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Di cosa campa il critico?

Di cosa campa il critico?

Autore: Luigi Prestinenza Puglisi
pubblicato il 9 Marzo 2014
nella categoria L'opinione di lpp

Di cosa campa il critico? Ecco una domanda che potrebbe sembrare poco pertinente, forse indiscreta e che invece ci racconta molte cose sullo stato catatonico della critica in Italia.

 

Il critico, è la prima risposta, si guadagna da vivere con gli articoli che scrive. Falso perchè quasi nessuna rivista è oggi in grado di pagare decentemente i propri collaboratori. Per tirar fuori da vivere con gli articoli occorrerebbe scriverne, tra pagati e non pagati, almeno un paio al giorno. Cosa naturalmente impossibile perchè non ci sono tante riviste in grado di assorbirli. Tralascio il fatto che oggi la maggior parte delle fotografie, causa i budget sempre più risicati delle riviste, vengono fornite dagli studi di architettura che mal tollerano critiche negative ( alcuni, addirittura, chiedono di visionare le bozze prima della stampa).

 

-La seconda risposta è che il critico dovrebbe insegnare all'università, in modo tale da avere un fisso garantito. Ma chiunque abbia a che fare con l'università sa benissimo che questa è antitetica alla libertà critica. Se devi fare carriera guai a parlare male dei colleghi somari, soprattutto se potenti, e se non devi fare carriera hai sempre qualche motivo per dovere tenerteli buoni.

 

-La terza risposta è che puoi guadagnare scrivendo libri. Questi sono di due generi: di argomento generale o monografico.

 

-Con quelli di argomento generale scordatevi di campare. Anzi, in genere sono gli editori che per pubblicarteli vogliono essere pagati, magari con qualche fondo di dipartimento, e comunque, anche se sei un autore che ha un suo pubblico, i guadagni con i diritti d'autore procurati dalle vendite, se ci sono, non coprono mai il tempo dedicato a produrre uno studio serio.

 

Quelli monografici sono, in genere, a pagamento. Nulla di male. Ma in un libro commissionato non puoi parlare male degli autori che ti pagano. Se sei onesto, al massimo descriverai obiettivamente i meriti che riconosci al/ai progettista/i, glissando sulle critiche.

 

La quarta risposta è che puoi fare il critico come lavoro quasi gratuito mentre ti guadagni da vivere facendo l'architetto. Ma in questo caso il conflitto di interessi è manifesto. Come puoi giudicare, infatti, quelli che sono i tuoi concorrenti? Come puoi, quando parli di architettura, prescindere dai tuoi lavori?

 

-Come campa allora il critico che vuole porsi in una dimensione critica nè servile nè opportunista? Ecco una bella domanda da porre a tutti noi critici.

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