Karsten Harries – The Ethical Function of Architecture

Karsten Harries, The Ethical Function of Architecture, The MIT Press, Cambridge 1977, pagg.403

 

Una riflessione etica è un ragionamento che investe l’ ethos, quindi la filosofia. Da qui la scelta di Harries di indagare in che modo un edificio rappresenti il nostro modo di vivere, i nostri ideali.

Riprendendo la distinzione di Bob Venturi tra il decorated shed, cioè

un edificio a cui è aggiunta una decorazione o un sovrappiù artistico, e il duck e cioè l’oggetto spaziale che nella sua totalità vuole esprimere un concetto, Harries opta per il duck. Solo se concepiamo lo spazio come struttura intimamente e totalmente significativa – afferma – possiamo credere nella funzione etica di un edificio. Viceversa, il decorated shed ci porta inevitabilmente a pensare che l’architettura non sia altro che edilizia con un plusvalore artistico aggiunto a posteriori, una posticcia e frenetica sovrapposizione di stimoli visivi e sensoriali soggetta alla perenne instabilità delle mode.

Ma se lo spazio parla è solo per mezzo di un linguaggio. Da qui l’indagine – che occupa tutta la seconda parte del testo- sulla semantica dell’architettura. Harries critica le dispute , sicuramente ingenue, degli anni Sessanta e Settanta quando si voleva cercare una corrispondenza perfetta tra la forma del linguaggio verbale e di quello architettonico. Si rifà, invece, ai più prammatici studi di Umberto Eco e in particolare alle indagini sui significati denotati e connotati. Denotati sono i significati primi: la porta indica l’entrare, la sedia il sedere e cosi’ via. Connotati sono i significati secondi: un trono esprime regalità , un portale definisce una gerarchia visiva tra le bucature.

Nell’architettura spesso i significati secondi sono prevalenti rispetto ai significati primi; per riprendere un esempio di Eco: in un trono il concetto di regalità predomina, anche a scapito della comodità della seduta. Con la conseguenza che la connotazione, andando al di là della semplice funzionalizzazione, diventa rappresentazione e quindi comunicazione. “E’ proprio scegliendo cosa rappresentare e la forma in cui farlo -nota Harries- che si comunica ciò che nell’architettura si ritiene realmente importante, e si fa riferimento a un’idea dell’edificio e a un concetto dell’abitare”.

Da qui l’interesse dell’ Autore per le ricerche di Rykwert – in particolare il testo On Adam’s House in Paradise – che mostrano come l’architettura abbia spesso teso a connotare, rappresentandolo, un mondo originario e primigenio. E anche i riferimenti al sin troppo citato Heidegger di Bauen Wohnnen Denken e a un’architettura che lascia trasparire l’ Essere dietro la contingente materialità della costruzione.

Harries è spirito troppo raffinato per non intuire che questi riferimenti alla mistica dell’abitare celano una cultura vigorosamente reazionaria. E anche che un’epoca agnostica e politeista come la nostra poco può riconoscersi nella ricerca di un Dio nascosto tra le pieghe della storia.

Ma è anche spirito troppo metafisico per non rimanere attratto dal fascino di questa mistica neopanteista.

Da qui la sua proposta di una architettura che rappresenti da un lato la tensione dell’uomo verso l’assoluto e dall’altro la frustrante fatica di questa continua ricerca.

Una conclusione cosi’ debole insospettisce. La riduzione dell’architettura a rappresentazione (o meglio a re-presentation , come Harries sostiene nel capitolo ottavo) indebolisce , infatti, la posizione dell’architetto, riducendolo a scrittore di testi che da altri potrebbero essere meglio e più facilmente stilati nel linguaggio ordinario o filosofico. Harries in altre parole cade nell’ equivoco nel quale era caduta la scuola iconologica ( ma probabilmente non il Panofsky de La prospettiva come forma simbolica ) e cioè di isolare il significato astraendolo dalla forma.

Equivoco che non è sfuggito a numerosi critici, come Zevi, che hanno da tempo evidenziato il fallimento di una architettura fondata su simboli, allegorie, configurazioni tipologiche o gerarchie spaziali. La buona architettura, infatti, è più di questo: concretizza un nuovo modo di vedere e di concepire lo spazio e, quindi, di percepire e concettualizzare la realtà.

Da cui tre corollari.

Primo: la gran parte delle opere costruite sulla base della rappresentazione di considerazioni genericamente etiche o metafisiche sono scarsamente interessanti. Cosi’ come poco interessanti appaiono le opere mostrate come emblematiche da Harries.

Secondo: una ricerca sistematica delle interrelazioni tra filosofia e architettura è possibile. Ma purchè la prima non pretenda di ridurre la seconda al suo servizio ( detto per inciso, è stato proprio un filosofo, Wittgenstein, con la casa per la sorella a Vienna, a capire che l’architettura per essere totalmente filosofica deve rinunciare a rappresentare qualunque concetto filosofico a lei estraneo).

Terzo: l’architettura assolve una funzione liberatoria perchè riconcettualizza il nostro modo di vedere e sentire lo spazio e quindi la realtà . Da qui l’ etica di una effettiva proiezione verso il futuro , ben più interessante di quella orientata all’ espressione di un presente idealizzato, proposta da Harries.

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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