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Common grounds

Luigi Prestinenza Puglisi 18 marzo 2012 L'opinione di lpp Nessun commento su Common grounds
Common grounds

Semplificando, si può dire che oggi esistono due forme di globalizzazione. Di coloro che si muovono coscientemente sul terreno dell’internazionalizzazione della cultura, dei prodotti e delle tecniche. E di coloro che vi si oppongono, paventandone i pericoli.

I globalisti persuasi sanno che internazionalizzazione non vuol dire necessariamente che tutto deve essere uguale da Tokyo a Napoli, da Palermo a New York. Ma che tutto può essere utilizzato senza proibizioni-e senza inibizioni: dal low tech all’high tech, dal tipico all’atipico, dall’industriale al post industriale. Gli anti globalisti, o sarebbe meglio dire i globalisti malgrado loro, accusano – con argomenti oramai uguali dappertutto e quindi anch’essi global – i globalisti persuasi. Ma poi presentano un prodotto più uguale, più tipico, ancora più insensibile alla ricchezza che può offrire uno sguardo disincantato sul mondo. Si prendano per esempio gli infiniti cloni di Siza o Souto de Mura, tanto per citare due architetti amatissimi in area -per usare una parola global che invece i tradizionalisti ritengono local- mediterranea. Fanno le stesse cose in Italia, Spagna, Portogallo e altrove. E allora? Allora dov’è la differenza? Quale è la specificità di questo finto local?

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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