10 (- 3) parole per il prossimo futuro

DIALOGHI D’AUTORE-PRESENTA: LUIGI PRESTINENZA PUGLISI

┬½Vi avverto subito che volevo preparare-10 parole per il prossimo futuro, poi scrivendo il testo e vedendo che era troppo lungo ne ho trovate 7… ho deciso di fare uno sconto del 30% e spero che voi possiate apprezzare. Mi avevano detto di portare delle immagini ma ho deciso di no, un po’ per pigrizia mia, un po’ perchè vorrei, con questa chiacchierata, stimolare il vostro pensiero più che i vostri occhi. E comincio subito a farvi una domanda: secondo voi, che cos’è l’Architettura?┬╗

Lunedi’ 6 dicembre 2010 presso la Facoltà di Architettura di Firenze, nell’aula magna della sede di Santa Verdiana si è svolta la XX edizione dei Dialoghi d’Autore. Quest’anno non è stato invitato, come da tradizione, un architetto progettista, bensi’ un architetto, professore e critico di architettura: Luigi Prestinenza Puglisi. Il desiderio era quello di confrontarsi sugli aspetti teorici dell’architettura contemporanea, nel tentativo di sviluppare una nostra capacità di giudizio delle architetture contemporanee, di arricchire la nostra capacità di lettura dei tempi che viviamo e rendere la nostra attività progettuale più incisiva e consapevole; lanciando subito una provocazione: qual’è il contributo che un critico porta all’architettura?

 

L’architetto Prestinenza ha risposto al nostro invito pronto e incuriosito, e questo ci ha resi fin da subito consapevoli della portata della nostra iniziativa: oggi noi studenti siamo sempre più piegati ad un sistema universitario “liceizzato”, sistemati alla catena di montaggio “fare più esami nel minor tempo”, in cui sembra non esserci più spazio per la verifica delle passioni, l’approfondimento degli interessi, lo sviluppo del giudizio.

La “chiacchierata” con Luigi Prestinenza Puglisi entra subito nel vivo, diventa subito dialogo.-Che cos’è l’architettura-è una di quelle domande che lascia spiazzati, che conquista subito l’attenzione.-┬½L’architettura è sostanza di cose sperate┬╗: è la definizione di Edoardo Persico quella che L. Prestinenza Puglisi preferisce. Sostanza di cose sperate ┬½cioè la concretizzazione, la spazializzazione di un sogno che noi vorremmo vivere. Tutti noi abbiamo l’idea che il mondo potrebbe essere migliore; una grande Architettura è uno spazio che ci fa vedere per un attimo come potrebbe essere questo sogno. Fa sembrare il mondo per un attimo migliore, produce un frammento di felicità; ti fa vedere una cosa che potrebbe darti la felicità┬╗.

 

Una nuova semplicità

┬½Il primo tema è quello di un’architettura che sia sempice, che non mi stressi ulteriormente. Ricordo gli anni ’90, il Guggheneim di Bilbao fu una rivelazione. Eravamo abituati alle architetture di Gregotti, Purini e Carmassi… Quell’edificio fu una rivelazione; ricordo anche una riunione all’ INARCH in cui c’erano questi professori che dicevano che il Guggheneim non era un’architettura! Probabilmente questo tipo di architettura, che ci ha dato molto, in questo momenti ci lascia un pò storditi, forse quello di cui abbimo bisogno è un’architettura più semplice.-[…]-Mies Van De Rohe diceva-Less is more. Dopo un po’ venne detto-Less is a bore. A me piacciono due definizioni di semplicità: la prima è-avere il più con il meno; la seconda l’ha data F. L. Wright:-il meno è il più quando il più è il meno.–Sembra un gioco di parole, ma significa che arriva un momento in cui il “più” diventa inutile, e quindi diventa “meno”. E’ quello il momento di fermarsi. Una nuova semplicità intesa in questo senso; non una semplicità stilistica, ma una semplicità in cui si può avere il più con il meno┬╗.

Architettura non calvinista ma economica

┬½Un’architettura che non sia calvinista, ma che sia economica. Che sappia come sprecare le energie.-[…] Una bellissima scommessa potrebbe essere: come sprecare energia senza sprecarla? Ad esempio, se usate energie rinnovabili potete impiegare tutta l’energia che volete a costo praticamente gratuito. Allora il problema non è quello di sottrarsi le cose, assumendo atteggiamenti pauperistici, “l’architettura della mortificazione” […]. L’obiettivo deve essere quello di ottimizzare, di fare i passi giusti per ottenere il risultato desiderato. Vediamo come tutto questo si connette col concetto di forma; cos’è la forma? Intanto vi sottopongo questa equazione:forma = relazione = struttura = significato. Vi cito un’altra definizione:-la forma è un sistema di differenze. Per capire questa concetto immaginate di stare in un deserto. Esso non ha forma. A un certo punto trovate un’impronta, che in un certo senso è una forma. […] Dunque una forma è composta da informazioni con una struttura […]. La natura, per esempio, ha certe forme e queste forme rispondo a certi legami di relazione. Ma essa quando costruisce le sue forme sceglie sempre il sistema più semplice, quello ecologicamente ideale. Il nostro obiettivo è quello di cercare delle forme con un’ottica di tipo relazionale, piuttosto che formale.[…] Questo significa cominciare a pensare l’architettura come un sistema di forme che permettono di ottenere determinate relazioni. Ma questo significa anche trovare tra queste relazioni quelle che sono tra loro le migliori, le più economiche; quelle che ti permettono di avere il massimo con il minimo┬╗.

 

Architettura non scultorea ma paesaggistica

┬½Intanto, per scultura io non intendo assolutamente le architetture di Hadid o di Gehry, che sono tutt’altro che scultoree. Se prendiamo ed esempio il Guggenheim di Bilbao, esso è un sistema di relazioni eccezionale! Ha un ottimo rapporto col paesaggio grazie ad alcuni artifici magnifici, che sono evidenti nei seguenti caratteri: il rapporto col fiume; l’edificio si sdraia lungo di esso riflettendo l’acqua sul metallo, cosi’ la sera il progetto e il fiume diventano una cosa sola. Altro artificio è riscontrabile nel rapporto col ponte carrabile preesistente nei pressi dell’area. L’edificio molto furbescamente lo prende e lo trasforma in una parte di esso. Dunque quel ponte, da che era un piccolo oggetto, diventa un grande segnale alla scala urbana. Ancora, se si pone attenzione all’ingresso, questo è composto con un concetto quasi barocco: vi sono due braccia che accolgono il visitatore, relazionandosi alla città e al fruitore che arriva. Infine, la torretta serve da segnale visivo, similarmente agli obelischi nelle piazze barocche. Dunque a tutti gli effetti è un edificio alla scala paesaggistica.

Quello che io intendo per “edificio scultoreo” è quel progetto generato con un atteggiamento che procede nella progettazione come se si pensasse a un oggetto assestante, con un interesse posto quasi esclusivamente sulle forme interne dell’edificio; ma se le forme, come dicevamo prima, sono relazione, non esistono solo il quadrato e il cerchio, ma ci sono tantissimi altri sistemi formali. Ad esempio, l’albero che sta fuori dall’edificio appartiene all’edificio tanto quanto una sua finestra; bisogna acquistare una mentalità diversa che ci fa percepire la progettazione dello spazio non limitata all’oggetto in quanto tale, ma alle relazioni. […] Quindi avere un approccio di tipo paesistico e non scultoreo vuol dire non limitarsi all’oggetto ma lavorare su un contesto, su un sistema di relazioni┬╗.

 

Architettura organica, cioè interattiva, cioè intelligente

┬½Che differenza c’è tra organico e inorganico? […] Io ho una definizione che spiega anche perchè noi accarezziamo i gatti e non accarezziamo i muri. Vi siete mai chiesti perchè noi baciamo nostra moglie e mai un muro, per quale motivo? Perchè ci da un-feedback,-perchè ci da un ritorno. Questo è anche il motivo per cui quando sono arrabbiato prendo a calci il muro, che non mi da un ritorno, e non il signore di due metri e venti che passa per strada. Però questa differenza che fino ad adesso noi avevamo tra organico e inorganico un po’ è messa in crisi. Per esempio se voi prendete un pc, un pc inizia a darvi-feedback. […] Ora bisogna pensare alle enormi potenzialità, gli enormi cambiamenti che può portare un’architettura fatta in modo da dare-feedback-rispetto a una architettura che non ne da. […] In alcuni campi questa cosa del-feedback-è assolutamente necessaria, pensate per esempio alla sicurezza. Nella sicurezza ormai quasi tutto è impostato sul sistema presenza risposta, dall’allarme di una casa ai sistemi anti-intrusione. […] Ci sono degli architetti che hanno provato a lavorare su questo tema, pensate a Nox, Asymptote, Greg Lynn, forse anche producendo delle strutture troppo complesse. Questo tema è un tema importante, fondamentale sul quale bisogna cominciare a riflettere: come nel prossimo futuro ci comporteremo nei confronti di elementi che sono sempre più portatori di-feedback-e come questo può migliorare la nostra esistenza?┬╗.

 

La rottura dello spazio-hic et nunc

┬½Noi siamo abituati a vivere, a pensare a uno spazio che è il cosiddetto spazio dell’hic et nunc. Ma nell’ultimo periodo sono aumentati in maniera esponenziale tutti quei meccanismi che rompono l’hic et nunc, lo spazio qui e adesso. Parlate mai su skype con gli amici? Adesso ci sono anche i telefonini che hanno il video, e poi il telefono, la televisione etc. Quando noi progettiamo le case, pensiamo di progettare sempre lo spazio qui e ora, e invece la casa è diventata qualcosa di diverso, è diventata una sorta di astronave che ci può portare anche in altri posti.Questo, dal punto di vista architettonico […] introduce il tema della “polipresenza spaziale ” all’interno dei singoli spazi con tutti i problemi che questo pone, perchè noi in certi momenti possiamo trovare molto bello il fatto di stare in uno spazio che non è questo racchiuso dalle mura, in altri momenti abbiamo bisogno invece di sentirci in uno spazio chiuso e protetto. […] Però c’è un tema ancora più sottile: ora non guardiamo più solo con i nostri occhi. Se guardate oggi una gara automobilistica, voi la guardate attraverso dieci telecamere che stanno disposte lungo il percorso, una telecamera che sta addirittura nel casco del pilota. […] Ma questo che spazio è? E’ uno spazio prospettico? E’ uno spazio molto vicino allo spazio cubista, che è uno spazio fatto da tanti punti di vista che convergono tutti per darvi una sensazione. […] Tutto questo come entra nella progettazione dello spazio e nella progettazione dell’architettura? […] Noi non viviamo più in un luogo, ma in una compresenza di luoghi. E si è moltiplicata la dimensione del nostro sguardo […]┬╗.

 

La standardizzazione

┬½Prendiamo come esempio una macchina da scrivere. L’umanità ha fatto tre grandi passi: l’amanuense, la macchina da scrivere e la stampante a getto d’inchiostro. L’amanuense corrisponde a una dimensione artigianale […]. Passaggio successivo è quello della standardizzazione: la macchina da scrivere, la catena di montaggio, i processi che sono sempre uguali e sempre identici. La stampante a getto d’inchiostro, infine, permette di spostare l’attenzione dall’hardware al software, cioè di scrivere un testo e poi di formattarlo come si desidera, cioè permette di ritornare alla dimensione artigianale da un procedimento di tipo industriale. La nostra architettura, l’architettura del Novecento, è frutto di una riflessione su questi temi: la standardizzazione, la ripetizione, il fatto che tutte le cose devono rispondere a certi requisiti. Una delle cose interessanti che aveva il Guggenheim di Bilbao era quella di avere una forma particolarmente complessa che però veniva gestita attraverso un sistema elettronico, e questo permetteva di avere pezzi ciascuno diverso dall’altro allo stesso costo di pezzi ottenuti da un procedimento di tipo industriale durante il Novecento. Oggi è sempre più possibile produrre l’unicità e la diversità allo stesso costo della standardizzazione […]. Per esempio l’intuizione degli anni ’60 dell’architettura come opera aperta in cui il progettista faceva delle cose e poi si lasciava agli utenti la possibilità di completarlo, oggi è reso possibile dal fatto che queste cose possono venire gestite con degli strumenti intelligenti […]┬╗.

 

Più spazio alle emozioni

┬½L’architettura deve dare felicità; il paradigma meccanico del Novecento ha portato sicuramente al benessere, all’ottimizzazione, alla standardizzazione, ma un po’ ha reso l’uomo macchina. […] I momenti di felicità sono dati alle volte dal guardare il cielo, guardare il mare, perdere tempo, ballare (che è l’opposto del movimento meccanico ottimizzato, si sprecano energie, si fanno movimenti inconsulti, si sembra degli scimpanzè!). L’altro tema, quindi è quello delle emozioni, della “perdita di tempo”. Con l’architettura che centra? Bisogna iniziare a pensare ad una architettura che non sia semplicemente funzionale, ma che sia un’architettura che vi permetta di cambiare i punti di vista: nel bellissimo film-L’attimo fuggente-la poesia è mettersi sopra un tavolo e guardare le cose da un punti di vista diverso. Tutto questo l’architettura non lo può fare? Non può contribuire? Ecco quindi la settima parola per un prossimo futuro sul quale lavorare e sperare┬╗.

 

Il periodo di profonda crisi che stiamo vivendo, in Università come fuori, si è riflettuto nelle domande del dibattito che è seguito. La crisi economica come cambia l’architettura e la possibilità di lavoro per gli architetti? In Italia c’è qualcosa su cui ancora vale la pena investire? Luigi Prestinenza Puglisi, come critico, tiene “sotto controllo” l’attività architettonica italiana, e rilancia:┬½vedo che si possono fare buoni progetti con prezzi contenuti, la mancanza è molte volte una mancanza di idee, e non di risorse economiche┬╗. è categorico sulle prospettive per i nuovi futuri architetti italiani: 1. andare incontro ai mercati in cui c’è lavoro (ad esempio la Cina)–2. per chi resta, non pensare di avere come campo di attività la propria città, ma stare in Italia pensando di lavorare nel mondo (sfruttando i collegamenti e i nuovi mezzi di comunicazione) 3. specializzarsi, puntando su qualcosa in cui si è bravissimi (gli studi cercano esecutivisti,-project manager, esperti in certi campi come le questioni energetiche, ad esempio). In Italia ci sono segnali positivi:-durante questi ultimi anni, in seguito al “caso Bilbao”, abbiamo assistito allo sbarco dello-star-sistem-e comunque sta–nascendo l’idea che l’architettura possa migliorare le cose, che possa produrre valore. ┬½A volte è colpa pure dei progettisti, che non riescono a vendere l’architettura, parlando ai committenti un linguaggio incomprensibile.-Se voi fate capire che quella soluzione migliora il sistema delle relazioni, conferisce dei rapporti inaspettati col contesto, se siete in grado di comunicare il grado di miglioramento, la committenza è più interessata e più attenta. Occorre capacità di trasformare il vincolo in opportunità. Nei confronti del committente-costruttore l’architetto deve aver sempre presente che l’obiettivo è produrre valore, piuttosto che rendere complicato l’inutile┬╗.

L’architettura si impara poco attraverso i libri, questo lo capisci subito mentre la studi.-┬½L’architettura bisogna girarla e vederla, solo cosi’ si capisce che ci sono infinite possibilità di rapporto tra le persone e lo spazio e sicomincia ad acquisire una sensibilità verso queste cose.-[…]-Vedendola e vivendola capisci che ci sono approccidiversi, alcuni funzionano, altri no. Le architetture sono come le persone: alcune generose, un po’ abbondanti, altre stitiche, alcune eleganti; architetture esibizioniste come Belen Rodriguez, altre come Rosi Bindi, interessanti… architetture come Berlusconi o come Fassino. Non esistono architetture perfette; alcune sono “intellettuali intriganti”, altre sono “intellettuali pallose”; alcune sono simpatiche ma un pò stupidine[…].-A volte delle architetture se ne accettano i difetti┬╗.–La società in cui viviamo è sempre più complessa e gli uomini sempre pieni di aspettative (nonostante la crisi, per fortuna): l’architettura può dare forma alle nostre speranze, può concretizzare i desideri? Occorre trovare delle direzioni verso cui procedere,-┬½sarebbe bello che voi alla fine di ogni progetto vi chiedeste: ma con questo progetto ho risolto solo dei problemi tecnici oppure ho prefigurato un mondo migliore?-┬╗.

Il comitato promotore dei Dialoghi d’Autore

Dialoghi d’Autore

Sono la storica iniziativa promossa da un gruppo di studenti della Facoltà di Architettura di Firenze. L’iniziativa nasce dal desiderio di andare a fondo di quella che è la realtà universitaria, esaltandone la portata culturale. I Dialoghi d’Autore propongono il tentativo di vivere da protagonisti lo studio dell’architettura. In questo lungo periodo di attività sono intervenuti architetti quali M. Fuksas, V. Gregotti, A. Mendini, P. Portoghesi, F. Dal Co, C. M. Casati, Mansilla e Tunon, A. Campo Baeza, G.V. Consuegra, W. Maas dello studio MvRdV, A. Payà, S. Boeri, F. Purini, A. Breschi, P. C Pellegrini, studio Metrogramma, A. Anselmi, lo studio Ricci-Spaini, C. Pinòs, P. Zermani, AKA studio, KK architetti associati, ACME architetture. La forma dell’incontro è appunto quella del dialogo, in modo da confrontare le esperienze professionali del relatore con la curiosità e le domande degli studenti, al fine di far emergere il filo conduttore di ogni opera di architettura, ovvero il suo rapporto con l’uomo che la progetta e la vive. Attualmente fanno parte del comitato promotore: Irene Agnoletti, Sara Basile, Matteo Biondi, Giulia Casadei, Maria Di Noia, Francesca Faedi, Cosimo Locandro, Marco Morelli, Pierpaolo Ranieri, Anna Spignoli, Lorenzo Tarea, Marta Vannucchi, Enrico Zaccarini. Collaborano con noi: arch. Carlo Corinaldesi, arch. Nicoletta Setola.

Il comitato promotore invita tutti coloro che volessero partecipare alla realizzazione dell’iniziativa a scrivere all’indirizzo:-dialoghidautore@hotmail.com

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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