Loos in mostra

Luigi Prestinenza Puglisi 29 Marzo 2014 Storia Nessun commento su Loos in mostra

 

Di Adolf Loos, come di tutti i grandi architetti, sono possibili numerose letture. Quella che e’ stata fatta in Italia, negli ultimi- trenta anni, e’ particolarmente deprimente. L’architetto ceco di nascita ma viennese di adozione, autore della famosa frase secondo la quale l’ornamento e’ delitto, e’ diventato, infatti, il prototipo del progettista modernamente reazionario , tiepidamente innovatore ma solo nella misura in cui il presente riesce ad attualizzare nostalgicamente il passato. Un- personaggio che rassomiglia più ai padri di questa interpretazione, che sono stati Massimo Cacciari e Manfredo Tafuri, che a Loos stesso il quale era in realtà molto più interessante, contraddittorio e creativo di quel che appare in un ritratto che, alla fine, ci propone uno snob indigeribile servito in salsa mitteleuropea.

-La mostra su Loos, in corso alla Galleria nazionale d’Arte Moderna di Roma (dura sino all’11 febbraio), il cui coordinamento scientifico e’ dell’Istituto Austriaco a Roma,- poco o nulla fa per smantellare questa chiave interpretativa. Nella prima sala ci vengono presentati tre grandi plastici di altrettante opere scelte tra le più infelici dell’architetto: la colonna in granito pensata per il concorso per il Chicago Tribune- e le due ziggurat per il municipio di Città del Messico e per il Grand H├┤tel Babylone a Nizza. Riflettono uno stato profondo di crisi professionale, che matura in un momento segnato da vicissitudini familiari e dalla pessima esperienza come capo per l’edilizia popolare della città di Vienna (1921-1924), un incarico per il quale egli non e’ portato e dal quale non vedrà l’ora di dimettersi. In particolare, la colonna del Chicago, che secondo alcuni e’ un testo che allude alla rivolta contro la metropoli contemporanea, e’, in realtà, una proposta di stampo classicista neanche troppo originale, tanto da essere stata avanzata da altri partecipanti al concorso, anche loro incapaci di trovar una forma adeguata all’inusuale tema del grattacielo. Ancora più disorientante e’ la scelta di dividere la mostra per sezioni tematiche svincolate da una prospettiva temporale.

Si ha cosi’ poco modo di seguire le evoluzioni e le involuzioni di un percorso che matura dal 1893 , anno in cui Loos si reca negli Stati Uniti, sino al 1933, data della sua morte: un quarantennio segnato dal dramma della prima guerra mondiale, dalla fine dell’impero asburgico e dal formarsi di un nuovo linguaggio architettonico, grazie al contributo di personaggi – tra questi Le Corbusier- verso i quali Loos avrà un atteggiamento di apparente distanza, di reale competizione e- di sotterranea emulazione (non e’ un caso che le sue opere migliori saranno prodotte a partire dal soggiorno parigino, avvenuto tra il 1924 e il 1928 ).
Sarebbe stato interessante indagare perchè Loos, il grande nemico dell’ornamento, abbia pensato di chiamare in Francia Sullivan, il grande artefice dell’ornamento in architettura, per farlo diventare preside della scuola che avrebbe voluto impiantare.

Cosi’ come sarebbe stato interessante capire i motivi per i quali i due più dotati discepoli di Loos, Neutra e Schindler, emigrati negli Stati Uniti, decidono di andare a studio da Wright e non da qualche nostalgico mitteleuropeo. Sarebbe stato, infine, opportuno valutare l’influsso -potenza redentrice del fascino femminile, contro ogni accademia?- che ebbe Josephine Baker- nel tirar fuori dalle secche classiciste il linguaggio loosiano, cosi’ come fece anche con Le Corbusier.
Sono informazioni queste che purtroppo non si trovano tra i numerosi materiali presentati nelle numerose sezioni- della mostra e nel catalogo a corredo, edito dalla Electa, e la cui lettura comunque consigliamo.

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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