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Outside the Box: Low and High Technologies for the Emergencies

Outside the Box: Low and High Technologies for the Emergencies

Autore: Luigi Prestinenza Puglisi
pubblicato il 10 Marzo 2012
nella categoria L'opinione di lpp

Sono i casi limite che provano la buona progettazione. Nelle emergenze i materiali si sbriciolano, le strutture si deformano, i giunti saltano, le comunicazioni sono messe alla prova. Noi vorremmo, invece, progettare per situazioni comode quando far funzionare tutto è facile. Ci piace disegnare per la normalità: quando non c'è freddo, non ci sono pioggie e non si superano i 40 gradi all'ombra. La regola però è l'imprevedibilità della natura. Dove l'eccezionalità è ricorrente. Non è pensabile che basti una scossa di terremoto-per mettere in ginocchio un Paese. O anche solo qualche decimetro di neve, come è successo recentemente a Roma.

Bisogna allora pensare l'eccezionalità. In termini di prestazioni, di relazioni e mai, come vorrebbero gli accademici, in termini di composizione. Il gioco sapiente dei volumi sotto la luce non serve a niente quando c'è un maremoto. E meno ancora ci aiutano i libri su armonie, ritmi, morfemi e paratassi Poi c'è tutto il problema dell'esistente.- Cosa fare durante le catastrofi? Come indirizzare i sopravvissuti, gestire le loro difficoltà, relazionare le energie, aiutare chi ne ha bisogno? Per rispondere a queste domande serve la buona progettazione non la poesia.- L'alta tecnologia e non l'High Tech se si intende questa come una risposta stilistica. E idee semplici ed economiche e non il Low Tech se si intende questo come una risposta radical chic contro gli abusi della tecnica. Quanto pesa la sua casa? Domandava Buckminster Fuller. Quante relazioni ricostruisce questo box? Chiediamo noi. Se la risposta è invece: "che c'entra, questa è buona architettura,q uella con la A maiuscola" allora vuol dire che di architettura non si è capito niente. Che avete dato una risposta da sciocchi, da professori di composizione