Herman Hertzberger – Lessons for students in architecture

Herman Hertzberger ” Lessons for students in architecture”,-Uitgeverij 010 Publishers, Rotterdam.-Apeiron Distribuzione, Milano-1992 ( pagg. 272, Lit. 46.000)

In un articolo sull’ Architectural Review del febbraio 1990 , Peter Buchanam ripercorre l’ esperienza di alcuni caposcuola della nuova architettura olandese. Tra di loro Van Eyck ed Hertzberger, legati dalla comune militanza nella rivista Forum, una pubblicazione particolarmente attenta alla rivalutazione dell’ eredità del Movimento Moderno. Ma anche disposta a mettere in questione il carattere eccessivamente dogmatico del funzionalismo.

Hertzberger , dei due architetti, è il più incline agli aspetti strutturali. Teorico della forma aperta, è assillato dal bisogno di trovare una configurazione stabile, permanente e riconoscibile, ma, nello stesso tempo, sufficientemente modificabile da permettere a ciascun individuo di manifestare le proprie preferenze estetiche o funzionali, apportandovi i miglioramenti che ritiene necessari.

Non a tutte le forme, sostiene Hertzberger, corrisponde una univoca funzione. Una buona progettazione suggerisce una pluralità di atteggiamenti e di comportamenti umani. La base di una colonna, per esempio, può diventare un sedile; i buchi di un blocchetto di cemento possono trasformarsi in fioriere o luoghi dove appoggiare oggetti; uno spazio apparentemente di risulta può ospitare incontri informali.

L’ architetto non può più essere assillato dal bisogno di controllare tutto, deve essere in grado di organizzarne la struttura. Da esteta dell’ assoluto il progettista si trasforma in organizzatore del possibile.

Del resto, come Hertzberger mette in evidenza, questa strada era stata già percorsa da Le Corbusier nel piano per Algeri. All’ architetto spetta la progettazione della grande infrastruttura autostradale con gli spazi sottostanti destinati alle abitazioni. Ai singoli il compito di riempire gli spazi con le architetture che avrebbero preferito: in stile razionalista o neomoresco.

Lo strutturalismo metodologico di Hertzberger nasconde ancora un ideale assolutistico: alla prigionia della configurazione immutabile si sostituisce la libertà viglita della forma aperta. Ma , daltronde, ciò garantisce il rispetto dei presupposti concettuali di una società democratica, basata proprio sul presupposto che il comportamento dei singoli non può sovrastare le regole imposte dalla collettività.

Di Hertzberger, come nota Buchanam, colpiscono due aspetti: il suo calvinismo puritano e l’attenzione per le innovazioni e il confort. Questi due aspetti emergono chiaramente nelle pagine delle sue Lessons for Students in Architecture. Soprattutto nella scelta degli esempi, quali la casa di vetro di Chareau, abitazione simbolo del movimento moderno, caratterizzata da pareti mobili, spazi fluidi, mobili pivottanti, scale retrattili. Ma, nello stesso tempo, opera rigorosa in cui l’ architetto francese non si lascia mai prendere la mano dalla tecnologia, come, per esempio, ciò accade in opere più recenti High Tech di scuola inglese o americana. Oppure emergono nelle innumerevoli opere di Duiker, genio dell’ architettura moderna olandese, inventore di configurazioni spaziali, trasparenti, moderne, anticlassiche ma rigorose ed essenziali.

In particolare, l’ analisi di un edificio di Duiker, la scuola all’Aria Aperta di Amsterdam, permette ad Hertzberger di fare il punto sul proprio atteggiamento riguardo la simmetria e, in genere, la articolazione formale di un edifico. ” E’ importante- dice Hertzberger evitare di far ricadere tutti gli elementi all’ interno di un ordine formale rigidamente precostituito. Perchè in questo caso il valore di ogni parte è determinato univocamente dal valore che gli attribuisce e gli consente l’ insieme”.

Inutile sottolineare l’ aspetto metaforico di un simile atteggiamento ( provate a sostituire al temine elemento la parola individuo e al termine sistema la parola collettività ). ” Solo partendo da ogni singolo elemento – prosegue- e facendolo contribuire con la sua propria specificità al tutto si può ottenere un ordine nel quale ogni componente, piccolo o grande, pesante o leggero, ha il proprio spazio in relazione allo specifico ruolo che ricopre nel contesto”.

L’ architettura come metafora di una società democratica, dunque. In questa luce anche le parole spazio (space ) e tempo (time ) , che hanno caratterizzato le conquiste dell’ architettura moderna da Giedon in poi, dovranno cambiare in luogo ( place ) ed evento ( event ), a caratterizzare il fatto che lo spazio è il luogo dove si incontrano gli uomini e il tempo è la dimensione nella quale accadono gli avvenimenti della vita, che sono insieme individuali e sociali.

Hertzberger , in qualche misura, è un roussoiano: non sono gli uomini ad essere cattivi ma le strutture che sono mal fatte. Gli edifici, quindi contribuiscono a creare le condizioni affinchè si svolga una intensa vita sociale nella quale tutti gli uomini si incontrino e nessuno sia escluso.

Una novità per chi guarda con attenzione il ricchissimo apparato iconografico del libro sono le innumeroli fotografie di architetture o ambienti urbani frequentati da individui. Abituati come siamo a scatti dove l’ architettura viene rappresentata deserta, sola con le sue riflessioni geometriche e linguistiche, queste foto non possono non suscitarci problemi , facendoci riflettere. In primo luogo se in tanto dibattito sull’architettura come disciplina essenzialmente formale non confondiamo il mezzo ( gli strumenti e i materiali dell’ architettura) con il fine ( l’ uso delle strutture da parte delle persone). Attenzione, comunque – ce lo suggerisce lo stesso Hertzberger- a non farci prendere la mano, abdicando al nostro ruolo di creatori di forme e di linguaggi. Nel libro è riportato un progetto per un luogo di incontro ( Neighborhood Centre) a De Schalm dove l’ eccessiva libertà concessa agli utenti si è rivelata controproducente. ” Il risultato – aggiunge l’ architetto olandese- è tanto più deprimente se messo in relazione alle grandi possibilità spaziali che il progettista ha cercato di offrire loro”.

La lettura del libro è particolarmente utile perchè, oltre a farci vedere sotto una particolare angolazione critica alcune strutture architettoniche create da architetti più o meno famosi, permette di esaminare anche gran parte della produzione di Hertzberger: dalle sue opere di housing sino al recente ministero per gli affari sociali.

Ne viene fuori un cammino progettuale estremamente coerente e di grande valore didattico.

Frank Lloyd Wright diceva di Le Corbusier che ogni volta che realizzava un edificio ci scriveva sopra quattro libri. Nel caso di Hertzberger si può dire l’inverso, e cioè che ogni volta che da alle stampe uno scritto lo mette alla prova con almeno quattro edifici.

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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