Architettura contemporanea in Italia: i giovani

Sono alcuni anni che in Italia si bandiscono concorsi e- premi destinati ai giovani architetti, si scrivono libri sulla giovane architettura, si varano mostre che propongono giovani talenti. L’insistere sui giovani- e’ stato sicuramente positivo: e’ servito a svecchiare la cultura architettonica italiana, dominata da una oligarchia di settantenni e ultrasettantenni che, altrimenti, mai si sarebbero messi da parte per far posto ad un più che fisiologico ricambio generazionale.- Oggi, che il rinnovamento bene o male si e’ realizzato, il termine “giovane” si manifesta, però, in tutta la sua genericità. Chi sono infatti i giovani architetti? Per molti sono i quarantenni mentre, addirittura, per l’almanacco di Casabella il limite e’ rappresentato dai cinquanta anni. Ovviamente una interpretazione cosi’ estesa potrebbe apparire ridicola ( a cinquanta anni circa due terzi della propria vita sono stati vissuti) se non fosse per il fatto che in Italia molti architetti anche se maturi come età hanno al loro attivo poche esperienze costruttive e, quindi, in senso lato, possono essere considerati giovani. Da qui una certa ambiguità che può disorientare anche chi legga questo numero di AD: abbiamo, infatti, collocato nella generazione di mezzo Mario Cucinella che ha appena superato i quaranta anni mentre in questa sezione, dedicata ai giovani, figurano architetti suoi coetanei o di qualche anno più anziani. Il motivo e’ semplice ed e’, appunto, da ricercare nell’esperienza professionale: mentre il primo ha oramai al suo attivo numerose realizzazioni, gli altri, per quanto promettenti, non andati oltre la realizzazione di qualche opera prima.

Un secondo motivo di ambiguità, che nasce dall’accorpare un gran numero di architetti sotto il termine “giovani” , e’ che in questo modo si perdono le differenze specifiche tra le loro ricerche: alcune sperimentali, altre decisamente sensualiste, altre tradizionaliste, altre infine reazionarie.

Trascuriamo le tendenze tradizionaliste e reazionare, che a mio avviso sono le meno interessanti perchè producono architetture che cadono nella nostalgia, nel pittoresco o, peggio in un monumentalismo che volutamente ricorda gli edifici classicisti in voga in epoca fascista. Rimangono le ricerche sperimentali che affrontano i temi dell’ecologia , dell’architettura diagrammatica, del digitale, della messa a punto di forme nuove adeguate alle nuove realtà metropolitane e lo fanno in sintonia con le più interessanti ricerche che si stanno avviando nel resto d’Europa ( e’ interessante notare che mai come oggi, anche a causa della crescente riduzione delle distanze geografiche e culturali, si dia una produzione di tipo transnazionale che supera i confini geografici delle singole nazioni). Vi è infine il fenomeno, tipicamente italiano, che ho altrove battezzato degli- High Touch o Supersensualists: sono architetti che mirano a produrre opere di opere di altissimo livello formale, ripescando temi e spunti nella migliore tradizione italiana ma non disdegnando di guardare alle ricerche più contemporanee.

Insieme ai due saggi, uno sugli architetti sperimentali e uno sui Supersensualists, in questo numero di AD se ne troverà anche uno su otto architetti romani. Gli abbiamo dedicato un articolo a parte per due motivi: perchè testimoniano della vitalità della ricerca architettonica nella Capitale e perchè, raggruppati sotto la sigla RM8, rappresentano un interessante fenomeno di coordinamento tra studi che si muovono all’interno di problematiche simili.

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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