Jean Prouvè

Luigi Prestinenza Puglisi 29 Marzo 2014 Storia Nessun commento su Jean Prouvè

Jean Prouvè e’ stato un protagonista dell’architettura contemporanea: attraverso le opere che realizzò personalmente, grazie al supporto tecnico che diede con la sua officina ad importanti progettisti, e, infine, perchè fu– uno dei precursori- dell’High Tech se non altro perchè era il presidente della giuria del concorso per il centro Pompidou a Parigi dove non esitò ad appoggiare i giovani Piano, Rogers e Franchini, i quali , oltretutto, si erano rifatti ad alcune sue idee, quali per esempio quella di un edificio flessibile e pensato per piani mobili.

L’occasione per conoscere meglio questo costruttore, ingegnere e architetto che offre la mostra Jean Prouvè: la poetica dell’oggetto tecnico ospitata al Palazzo del Te di Mantova e- che durerà sino al 22 aprile, e’ quindi preziosa. Ed ancora più utile e’ il catalogo a corredo, edito dalla Skira .

Nelle sue 392 pagine sono, infatti, affrontati da una quarantina specialisti i molteplici aspetti di una operosa attività che inizia già nel 1924 quando fonda una officina specializzata in opere in ferro che produce cancelli, gabbie d’ascensore, balaustre ma anche progetti di case e di mobili. L’ attività lo porta a collaborare con i più importanti architetti e designer della propria generazione: tra questi Le Corbusier e Charlotte Perriand. E a realizzare prodotti di successo, su proprio disegno, quali poltroncine con sedili e schienali orientabili. Nel 1930, per esempio, realizza con Beaudouin, Lods e Andrè alcuni banchi scolastici in lamiera pressopiegata e legno compensato progettati in funzione ergonomica, regolabili in altezza e, all’occorrenza, facilmente smontabili.

Nel 1931 fonda la società anonima Les Ateliers Jean Prouvè con la quale provvede alla fornitura di mobili in ferro e attrezzature per il completamento dell’ospedale Grange-Blanche progettato da Garnier a Lione. Il lavoro lo impegna a lungo, soprattutto per quanto riguarda l’impeccabile progettazione ed esecuzione dei dettagli che richiedono diverse centinaia di disegni. Ma, alla fine, sarà in perdita.

Agli anni Trenta risale la progettazione di un sistema di pareti mobili e alcuni esperimenti di case o strutture prefabbricate, leggere e facilmente trasportabili quali la maison BLPS del 1935, una abitazione di circa 3×3 metri pensata come unità minima per le vacanze. Sempre al 1935 risale la realizzazione dell’Aeroclub Roland-Garros a Buc ( Parigi), una struttura in ferro con rivestimenti in vetro o in pannelli prefabbricati double face, con interposto strato isolante. Prefabbricati anche i blocchi sanitari con un procedimento che ricorda quello usato negli ambienti di servizio delle navi e degli aerei e che prefigura la cellula bagno tridimensionale progettata tra il 1938 e il 1940 da Buckminster Fuller per la sua Dymaxion.

Le similitudini tra i due inventori sono numerose: entrambi lavorano principalmente con il ferro e credono alla prefabbricazione e alla produzione in officina, entrambi sono affascinati dall’immaginario tecnologico, entrambi puntano all’ottimizzazione dei materiali, al risparmio di materia, alla leggerezza, alla funzionalità e alla flessibilità senza cadere nel tranello formalista, dove il rappresentare la modernità appare più importante che conseguirla. ” Io non ho uno stile – afferma Prouvè- non ho mai disegnato delle forme. Ho fatto delle costruzioni che avevano una forma”.

Tra il 1936 e il 1938 Prouvè e’ impegnato con la realizzazione della Maison du Peuple a Clichy (Parigi). E’ un edificio di circa 40 metri per 38 completamente flessibile al fine di ospitare funzioni diverse che si alternano nell’arco della giornata e della settimana: dal mercato alla sala per le conferenze. Ne viene fuori una macchina architettonica dove tetto, pareti e solai sono pensati come componenti mobili. Impegnato nella realizzazione, per conto di altri architetti, di facciate e sofisticati sistemi di tamponamento- ( Frank Ll. Wright che visita nel 1938 la Maison du Peuple, lo considera l’inventore del curtain wall), Prouvè si occuperà per tutta la propria esistenza di industrializzazione e prefabbricazione, nonchè della produzione di oggetti di raffinato design, alcuni dei quali godono di una certa diffusione.

Tuttavia, come accadrà per Buckminster Fuller, il suo sarà sempre un successo dimezzato: i suoi interlocutori gli riconosceranno abilità e genialità ma pochi avranno il coraggio di seguirlo muovendosi in territori poco conosciuti. Da qui il fallimento della grande officina di Maxeville- nella quale Prouvè, a partire dal 1947, in pieno clima postbellico, aveva riposto molte delle proprie aspettative: sull’orlo del dissesto economico sarà assorbita nel 1954 dalla Societè de l’Alluminium Francoise mentre lui sarà confinato all’ufficio studi, con una operazione che se gli permetterà ancora di operare, dall’altro lo debiliterà profondamente, tagliandogli, come scriverà Le Corbusier con una immagine tanto cruda quanto efficace, le mani.

Caratterizzato da una meticolosa cura grafica ( una splendida copertina metallica lo rende un prodotto estremamente appetibile, soprattutto in considerazione del prezzo più che accettabile di 55 euro)- il catalogo, forse per il numero eccessivo di contributi, manca però di una visione culturale unitaria e , a mio parere, non approfondisce a sufficienza le opere più importanti dell’Autore. Per esempio, sarebbe stata opportuna una migliore trattazione della Maison du Peuple, sicuramente il suo capolavoro. Per un lettore che non conosca bene il personaggio ciò può creare disorientamento.

Cosi’ come può creare disorientamento lo stile a tratti elusivo e a tratti eccessivamente descrittivo di Bruno Reichlin che ha redatto l’introduzione. I testi sono tutti in inglese, mentre sono tradotti in italiano alcuni saggi introduttivi.

AAVV, Jean Prouvè. La poetica dell’oggetto tecnico, edizione in inglese con inserto in italiano, Skira, Milano 2006, pagg.392, Ôé¼55.
Pubblicato in Edilizia e territorio, n.12 – marzo 2007

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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