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La ricostruzione degli Anni Dieci

In questi ultimi anni sembrano particolarmente apprezzati dalla critica di architettura gli edifici che mostrano attaccamento alla terra, utilizzano materiali comuni, ricorrono a un immaginario di forme semplici e rilassanti. L’esempio dell’India.


La casa-studio di Leonardo Ricci a Firenze

Da qui l’interesse per la produzione edilizia che viene da quelle realtà geografiche dove si vede poca tecnologia, non si fa ricorso alla progettazione digitale o parametrica e dove gli edifici sembrano, anche se appena realizzati, già un po’ vintage. Ciò sta avvenendo in India, come abbiamo visto con la produzione di collettivi di progettazione quali Studio Mumbai, e in America Latina, dove sta emergendo una generazione di ottimi architetti ben preparati dalle buone facoltà di architettura che vi sono nelle principali città del Cile, del Brasile, del Messico, dell’Argentina. Progettisti a cui non mancano buone occasioni per mettersi alla prova, grazie a un’economia in crescita costante e a un fabbisogno di edilizia che non ha niente a che vedere con le sempre minori occasioni offerte ai nostri progettisti dalla sempre più satura realtà edilizia europea.
Come sempre succede con le mode, vi è in questa passione per l’America Latina qualcosa che non convince. è il desiderio a volte malcelato di tornare indietro, di porre le lancette della storia agli Anni Cinquanta e Sessanta, quando opere edilizie analoghe venivano realizzate nell’Italia del boom economico. Non voglio dire che fossero esattamente tali e quali. Ma un occhio attento non fa difficoltà a trovare diverse similitudini tra gli anni della loro e della nostra ricostruzione. Analogie rese più appetibili dalla capacità di questi architetti di saperle servire rinnovate con alcuni riferimenti più contemporanei.



Studio Mumbai, Palmyra House, 2007 – photo Hèlène Binet

Ma vi sono anche aspetti decisamente convincenti. Il più importante di tutti è la rivendicazione del bisogno di integrazione tra edificio, natura e contesto, che fa pensare al profilarsi di una architettura di ampio respiro spaziale. Si intravede soprattutto nei progetti di residenze, molte bellissime e che non hanno niente da invidiare a quelle degli anni felici quando anche in Italia si realizzavano capolavori per mano di architetti del calibro di Carlo Scarpa, Luigi Pellegrin, Leonardo Ricci, Leonardo Savioli. Non è poco in questi tempi di ripensamenti in cui stanno profilandosi modi di vedere l’architettura molto più tristi e intellettualistici, che ci fanno temere un ritorno alle architetture di Aldo Rossi, Giorgio Grassi, Antonio Monestiroli e, più in generale, al rigorismo degli Anni Ottanta. Contro il razionalismo intellettualistico di queste scuole, un po’ di sana architettura neo-organica, sia pure con qualche rigidità neo-lecorbusiana, non potrà che fare bene.

 

Articolo pubblicato su-Artribune Magazine-#16

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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