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Diego Lama: Cemento romano

Diego Lama: Cemento romano

Autore: Luigi Prestinenza Puglisi
pubblicato il 1 Marzo 2011
nella categoria Cronache e commenti

Cemento Romano merita di essere letto. Raccoglie le interviste fatte da Diego Lama a sedici protagonisti della cultura architettonica romana nati tra il 1921 e il 1941: Alberto Gatti, Pietro Barucci, Lucio Passarelli, Enrico Mandolesi, Carlo Melograni, Luisa Anversa, Carlo Aymonino, Marcello Vittorini, Manfredi Nicoletti, Paolo Portoghesi, Paolo Marconi, Alessandro Anselmi, Piero Sartogo, Tommaso Valle, Franco Purini, Giuseppe Rebecchini. Ed interessante, anche se in assenza di un numeroso pubblico, è stato il dibattito svoltosi in occasione della presentazione del libro all'InArch.

 

Perchè i giovani hanno disertato l'incontro? Probabilmente la ragione può essere trovata nelle stesse pagine del libro. La gran parte degli intervistati sembra dialogare più con Piacentini, Muratori, Del Debbio, Foschini, Libera, Quaroni che con la contemporaneità. Anche le molte citazioni a Zevi sembrano fatte più per ritagliarselo su misura e/o per prenderne le distanze che per apprezzarne la funzione modernizzatrice ( bizzarra è per esempio una affermazione di Purini che tende a separare lo Zevi moralista dallo Zevi critico senza considerare che per Zevi il problema principale è quello della moralità delle forme).

 

Il risultato di un simile approccio è che negli indici del libro si trovano numerose righe di rimandi a tutti questi autori, mentre poche o nessuna se ne trovano per progettisti più attuali. Se ben ricordo nel libro compaiono in tutto tre o quattro riferimenti a Renzo Piano, qualcuno ad Eisenman, che di tutti gli architetti contemporanei è comunque il più cerebrale e accademico, e nessuna ai protagonisti delle nuove leve. Inoltre le risposte alle domande sulle prospettive dell'architettura oggi sono in buona parte caratterizzate dal triste pessimismo di chi osserva un gioco dal quale è escluso.

 

Eppure vien da notare che alla stessa fascia temporale degli intervistati appartengono diversi architetti che invece, se fossero stati invitati alla presentazione del libro, avrebbero fatto il pieno di pubblico, soprattutto di giovani: Gehry (1929), Eisenman (1932), Piano (1937). Segno che il problema non è genericamente generazionale ma specificatamente locale e cioè di una sostanziale distanza di questa cultura romana- ovviamente con qualche eccezione- dalle dinamiche del nostro presente.

 

1 marzo 2011