Zaha Hadid: il MAXXI

Luigi Prestinenza Puglisi 4 Gennaio 2010 Opere Nessun commento su Zaha Hadid: il MAXXI

Il MAXXI, il nuovo museo delle Arti del XXI secolo, recentemente inaugurato a Roma è la prima opera realizzata da Zaha Hadid in Italia. Era quindi molto attesa, soprattutto dai suoi critici. Zaha Hadid ha infatti in corso di realizzazione numerosi altri progetti in Italia, tutti controversi e fonte di infinite polemiche.

Al MAXXI, in particolare, venivano mosse le seguenti critiche: a) che l’opera era impossibile da realizzare; b) che anche se la si fosse potuta costruire, sarebbe costata molto di più di quelle progettate dagli architetti italiani; c) che non si sarebbe mai inserita nel contesto storico della città di Roma; d) che l’edificio sarebbe stato un coacervo di spazi inutilizzabile; e) che i costi di gestione e di manutenzione sarebbero stati esorbitanti.

La prima critica – che l’edificio fosse impossibile da realizzare – è ovviamente venuta meno con l’inaugurazione, anche se occorre dire che la struttura in cemento è stata letteralmente imbottita di ferro per fare in modo da renderla aderente alle norme costruttive italiane. Ciò ha comportato qualche difficoltà ma non certo particolari ritardi. Se il cantiere è durato quasi dieci anni ciò è dipeso invece da cause non imputabili alla progettista e soprattutto dalla lentezza con la quale sono stati erogati i finanziamenti per la costruzione.

Per quanto riguarda la seconda critica, occorre dire che l’opera è venuta a costare 150 milioni di euro (circa 220 milioni di dollari)- per 20.000 metri quadrati di superficie, vale a dire 7500 euro al metro quadrato, pari a circa 1.150 dollari a square foot. Un costo eccessivo se consideriamo che per realizzare il museo Guggenheim di Bilbao, Frank O. Gehry di milioni di dollari ne aveva fatti spendere solo 100, licenza di frachising compresa.- A discolpa della Hadid si deve però dire che il Museo Guggenheim è stato inaugurato nel 1997, e che quindi bisognerebbe considerare la perdita del potere di acquisto del denaro nei dodici anni intercorrenti. Inoltre le opere pubbliche in Italia, da chiunque siano progettate, costano sempre di più di quelle realizzate altrove. La trasmissione Report, un programma televisivo che denuncia sperperi e inefficienze molto seguito in Italia, ha per esempio mostrato che lo stato italiano paga la costruzione di linee ferroviarie o autostradali il doppio o anche il triplo dei francesi e degli spagnoli.

La terza critica è opinabile in quanto ciascuno fa ricorso a propri parametri per giudicare o meno l’inserimento dell’opera nel contesto urbano. Tolti però pochi acerrimi detrattori, tra i quali il professor Paolo Portoghesi,- l’edificio è stato accolto positivamente.

E in effetti sarebbe stato difficile dirne male: soprattutto all’interno, si impone con la dinamica dei suoi spazi ed esercita un forte fascino, anche verso coloro che sono molto tiepidi nei confronti delle architetture contemporanee.

Inoltre per facilitare l’inserimento nel contesto, la Hadid aveva accettato di lasciare in aderenza al museo un pezzo delle antiche caserme preesistenti. La mossa si è rivelata felice dal punto di vista strategico perchè ha mostrato che anche la star irachena aveva a cuore il rapporto con la storia della città. Dal punto di vista formale si è trattato, a mio avviso, di un grave errore. Il pezzo di caserma conservato nuoce al disegno di insieme e impedisce alla struttura di affacciarsi con forza e decisione su via Guido Reni. Inoltre, poichè per ragioni strutturali è stato abbattuto e poi ricostruito tale e quale, appare falso e ricorda Disneyland.

Un secondo errore progettuale è stato commesso con la recinzione. Questa delimita il lotto in cui insiste l’edificio e cosi’ compromette la dinamica dei flussi e cioè il continuum che ci sarebbe dovuto essere tra le strade che lambiscono il museo, il giardino prospiciente il museo stesso e l’atrio di ingresso.

Per vedere se la penultima critica, quella relativa al funzionamento, sia vera o falsa, occorrerà aspettare la primavera quando ci saranno le prime mostre. Infatti, con grande furbizia, a dicembre del 2009 è stato inaugurato solo l’edificio che quindi al momento è vuoto. Perchè? Semplice: per far figurare che- l’opera è stata completata nel 2009 e non nel 2010 e per suscitare un po’ di attenzione intorno alla stessa. Inoltre, in questo modo, a primavera ci sarà un’altra inaugurazione e altra pubblicità. Demagogia e spreco di risorse? Si, anche. Ma a Roma è abbastanza consueto. Anche il museo dell’Ara Pacis di Richard Meier è stato inaugurato più volte e cosi’ l’auditorium di Renzo Piano.

Certo, trattandosi di una sequenza continua di percorsi, il museo non sarà facile da allestire. Anzi sarà proprio una rogna, come mi confidava durante l’inaugurazione il direttore di una rivista d’arte che lo guardava, invece che con il mio occhio da architetto, con il suo da allestitore.- Io però non ho potuto fare a meno di rispondergli che tutti i musei più interessanti realizzati negli ultimi cinquanta anni sono difficili da allestire: dal Guggenheim di New York a quello di Bilbao. E se gli artisti preferiscono le white boxes-è bene che le istituzioni non si rivolgano agli architetti di talento ma, come il MoMA ne scelgano altri meno bravi e più tranquillizzanti.

Il problema è però che al MAXXI il programma espositivo, almeno cosi’ come è stato annunciato, sembra molto deprimente. Si pensi che la prima grande mostra di architettura sarà sull’opera di Luigi Moretti, l’architetto che aveva realizzato la Palestra di Benito Mussolini al Foro Italico. Insomma: un protagonista del XX secolo, non del XXI.

E veniamo ai costi di manutenzione. Di che entità saranno? Non è dato saperlo con precisione però, anche a giudicare da alcune battute di Pio Baldi,- il direttore della Fondazione che gestirà la struttura, si preannunciano eccessivi. L’edificio sconta il fatto che è stato ideato oltre dieci anni fa. Oggi, probabilmente, ci si muoverebbe verso soluzioni più sostenibili e quindi molto più efficienti dal punto di vista energetico.

Si potrà dire che queste questioni erano in agenda anche nel 1998 quando fu bandito il concorso per il MAXXI. è vero, lo erano. Ma allora nessuno ci badava, almeno in Italia.

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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