calze, di cui è un complemento, un’ideologia di seduzione che più che a dis-velare serve a velare.

Vedere la fondazione Cartier come una concretizzazione dell’ideologia del less is more di Mies, è, credo, grave errore interpretativo. Non lo lascia supporre lo spreco, perfettamente calibrato, delle pareti trasparenti e riflettenti. Nè l’artata integrazione del paesaggio naturale con quello metropolitano del boulevard Raspail.

Similmente attribuire agli splendidi e ultra-levigati mobili della Unifor un’etichetta minimalista è dimenticare che dietro tanta riduzione vi è un gioco delle forme e dell’immaginazione che – polemicamente e forse solo per il gusto della provocazione – vorrei definire barocco. Perchè barocca è la poetica della distillazione della luce, dell’immateriale che si concretizza in una immagine, del fascino della forma come rivelazione. Insomma: poca Cappella dei Pazzi del Brunelleschi, molta Santa Teresa del Bernini. Baroque minimalism.

Chissà cosa avrebbe detto Mies, che sicuramente sarebbe rimasto insieme affascinato e perplesso, del piano della scrivania, talmente sottile da sfidare la legge di gravità. Ma abilmente carenato con solide piastre al centro per evitarne l’inflessione. Con il risultato che il tavolo ultraleggero nella forma, pesa, nella sostanza, circa settanta chili. Troppi per essere un quasi nulla, per rappresentare quell’ideale di sincerità strutturale per il quale il Movimento Moderno si è battuto. Altro che Duiker, Bijvoet o Chareau, pur amati, pur citati da Nouvel.

Gli armadi, per esempio, riprendono l’idea dei contenitori rotanti della Maison de Verre ma tra il metallo d’officina del primo e quello ricavato da macchine a controllo numerico del secondo c’è una differenza ancora più incolmabile che tra una Ford nera degli anni Trenta e una Smart argentata dei nostri giorni. Del resto lo stesso Renzo Piano riprende nel negozio Cartier di Tokyo la magnifica parete in vetrocemento di Chareau, ma solo per far apparire il baratro temporale e culturale tra le due epoche ancora più incolmabile.

Belli, bellissimi come le anoressiche modelle delle sfilate di moda, i mobili da ufficio di Nouvel sono la privazione, la dieta ferrea, che si auto impone la nostra opulenta società. Per fortuna, perchè questo digiuno volontario ( magrezza e ricchezza non ce n’è mai abbastanza: diceva una nota protagonista della vita mondana) stempera l’altra tendenza, contrapposta ma parallela che va verso l’orgia delle forme. Anoressia contro bulimia.

Nouvel, Cartier e la gran parte degli stilisti hanno capito che la prima è vincente. La seconda subentra solo nel momento in cui la semplificazione corre il rischio di trasformarsi da gioco di società in pratica calvinista, perdendone in fascino.

E’ la seduzione, credo, una delle chiavi interpretative – non necessariamente negative- che possono aiutarci a comprendere questa nostra sempre più sovrastrutturale, ma anche brillante e accattivante, contemporaneità.

About The Author

avatar

Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

Scrivi un commento