Architetture contemporanee a Vicenza

Non esiste uno stile che- caratterizza la produzione degli architetti della provincia vicentina dal dopoguerra a oggi. Per fortuna, perchè le- loro opere , come emerge- in questa guida, sono molto diverse tra loro, forse irriducibili a un minimo comune denominatore. Riflettono, semmai, la pluralità di scelte linguistiche che caratterizza il panorama italiano, sempre in ascolto di ciò che succede a livello internazionale ma parimenti attento a riversarlo all’interno di coordinate tipicamente nazionali: il rapporto con la tradizione, il dialogo con il contesto paesaggistico e ambientale, il gusto per il dettaglio costruttivo, una cauta e misurata apertura allo sperimentalismo. E se proprio volessimo trovare un tratto distintivo possiamo, credo, individuarlo in un atteggiamento tipicamente veneto, forse del nord est produttivo del Paese, che cerca di mediare tra la qualità del prodotto artigianale e l’efficienza del prodotto industriale: producendo in certi casi una industrializzazione dell’artigianato, cioè una sua razionalizzazione produttiva,- e in altri l’artigianalizzazione dell’industria, cioè un surplus di qualità del prodotto, altrimenti anonimo, che esce di fabbrica.

Questa guida, che è il frutto di un lungo e sofferto -per via delle inevitabili esclusioni – lavoro di selezione, si può leggere in molti modi. Il più semplice è per raggruppamenti geografici. Si tratta di opere che, con un po’ di pazienza, un amante di cose architettoniche, può apprezzare muovendosi tra Vicenza, l’Aria Berica, la Valle dell’Agno, la Val Legora, Bassano. In questa introduzione, sia pure con tutte le semplificazioni richieste dalla brevità della trattazione, vorrei accennare però a una altra possibile- lettura: di tipo generazionale. Cominciando dai- lavori dei Maestri. Tra questi spicca il Monumento a Roberto Sarfatti di Giuseppe Terragni. E’ un’opera che vale un viaggio non solo per l’importanza dell’autore, il più importante architetto italiano del Novecento, ma perchè è un frammento ideale della tormentata e contraddittoria storia d’Italia. Margherita Sarfatti, la committente, è un groviglio di contraddizioni: è ebrea, è amante del Duce, è una delle più accanite protettrici delle Arti, è la paladina del movimento Novecento. Madre di Roberto, vuole questo monumento per celebrare la tragica moglie del figlio. Giuseppe Terragni, architetto razionalista, interpreta il groviglio realizzando un’opera modernissima che sembra antichissima, quasi a prefigurare il rapporto tra tradizione e innovazione che tormenterà la sua titanica ma breve esperienza creativa. Accanto al capolavoro di Terragni, altre opere testimoniano la presenza nell’area vicentina del movimento dell’architettura contemporanea. Edifici quali la Casa del Balilla di Mansutti e Mozzo esprimono il desiderio moderno di semplificare la costruzione ma inserendola nel contesto ambientale e senza cadere retorica dell’edilizia fascista del periodo. Tanto che l’edificio in certi dettagli sembra più attento alla architettura olandese dell’epoca che a quella piacentiniana e littoria che appesta negli stessi anni la nazione.
A rappresentare l’equilibrio sempre precario tra innovazione e tradizione sono le opere di Carlo Scarpa e di Ignazio Gardella. Al di là del valore delle costruzioni illustrate nella guida – il quartiere in località Villaggio del Sole di Gardella è interessante ma sicuramente non ascrivibile tra le sue realizzazioni maggiori- i due architetti esercitano un indubbio influsso sull’opera dei professionisti che operano nel territorio. Non è difficile intravedere spunti scarpiani , per esempio, in Federico Motterle, Sergio Los, Francesco Gallo e accenni gardelliani in Gianfranco Papesso e Silvano Faresin. Tra tutti mi ha colpito particolarmente, per struggimento poetico e capacità di rielaborazione figurativa Gianfranco Papesso. Credo che sia- uno di quegli autori di cui la provincia italiana è ricca ma che, per non so quale ragione, sono poco conosciuti a livello nazionale. L’edificio per appartamenti in via Fusinieri ha una soluzione d’angolo perfetta nella sua calibrata dissimetria e nel gioco degli aggetti. L’edificio espositivo in via Pasubio è un brillante esempio di umanizzazione della prefabbricazione. L’edificio ad appartamenti in Contrà Canove si inserisce nel contesto urbano con l’abilità del migliore Gardella o Albini (detto per inciso c’è in questa guida un altro esempio di ottimo inserimento urbano degli anni sessanta a Bassano del Grappa per opera di Ivo Ivanissevich).
Tra le opere dei maestri dell’architettura italiana dobbiamo segnalare la Chiesa di San Antonio Abate di Giuseppe Vaccaio e la Chiesa di San Giovanni Battista del fiorentino Giovanni Michelucci, composizione particolarmente brillante della fine degli anni Sessanta, che, con il suo ritmo sincopato, credo abbia avuto un certo influsso nel lessico di alcuni architetti vicentini. Ai primi anni Settanta risale il rifugio alpino di Montefalcone di Piergiorgio Guasina. Con la grande e avvolgente vetrata che abbraccia il territorio circostante credo sia una delle opere da non perdere anche se, visto il suo stato di non buona manutenzione, richiede un certo sforzo di immaginazione per apprezzarne a pieno il valore ambientale. Degli anni Ottanta vorrei in particolare segnalare due opere. Sono la sede provinciale CGIL di Aldo Girardi e Giuseppe Seconde e gli uffici Lowara di Renzo Piano. Il primo colpisce per il gioco di contrasti tra il prisma murario in calcestruzzo e i delicati effetti chiaroscurali delle piccole bucature di forma quadrata. Il secondo per l’ equilibrio tra ricerca tecnologica e misura umana, ottenuto attraverso materiali leggeri che però poco seguito hanno nell’area geografica vicentina. Dove si preferisce l’uso di tecniche più consolidate, quali la costruzione in laterizio o in cemento, come testimonia la cassa rurale di Gino Valle eseguita all’inizio degli anni ottanta in pieno clima neo-storicista e post modern.
Orientata su una pluralità di ricerche linguistiche appare la generazione di mezzo, quella che oggi oscilla tra i quaranta e i cinquanta: Svegliado,- Ferrari, Peruzzo, Albanese. E comincia a farsi luce una leva più giovane: Barbieri, Paolin, Righi e Traverso. Tra queste due generazioni vorrei ricordare la figura di Luisa Fontana, progettista coraggiosa, che ha realizzato una importante piazza a Rosà, che non abbiamo messo nella guida perchè seriamente minacciata di prossima demolizione per colpa di una municipalità da qualche tempo poco attenta alla qualità dell’architettura. Vi sono infine i giovanissimi che presto produrranno opere meritevoli di essere inserite nelle future guide, tra questi Mantia e Garbin. Ho dimenticato nella mia veloce esposizione molti nomi che si troveranno nella guida. Tutti, e anche molti altri che per ragione di spazio non sono stati inseriti, hanno contribuito a rendere migliore questa provincia. A loro credo deve andare il ringraziamento di coloro che credono che l’ambiente si possa migliorare attraverso l’architettura e l’intervento dell’uomo sul territorio.

(La guida ancora non e’ stata pubblicata e forse non lo sarà neanche nel prossimo futuro)

P.S: Ho scoperto che è stata pubblicata ma con un’altra introduzione. Forse questa non piaceva.

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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