Alain de Botton: Architettura e felicità

La bellezza è una promessa di felicità perchè ci strappa dalla contingenza della vita per proiettarci verso le nostre migliori fantasie. E una buona architettura lo e’ a maggior ragione perchè quel frammento di mondo in cui desidereremmo vivere ci permette proprio di costruirlo, concretizzandolo nelle forme di uno spazio.Ecco, in estrema sintesi, la tesi del libro di Alain de Botton, Architettura e felicità. Un volume prezioso perchè scritto da un non addetto ai lavori – noto per aver pubblicato con successo opere cosi’ diverse- e incuriosenti- quali Come Proust può cambiarci la vita, Le consolazioni della filosofia, L’arte di viaggiare e L’importanza di essere amati— il quale la passione dell’architettura ce l’ha nel sangue e la sa comunicare con uno stile chiaro e accattivante.

Il risultato è che le 286 pagine ottimamente illustrate del libro possono essere lette tutte d’un fiato- sia da un profano, che finalmente troverà spiegati concetti in fondo semplici ma che i testi di critica dell’architettura riescono a rendere astrusi, sia da uno studente frastornato dall’architettese che circola nelle facoltà universitarie, sia, infine, da coloro che credono di ben conoscere la materia, i quali apprezzeranno le analisi di un autore che mostra una sicura padronanza delle problematiche della disciplina.

Ma che, proprio perchè architetto non e’, non cerca di sfuggire a interrogativi considerati tabù dagli specialisti quali per- esempio il perchè del fallimento di alcune ipotesi architettoniche, sulla carta ineccepibili, poi rivelatesi alla prova dei fatti impraticabili.

Come per esempio il caso oramai celebre delle abitazioni di Le Corbusier a Pessac (1925), la cui immacolata immagine purista e’ stata presto stravolta dagli abitanti i quali , come ben argomenta de Botton, proprio perchè la civiltà delle macchine la subivano sulla propria pelle, avevano della felicità un’idea ben diversa da quella del giovane intellettuale svizzero affascinato dalla produzione in serie, dal fordismo e dal taylorismo.

Nonostante queste critiche pungenti, a differenza di molti Autori che sottolineano i fallimenti dell’architettura contemporanea al solo scopo di denigrarla per riproporre poi presepi neostoricisti da ambientare nella Valle degli orti e del Mulino bianco, de Botton si schiera dalla parte degli architetti.- Ne apprezza gli sforzi e ne comprende le ragioni anche quando oggi ci sembrano indifendibili. E’il caso, per esempio, della sua descrizione del plan Voisin, dello stesso Le Corbusier: un progetto degli anni Venti- in cui il progettista prevedeva di demolire una vasta area del centro- parigino, posto ai piedi di Montmartre, per costruirvi diciotto torri a forma di croce e dell’altezza di sessanta piani.

Promessa di felicità, l’architettura per- de Botton ci protegge- dalla mediocrità del mondo circostante e ci rammenta “come vorremmo che fossero le cose e quanto incomplete siano le nostre vite”. Da qui il vederla come una forma di ordine, in grado di organizzare il mondo all’interno di un sistema di valori, e dall’altro come una generatrice di complessità, per evitare di soccombere davanti alla banalità dello schematismo.

Ma anche- una forma di propaganda che acuisce la sensibilità, dando forma a una intenzione o a un’idea.- Quella “sostanza di cose sperate” di cui, d’altra parte, aveva parlato il massimo critico di architettura italiana Edoardo Persico , che però de Botton non cita. Poco male, anche perchè, non mancano nel libro riferimenti e immagini, forse più prosaici ma non meno convincenti. Tra questi un paragone particolarmente efficace tra le architetture e le persone le quali, per piacerci, devono rispondere a un giusto mix di qualità, a volte tra loro contrapposte.

Conclusione: se si ricerca la felicità, diffidate da architetture eccessivamente erudite,- insopportabilmente esuberanti o dai modi- troppo eleganti. Esattamente come le persone con caratteristiche corrispondenti, alla fine potrebbero deluderci o, peggio, ammorbarci.

Alain de Botton, Architettura e felicità, Ugo Guanda Editore, Parma 2006, pagg.286,- Ôé¼16,50

Apparso su Edilizia e territorio n.8 – febb.2007

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Luigi Prestinenza Puglisi è nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. è presidente dell'Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). è stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell'architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all'architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. ÔÇ¿Da non perdere la sua Storia dell'architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

2 Comments

  1. alberto fabio ceccarelli 7 Luglio 2016 at 17:06

    Egregio professore, ogni volta che visito il suo blog, ne esco sempre molto soddisfatto, sia per i contenuti che per le sue opinioni. Scoprire che tanti anni fa scrisse di “architettura e felicità” in termini cosi’ positivi, quali furono i miei quando lessi quel libro, non fa altro che accrescere la mia stima nei suoi confronti. Il suo blog, ormai da anni lo consiglio ai miei studenti, giovani laureati che devono affrontare l’esame di stato, per la seconda prova scritta.
    Un caro saluto
    Alberto Fabio Ceccarelli

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