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Zevi e il famolo strano

Zevi e il famolo strano

Autore: Luigi Prestinenza Puglisi
pubblicato il 8 Aprile 2014
nella categoria L'opinione di lpp

Tra le varie stupidaggini che girano su Zevi c'è quella che fosse attratto dalle architetture inconsuete, bislacche, deformi. Si tratta di una visione caricaturale, non so quanto in mala fede e comunque funzionale al ragionamento di coloro che, invece, propugnano il ritorno all'ordine, alla banalità e alla mediocrità cercando di farlo passare come l'unica strada possibile verso una modernità seria e responsabile. E che oltretutto non tengono conto della sua acutissima capacità di analisi formale, come si evince da una sterminata produzione pubblicistica di altissimo livello.- Zevi era attratto dalla sperimentazione, dalla ricerca, dalla tensione espressiva che sono tutt'altro che la licenza e l'arbitrio. Detestava la monumentalità e la staticità perchè queste sottraevano il mondo dal suo carattere dinamico, precario e transeunte ipostatizzando la dimensione spaziale a scapito di quella temporale. Detestava l'accademia perchè dietro un parlare artato e con pretese di cultura, nasconde ignoranza e arroganza. Motivo per il quale al latinorum autoreferenziale e formalmente corretto preferiva il linguaggio anche sgrammaticato di chi si confronta più schiettamente con la realtà di tutti i giorni. Insomma la cronaca che, però,- distingueva dalla storia, scritta con pochi capolavori da una minoranza di personaggi eccezionali. Far passare, invece, Zevi per il cantore del "famolo strano" è una infame carognata di chi non riesce a capire un modo ancora estremamente fertile, e non privo di risvolti etici, di guardare al mondo delle forme in architettura.