Diego Lama: Cemento romano

Cemento Romano merita di essere letto. Raccoglie le interviste fatte da Diego Lama a sedici protagonisti della cultura architettonica romana nati tra il 1921 e il 1941: Alberto Gatti, Pietro Barucci, Lucio Passarelli, Enrico Mandolesi, Carlo Melograni, Luisa Anversa, Carlo Aymonino, Marcello Vittorini, Manfredi Nicoletti, Paolo Portoghesi, Paolo Marconi, Alessandro Anselmi, Piero Sartogo, Tommaso Valle, Franco Purini, Giuseppe Rebecchini. Ed interessante, anche se in assenza di un numeroso pubblico, è stato il dibattito svoltosi in occasione della presentazione del libro all’InArch.

 

Perchè i giovani hanno disertato l’incontro? Probabilmente la ragione può essere trovata nelle stesse pagine del libro. La gran parte degli intervistati sembra dialogare più con Piacentini, Muratori, Del Debbio, Foschini, Libera, Quaroni che con la contemporaneità. Anche le molte citazioni a Zevi sembrano fatte più per ritagliarselo su misura e/o per prenderne le distanze che per apprezzarne la funzione modernizzatrice ( bizzarra è per esempio una affermazione di Purini che tende a separare lo Zevi moralista dallo Zevi critico senza considerare che per Zevi il problema principale è quello della moralità delle forme).

 

Il risultato di un simile approccio è che negli indici del libro si trovano numerose righe di rimandi a tutti questi autori, mentre poche o nessuna se ne trovano per progettisti più attuali. Se ben ricordo nel libro compaiono in tutto tre o quattro riferimenti a Renzo Piano, qualcuno ad Eisenman, che di tutti gli architetti contemporanei è comunque il più cerebrale e accademico, e nessuna ai protagonisti delle nuove leve. Inoltre le risposte alle domande sulle prospettive dell’architettura oggi sono in buona parte caratterizzate dal triste pessimismo di chi osserva un gioco dal quale è escluso.

 

Eppure vien da notare che alla stessa fascia temporale degli intervistati appartengono diversi architetti che invece, se fossero stati invitati alla presentazione del libro, avrebbero fatto il pieno di pubblico, soprattutto di giovani: Gehry (1929), Eisenman (1932), Piano (1937). Segno che il problema non è genericamente generazionale ma specificatamente locale e cioè di una sostanziale distanza di questa cultura romana- ovviamente con qualche eccezione- dalle dinamiche del nostro presente.

 

1 marzo 2011

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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