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Contro la autonomia: steccati disciplinari

Contro la autonomia: steccati disciplinari

Autore: Luigi Prestinenza Puglisi
pubblicato il 2 Gennaio 2014
nella categoria Questioni di teoria

Fino al novecento il concetto di autonomia è stato considerato di notevole importanza per la definizione di una disciplina. Che per avere valore doveva essere, appunto, autonoma rispetto alle altre. In base a un ragionamento semplice quanto efficace: se una disciplina non si differenzia per un approccio peculiare, allora è bene che sia inglobata all'interno di un'altra. Su questo concetto, per esempio, è fondato il -libro Saper vedere l'architettura di Bruno Zevi. -Il libro parte da una domanda: cosa garantisce all'architettura quel particolare approccio che la rende unica ed interessante e, quindi, autonoma? La risposta di Zevi è: lo spazio. Solo l'architettura lo costruisce, a differenza, per esempio, della pittura che lo finge e della scultura che questo problema non se lo pone. L'approccio di Zevi -non era privo di difficoltà. Data una cosi' rigida definizione dell'autonomia dell'architettura, alcuni fenomeni, considerati storicamente architettonici, facevano fatica ad esservi compresi: lo spazio urbano, il tempio greco, la piramide, l'obelisco. Da qui una serie di artifici per passare da una definizione forte di spazio (lo spazio interno, cioè completamente racchiuso) a una più debole e inclusiva. Soprattutto perchè con il sopraggiungere delle rivoluzioni degli anni sessanta e settanta (il libro fu pubblicato nel 1948) i confini tra pittura, scultura, architettura, nuovi media sono diventati sempre più labili; e la cosiddetta ibridazione ha prodotto inaspettati materiali di grande valore.- Identico fenomeno di erosione degli steccati disciplinari è avvenuto anche nei campi extra artistici.- I filosofi della scienza, per esempio, hanno messo in crisi l'autonomia della scienza e della filosofia ipotizzando che i confini tra creazione artistica e razionalità scientifica sono sempre più sottili, se non inesistenti.- Per non parlare del fatto che gli stessi scienziati, anche afferenti a discipline storicamente considerate come le più stabili, oggi non saprebbero definire esattamente in cosa consiste il proprio campo di ricerca: oramai tutti si definiscono storicamente, sociologicamente e tautologicamente. Si afferma, infatti, che per esempio la fisica è ciò che viene studiato come tale dalla comunità dei fisici. Esattamente come l'arte è -ciò che la comunità artistica definisce come tale. Insomma: ovunque, da diversi decenni a questa parte, si assiste a un rimescolamento fertile e produttivo dei punti di vista. E allora? -Mentre in tutti i campi del sapere si scoprono le enormi -potenzialità di approcci che mirano all'abbattimento degli steccati disciplinari , un gruppo di architetti sostiene che, invece, bisogna tornare all'autonomia dell'architettura, alla rigida delimitazione dei suoi confini.-E quello che è peggio è che lo fa riferendosi a principi molto meno pertinenti di quello spaziale zeviano,-che -può essere ancora estremamente utile, almeno in prima approssimazione, per aiutare a inquadrare un cosi' complesso campo di fenomeni come è quello architettonico.