AIANY Design Awards

Luigi Prestinenza Puglisi 4 Marzo 2008 L'opinione di lpp Nessun commento su AIANY Design Awards

Quando mi è arrivata la lettera per invitarmi a fare il giurato all’AIA New York Charter annual Design Awards Programs, stava montando una furiosa polemica sui concorsi e i premi di architettura. Il motivo: in Italia se ne svolgono pochi, meno di un decimo di quelli che vengono banditi in Spagna o in Francia. Inoltre sono sospettati di essere pilotati da giurie organizzate ad hoc per favorire questo o quel concorrente.

A dare l’esca alla polemica, nel caso specifico, era stata la notizia di un concorso per un edificio aggiudicato ad un progettista legato da stretti rapporti di amicizia e di collaborazione professionale con uno dei giurati. Quest’ultimo, chiamato in causa da un articolo, aveva pubblicamente risposto che nel giro degli architetti ci si conosce un po’ tutti ed è quindi inevitabile che tra i partecipanti si trovino degli amici il cui progetto non si può penalizzare.

Proprio per questo motivo l’iniziativa dell’AIA New York Charter di invitare un giurato come me, estraneo alle vicende professionali newyorkesi, mi è sembrata eccellente. Anche perchè, come ho potuto intuire, anche gli altri otto invitati – tre per ciascuna sezione: Architecture, Interiors e Projects – erano stranieri oppure operavano in altre realtà territoriali.

Inoltre devo dire che ho apprezzato il fatto che le giurie erano formate da sole tre persone: cosa che non accade in quelle italiane che tendono, invece, all’elefantiaco. Con il risultato che non si capisce mai di chi sia la responsabilità della scelta.

Ho trovato, invece, strana la decisione di giudicare i progetti senza conoscere i nomi dei progettisti. Se questa prassi può avere un senso nei concorsi in cui si aggiudica la realizzazione di un opera ( ma, almeno in Italia, è molto difficile che l’anonimato venga mantenuto perchè, come è risaputo, non c’è nulla di più noto dei segreti), ha poco senso per i premi dati ad opere realizzate o già progettate. è-inutile – tanto per fare un esempio- non scrivere sul portfolio chi è l’autore dello IAC Headquarters a New York, tanto lo sanno tutti, almeno tra gli addetti ai lavori. E lo stesso si può dire per numerosi progetti che sono riconoscibili o per lo stile inconfondibile oppure semplicemente perchè sono stati già pubblicati nelle riviste di architettura o nei website degli studi.

Relativamente ai progetti che ho avuto l’onore di esaminare, devo dire che sono stato colpito dalla loro qualità. Nel senso che sebbene mi aspettassi di trovare punte di eccellenza, non pensavo che la media fosse cosi’ alta. In Italia, infatti, viviamo una sorta di schizofrenia: da un lato abbiamo pochi progetti di una qualità sorprendente e dall’altro diversi altri che, a mio avviso, sono lontani dall’essere soddisfacenti. Ciò è dovuto al fatto che vi è una notevole distanza tra quanto produce la ricerca e quanto invece richiedono i costruttori ( devo però dire che, con il tempo, le cose stanno migliorando e che oggi, soprattutto nelle grandi città e nel nord Italia vi è una maggiore richiesta di qualità edilizia).

In particolare sono rimasto colpito dal fatto che la maggior parte dei progetti presentati affronta in un modo o nell’altro i temi più rilevanti proposti in questi anni dal dibattito culturale: in particolare le questioni ambientali. La maggior parte dei progetti che abbiamo segnalato, fornivano risposte interessanti ai problemi del contesto, del bisogno di verde, della sostenibilità. E lo facevano tentando di contemperare tecnologie innovative e tradizionali, high tech e low tech. Certo, rispetto a quanto si produce all’interno della ricerca – penso per esempio ai lavori elaborati all’interno della Columbia, della Pratt o della Cooper Union, solo per citare alcuni centri universitari all’avanguardia- i lavori presentati mostrano una certa cautela e un maggiore realismo. Mancano, insomma, di quella temerarietà sperimentale e di quel gusto per l’eccesso che un critico militante come me francamente preferisce. Tuttavia, in particolare tra i premiati, emergevano alcune idee innovative. Un progetto mi è piaciuto particolarmente perchè più che puntare ad un oggetto ineccepibile cercava di costruire un’opera aperta che lasciava spazio all’intervento non programmato della natura. Ho scoperto che era stato disegnato in collaborazione con un gruppo olandese, West8. Appena dopo il simposio, ho saputo che al progetto aveva lavorato anche qualche giovane italiano. Mi chiedo se non è questo il segno – a mio avviso positivo- di un nuovo atteggiamento che mescola, in formule nuove e originali, idee formali ed etimi linguistici provenienti da culture diverse. Segno che è sempre più forte la volontà di andare oltre il Critical Regionalism ma anche oltre l’International Style esportato dalle grandi Corporation e da non pochi protagonisti dello Star System.

About The Author

avatar

Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

Scrivi un commento