“Chipperfield? Farà una Biennale pessima”

Come sarà la Biennale di Architettura del 2012? La recente nomina a direttore di Chipperfield ha generato, come al solito, fervori di opposta natura. Il parere di Luigi Prestinenza Puglisi, ad esempio, è netto: sarà una Biennale moscia e buonista. A meno che…


David Chipperfield – photo Davide Toffanin

Ci sono, a mio parere, almeno tre ragioni per pensare che la scelta di David Chipperfield a direttore della sezione architettura della prossima Biennale di Venezia sia pessima.
La prima è di carattere teorico. Gli architetti, in genere, non sono ineccepibili curatori di mostre: troppo presi dalla propria poetica e, poi, facili vittime di rivalità con i loro colleghi, soprattutto i più bravi.- Ciononostante, in alcuni casi fortunati riescono a produrre magnifiche esposizioni proprio perchè tagliate, parziali e monotematiche.- E difatti le due Biennali che ci ricordiamo sono state prodotte da progettisti militanti: una è stata La presenza del passato curata da Paolo Portoghesi nel 1980 e l’altra More Ethics Less Aesthetics di Massimiliano Fuksas nel 2000.
Si trattava però di personaggi che, pur impegnati nella progettazione (di pessime opere Portoghesi, di buone Fuksas) avevano un forte impegno teorico: nel caso di Portoghesi tanto forte che è difficile categorizzarlo come un architetto con passione per la critica e la ricerca storica oppure viceversa come uno storico che fa anche il critico e l’architetto.- A quanto ci risulta, Chipperfield è un progettista che non si è mai cimentato seriamente con la riflessione teorica. Ancora meno del precedente direttore, Kazuyo Sejima, la quale comunque proveniva da una tradizione di pensiero- forte: la scuola di Toyo Ito.


Ryue Nishizawa con Kazuyo Sejima, fondatori dello studio SANAA

La seconda ragione è che le opere di Chipperfield sono poco convincenti dal punto di vista architettonico. è vero: si tratta di un personaggio che in questo momento gode di una certa fortuna perchè professa un minimalismo classicizzante che sembra andare incontro alle esigenze di semplificazione formale alla moda. E in Inghilterra è considerato, addirittura, l’anti-Hadid. Ma, almeno a giudizio di chi scrive, ciò accade più per mancanza di reali competitor alla terribile, ingombrante e bravissima architetta anglo-irachena che per reale statura poetica del personaggio.
La terza ragione è il programma poco convincente della mostra dal titolo Common Groundpreannunciato da Chipperfild. In un periodo in cui si fa fatica a distinguere il lavoro di un architetto da quello di un altro, una buona Biennale avrebbe dovuto mostrare più le differenze che i punti di contatto. Oppure sarebbe stata ugualmente interessante se tali punti di contatto li avesse fatti emergere criticamente, mostrando per esempio come oramai la produzione delle archistar si sia omogeneizzata per il fatto che a produrre i progetti sono giovani che girano da uno studio all’altro e si sono formati in tre o quattro università di eccellenza (Architectural Association, Berlage, Columbia, Sciarch…) anch’esse frequentate dagli stessi professori. Dubitiamo però che ciò avvenga: è molto improbabile che un architetto appartenente al circo mediatico sia disposto ad attaccarlo frontalmente.


Ansaldo Città della Cultura – Milano – Digital Image – ® David Chipperfield Architects

E allora, come dicevamo, ci aspettiamo una Biennale moscia e buonista. A meno che non avvenga il miracolo. Sono sempre possibili e Venezia potrebbe essere il luogo per farne uno.

 

 

Luigi Prestinenza Puglisi
Articolo pubblicato su Artribune il 25 gennaio 2012

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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