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Patrik Schumacher: The Autopoiesis of Architecture

Patrik Schumacher: The Autopoiesis of Architecture

Autore: Luigi Prestinenza Puglisi
pubblicato il 9 Aprile 2011
nella categoria Cronache e commenti

Ci sono tre motivi per leggere libro di Patrik Schumacher, The Autopoiesis of Architecture recentemente edito dalla Wiley.

Innanzi tutto l'autore è il braccio destro di Zaha Hadid e , a giudizio di molti,- l'effettivo responsabile della maggior parte degli edifici della progettista angloirachena oramai sempre più impegnata a calcare le scene fuori dallo studio di 10 Bowling Green Lane.

Il secondo è che Schumacher è uno dei più stimati professori dell'Architectural Association di Londra, l'università che ha lanciato numerose star del firmamento architettonico: da Bernard Tschumi a Rem Koolhaas, Zaha Hadid inclusa. Schumacher, inoltre, è considerato uno dei principali teorici del parametricismo e cioè di un metodo- di progettazione che utilizza i programmi di modellazione dei computer in maniera creativa. Al variare di alcuni parametri di base arbitrariamente imposti sull'elaboratore, le forme dei progetti si plasmano conseguentemente, un po' come succede nel corso del tempo alle fronde degli alberi con il variare della posizione e dell'intensità della fonte di luce.

Il terzo motivo è che da più tempo e da più parti si lamenta la mancanza di una riflessione teorica sull'architettura, un eccessivo pragmatismo che non indaga sulle ragioni che dovrebbero guidare la progettazione.

Cosa emerge dalla lettura delle quasi cinquecento pagine di questo libro scritte da un tedesco oltremodo noioso e prolisso? Un sistema neo-hegeliano, aggiornato alla luce delle teorie di Varela e Maturana e a loro volta reinterpretate sulla base della sociologia di Luhmann, secondo cui l'Architettura prende coscienza di sè lungo il corso della storia.

Schumacher non riesce a vedere quanto sia oltremodo ingenuo cercare di analizzare con gli stessi strumenti - parametri, verrebbe da dire- un edificio di Ictino, di Arnolfo, di Brunelleschi, di Wright o della sua partner Zaha Hadid.- Ma soprattutto cade nell'errore ricorrente di chi si crede il prodotto finale di una storia che doveva portare necessariamente alla sua opera.

 

Apparso su Artribune 2011