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Ibelings e il gioco dell’ossificazione

Ibelings e il gioco dell’ossificazione

Autore: Luigi Prestinenza Puglisi
pubblicato il 9 Aprile 2011
nella categoria Questioni di teoria

Per Hans Ibelings, lo storico dell'architettura è un apprendista semplificatore e banalizzatore. Sarebbe meglio dire: un ossificatore. Dei tanti edifici di buona qualità che si producono in un certo periodo, ne seleziona una piccola percentuale per far cadere gli altri nell'oblio.-

E cosi' poter scrivere storie dell'architettura che si diffondono nella descrizione delle opere di Le Corbusier, Mies van der Rohe e Frank L. Wright, mentre non dedicano una parola alla produzione degli architetti cubisti di area ceca o dei grandi interpreti della tradizione espressionista.- Per non parlare dell'oblio per le opere dei tradizionalisti, dei protagonisti dei Paesi dell'Est europeo o di aree geografiche estranee ai canoni stilistici occidentali.


La posizione di Ibelings è a mio giudizio pericolosa perchè stigmatizza proprio ciò che dovrebbe caratterizzare il lavoro critico: vagliare pochi tra i tanti e sulla base di giudizi di valore.-

Senza selezionare si possono mettere, infatti, sullo stesso piano Michelangelo Buonarroti e la banda dei San Gallo, l'architettura olandese e quella rumena, Giuseppe Terragni e Marcello Piacentini, Zaha Hadid e Vittorio Gregotti, Renzo Piano e Franco Purini.
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Ma Ibelings individua anche un problema reale, e cioè che, senza un continuo lavoro di riscrittura e di discesa in campo di nuovi protagonisti, il racconto perderebbe interesse. Tanto più che, come suggeriva Benedetto Croce, la storia si fa sempre a partire dal presente, e quindi da una piattaforma precaria e mutevole, con continui aggiustamenti e cambiamenti di prospettiva.-

Come testimonia il fatto che, da sempre, personaggi giudicati positivamente in un certo momento sono stati poi ridimensionati e viceversa. Si pensi ad esempio ai manieristi, che sono venuti a godere di inaspettato favore.


Notava Ibelings che la semplificazione avviene anche per le fonti critiche e i riferimenti filosofici. Nietzsche, Derrida, Virilio, Varela e Maturana, Popper, Kuhn, Lakatos, Heidegger, Wittgenstein, Foucault, Deleuze: ecco alcuni autori che tutti, anche coloro che leggono solo le quarte di copertina, si sentono oggi in dovere di citare.-

Bene, quando qualcuno li evoca, soprattutto in sequenza, state tranquilli: è un ennesimo banalizzatore che si sta cimentando nel gioco dell'ossificazione.

Apparso su Artribune 2011