Cabel industry

Luigi Prestinenza Puglisi 28 Maggio 2009 Opere Nessun commento su Cabel industry

Nella Firenze degli anni ottanta, fortemente influenzata dalle esperienze dell’avanguardia radicale, Massimo Mariani- sperimentava con i suoi studenti alcuni progetti fondati sull’osservanza rigorosa di regole, spesso arbitrarie: costituivano il quadro all’interno del quale trovare una coerenza logica e con il quale, anche dal punto di vista formale, fare i conti.
Qualche anno dopo Mariani aderiva al-Bolidismo, un movimento che esalta l’immagine dinamica delle architetture rifacendosi all’eredità del futurismo e alle ricerche sulle forme che, a partire dagli anni Trenta, diedero in America l’avvio al cosiddetto Streamline Style (bolide in Italiano è-qualsiasi oggetto che si muove a grande velocità, come per esempio una macchina sportiva o una cometa).
Entrambi le esperienze – l’approccio concettuale che lavora su regole e l’inquietudine bolidista – si ritrovano nel progetto per la CABEL, un edificio, di due piani fuori terra e- con una superficie di 4500 metri quadrati, recentemente completato nella zona industriale nella periferia di Empoli.-A conferire all’involucro l’ immagine dinamica è-la scelta di svilupparlo in lunghezza e di arrotondarne le estremità. Contribuiscono inoltre le finestre lunghe e strette che corrono lungo le facciate principali e i decisi tagli che aprono la scatola- verso il terreno e verso il cielo.
Per comprendere l’approccio concettuale basato sullo sviluppo di una regola astratta occorre osservare che tutte le forme dell’edificio (la sua sagoma, le finestre, i tagli nelle facciate, alcune partizioni interne…) derivano da- una figura mistilinea composta da un rettangolo e da due semicirconferenze- che lo arrotondano lungo i due lati corti. L’idea , ripresa dai buchi di certe lamiere forate, è-arbitraria. Nel senso che non c’è alcuna buona ragione per preferire questa forma a un’altra. Compito del progetto è-mostrare che, a partire da questa autoimposizione, è-possibile realizzare un edificio che ben funziona e che ha anzi ha delle qualità- inaspettate, per esempio la fluidità degli spazi interni e una piacevolezza iconica, che non si sarebbero mai potute ottenere con un procedimento tradizionale in cui, seguendo l’antico detto Form Follows Function, la forma non è-il presupposto ma il risultato.

 

About The Author

avatar

Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

Scrivi un commento