Del Debbio in mostra

Luigi Prestinenza Puglisi 29 Marzo 2014 Storia Nessun commento su Del Debbio in mostra

Perchè Enrico Del Debbio alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma? Le risposte potrebbero essere due. Una ufficiale: perchè dopo la donazione alla Darc dell’intero archivio, una mostra e il relativo catalogo avrebbero permesso di fare il punto sul contributo di un architetto … autore di opere di rilievo, quali la sistemazione del Foro italico, la Facoltà di architettura di Valle Giulia nonchè numerose- case del Balilla, chiese e complessi residenziali, sparsi nell’intera penisola. Una ufficiosa: perchè, dopo la mostra al Maxxi su Massimiliano Fuksas, una antologica sul tradizionalista Del Debbio- avrebbe ristabilito un equilibrio tra conservazione e innovazione.

Del resto, a rendere la mostra romana ( dura sino al 4 febbraio) un tentativo militante di restaurazione critica provvede il taglio datogli della curatrice Maria Luisa Neri secondo la quale occorreva un atto di riparazione contro la storiografia manichea di stampo modernista che avrebbe avuto il torto di non comprendere la complessità dell’architettura italiana del Novecento. Mentre la- scelta su Del Debbio e’ da lei giustificata con il fatto che questi forse più di altri- “personifica il concetto di evoluzione dell’architettura moderna piuttosto che quello di rivoluzione”. Osservazioni che ci lasciano sbigottiti. La prima perchè capovolge la realtà, tacendo sul fatto che la scuola revisionista predomina oggi nelle università della penisola e- che sono almeno quaranta anni che in Italia si continuano a riscoprire gli architetti che durante il fascismo e il postfascismo rifiutarono di fare i conti con il progresso e la contemporaneità e operarono in- più o meno completo isolamento rispetto ai fermenti internazionali, ottenendo a volte qualche buon prodotto ma più spesso risultati grotteschi, patetici o ridicoli. La seconda perchè, contrapponendo il concetto di evoluzione a quello di rivoluzione, giustifica l’atteggiamento di chi evita “di isolare i fenomeni artistici dalla realtà storica alla quale appartengono” e, cioè, in sostanza, l’approccio rinunciatario di molti progettisti che, per amor di incarico o per difetto di creatività, evitano di andare contro il gusto e le convenzioni correnti.

E’ questo, almeno in parte, il caso di Del Debbio il quale se ha prodotto opere di buon valore formale, soprattutto con l’ottima sistemazione ambientale del Foro Italico, condotta nel tempo con maestria, rigore e senso del rapporto tra edificato e spazi verdi, ha anche- al suo attivo realizzazioni pessime quali lo sgraziato scatolone del Ministero degli Affari Esteri. Ciò che più sorprende e’, però, la facilità con la quale Del Debbio- passa da uno stile all’altro: dal barocchetto al quasi liberty, dal razionalismo venato di tinte futuriste al neoaccademico, dal neorealismo al classicismo sino a un edulcorato brutalismo che a tratti e vagamente ricorda la poetica dei materiali di Ridolfi. E girando per la mostra, cosi’ come sfogliando le pagine del ben informato catalogo, sorprende di vedere accostati edifici progettati negli stessi anni ma le cui forme richiamano universi concettuali diversi. Per alcuni- -e tra questi, credo, la curatrice- ciò rappresenta il segno della superiorità della ricerca architettonica rispetto allo stile. Per chi scrive, manifesta, invece, l’incapacità di rifarsi a un’etica della scrittura, secondo la quale lo stile non e’ che la manifestazione finale, la più evidente ma non la meno significativa, di una coerenza interiore.- Dell’allestimento e’ bene non parlare, se non per dire che sono numerosi i reperti presentati. Il catalogo, nonostante i 40 euro e la discutibile grafica, si legge con piacere.

Apparso su Edilizia e territorio n.3 – gen. 2007

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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