Autore: Luigi Prestinenza Puglisi
pubblicato il 4 Febbraio 2012
nella categoria Cronache e commenti
Dopo la mostra di Londra che sembra liquidare il postmoderno, interviene Jencks che lo rilancia sostenendo, nel suo ultimo libro, che postmoderni sono la gran parte degli architetti contemporanei, star comprese. L'intenzione è buona: lo studioso inglese vorrebbe salvare lo stile da lui promosso. I risultati deleteri: in questo modo-recita il de profundis, oltre che alla tendenza, anche agli architetti che dovrebbero ancora oggi renderla attuale. Koolhaas è postmoderno? E Zaha Hadid? E Libeskind? E Herzog & de Meuron? Certo che si, se guardiamo alla loro dimensione iconica, al manierismo compositivo e al gusto della citazione. Ma è solo una parte della verità. Questi progettisti, inosopportabili a volte per i loro eccessi formali, hanno introdotto nell'architettura anche una nuova consapevolezza relazionale, originali tecniche e materiali di progettazione, una intensa dinamica spaziale. Vederne solo gli eccessi è segno di miopia. Un errore che reazionari e tradizionalisti ripetono all'infinito (dimostrando in questo modo che loro stessi non conoscono quella storia che elegerebbero a magistra vitae): vedere nei cambiamenti storici solo gli elementi di disturbo, di ripetizione e di disordine mai gli aspetti innovativi.