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Democratizzazione della critica?

Democratizzazione della critica?

Autore: Luigi Prestinenza Puglisi
pubblicato il 22 Aprile 2014
nella categoria L'opinione di lpp

 

La crisi delle riviste e il successo di internet sta cambiando la critica. Nel senso che chiunque può oggi aprire un blog dicendo la propria e chiunque può intervenire nel dibattito sui social media. D'altronde si ha sempre meno fiducia, e a ragione, dei critici di mestiere. Perchè si sono rivelati marchettari, venduti, succubi di piccoli e meschini interessi. E quindi non attendibili.

Allora tanto vale farsi un proprio giudizio o affidarsi a quello dei non professionisti. Un po' come succede quando si deve scegliere un albergo o un ristorante e preferiamo affidarci ai feedback di chi ci è stato e ci racconta con onestà le proprie impressioni invece che a guide che sospettiamo facciano solo pubblicità occulta a chi le paga meglio.

Inoltre, a differenza dell'arte, in cui il giudizio critico contribuisce decisamente alla quotazione dell'artista, nell'architettura partecipa in misura minore. I meccanismi del valore sono ben altri. Motivo per il quale se ne potrebbe anche fare a meno senza che ciò comporti la crisi del mercato.

Fine quindi della critica? Direi di no perchè ci sarà sempre bisogno di persone preparate, colte e autorevoli capaci di indirizzare e creare dibattito, anche se il loro riconoscimento non deriverà più dall'imprimatur di una istituzione e andrà conquistato sul campo. Un po', per rimanere nell'esempio, come per le guide di alberghi e ristoranti: le continuiamo a consultare ma solo a condizione che ci appaiano serie, affidabili, severe, informate e soprattutto culturalmente oneste.