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Perchè non vogliamo la Melandri al MAXXI

Perchè non vogliamo la Melandri al MAXXI

Autore: Luigi Prestinenza Puglisi
pubblicato il 19 Dicembre 2012
nella categoria Cronache e commenti

A noi che abbiamo conosciuto lo Squalo, il Luparetta e Mille Lire ( un assessore cosi' chiamato perchè intascava in mazzetta mille lire per ogni metro quadrato che autorizzava), la Melandri, anche se non ci sembra una sofisticata intellettuale, ci appare come una persona civile. Motivo per il quale, quando abbiamo saputo della sua nomina a Presidente della Fondazione Maxxi, abbiamo pensato: meno male, poteva andarci molto peggio. Tuttavia, svanito l'entusiasmo per lo scampato pericolo, non si può evitare di notare due cose. La prima è che questo governo dei tecnici, generato dalla politica per incapacità della stessa a gestire la cosa pubblica, ha riciclato un politico, anzi un ex ministro dei beni culturali, per un incarico che avrebbe invece dovuto essere di un tecnico. E per tecnico non intendiamo l'ennesimo funzionario dei nostri disastrati ministeri, ma un personaggio, anche non italiano, noto per le sue capacità manageriali e per apertura culturale. La seconda è che alla Melandri, alla quale va comunque il merito di aver da ministro voluto il Maxxi,- va anche - sia pure in quota parte- il demerito di averlo costituito cosi' come è: e cioè come una struttura asfittica e culturalmente poco coraggiosa. Come dimostra, nel settore architettura, l'interminabile sequenza di eventi dedicati al secolo scorso: tanto che invece di MAXXI, che è l'acronimo di Museo delle arti del XXI secolo, viene la voglia di chiamarlo MAXX se non MAX. Dubitiamo, insomma, che potrà essere lei a rinnovare la struttura interna, imponendo una nuova dirigenza in grado di trasformare il museo in un organismo agile attento alla contemporaneità e pronto a valorizzare i giovani talenti. Ecco due motivi che , a mio parere, dovrebbero suggerire alla Melandri di non accettare l'incarico. Tacitando da subito tutte quelle voci che possono vedere nell'episodio l'ennesima storia all'italiana in cui la politica, per salvare se stessa, compromette la cultura.