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Camille
Paglia
CAMILLE
PAGLIA, Sexual Personae, arte e decadenza da Nefertiti a Emily Dickinson,
Einaudi, Torino1993, pagg. 920, lit.32.000.
CAMILLE
PAGLIA, Sex, art and American culture , Vintage Books, New York
1992 pagg. 335.
CAMILLE
PAGLIA, Vamps and Tramps, Vintage Books, New York 1994 pagg. 532.
CAMILLE
PAGLIA, Sex and violence, or nature and art, Penguin, Londra 1995,
pagg.60
Camille Paglia è una oscura professoressa italoamericana
che nel 1990 insegna nelle università americane di serie
B. Quelle, per capirci, dove vanno gli studenti che non sono accettati
nei campus prestigiosi come Harvard o Yale. Ha scritto un saggio
che parla di arte, letteratura, sesso e filosofia. Novecento pagine
che vanno dal busto della inquietante Nefertiti alle metafore sadomasochistiche
delle sincopate poesie della Dickinson.
Il manoscritto, prima di essere pubblicato dalla Yale University
Press, sotto il titolo di Sexual Personae, fa il giro di una decina
di case editrici, che lo rifiutano per poi pentirsene. L'opera appena
pubblicata diventa un caso letterario e catapulta l'autrice sulla
ribalta internazionale. Era dai tempi del celeberrimo Against Interpretation
della Susan Sontag che in America non usciva un libro di critica
operativa tanto coinvolgente.
Le tesi del libro sono banalizzate dai media che le riducono a poche
ricette di ordine estetico-sessuale: il valore artistico della pornografia,
il potere liberatorio del sadomasochismo, il fascino dei travestiti,
il ruolo degli omosessuali nell'arte. A Sexual Personae seguono
due raccolte di saggi polemici: Sex, art and American Culture del
1992 e Vamps and Tramps del 1994. Nel 1992 Sexual Personae è
ripubblicato e diffuso in Europa dalla inglese Penguin Books che
nel 1995 ne estrapola il primo capitolo,Sex and violence, or nature
and art , per farne un libretto a se stante.
"All'inizio era la natura": con queste parole inizia il
capitolo ripubblicato dalla Penguin. La frase , ripresa dall' incipit
del vangelo di Giovanni en archè en o logos ( in principio
era il verbo), è una dichiarazione polemica contro la cultura
logocentrica adesso dominante nelle università americane,
e soprattutto contro le mode poststrutturaliste francesi secondo
le quali tutto é interpretazione, gioco verbale. Non vi é
nulla fuorché il linguaggio, afferma , per esempio, Derrida.
Credere nell' assolutezza del linguaggio, ribadisce la Paglia, porta
ad un pericoloso solipsismo, alla presunzione che l'uomo possa modificare
a suo piacimento la realtà, svilita a pura costruzione intellettuale,
linguistica appunto. La natura con un semplice inarcare di ciglia,
distrugge le nostre ipostatizzazioni e, insieme, i nostri sforzi
più titanici, mostrandoci costantemente la sua alterità.
La natura é la forza contro la quale combattere: è
il divenire perenne che tutto macina e che, come un enorme vortice,
ci risucchia. Non è , come vorrebbero Rousseau e i suoi eterni
seguaci, madre benigna ma è la fonte della aggressività,
della violenza e del crimine. "E' la brutalità disumanizzante
del biologico e del geologico, lo sperpero e la strage darwiniani,
la sordida opera di putrefazione che la coscienza si deve interdire
per conservare la nostra apollinea integrità di persone".
Agli epigoni di Rousseau e alla loro filosofie pseudoecologiste,
la Paglia contrappone Hobbes. La cultura, e la civiltà sono
le armi che permettono il dominio delle forze ctonie della natura.
Sono, per richiamare un mito caro a Nietzsche, le risorse che il
cristallino dio Apollo impiega per sconfiggere il dirompente e fluido
Dioniso: "La scienza occidentale è un prodotto della
mentalità apollinea: la sua speranza é che per mezzo
della designazione e della classificazione, per virtù della
fredda luce dell'intelletto, la notte arcaica possa essere respinta
e debellata".
La sessualità , l'erotismo e l' arte, si situano, nella complessa
linea di intersezione della lotta tra natura e cultura. La sessualità
e l' erotismo sono la frontiera dove " la moralità e
le buone intenzioni cedono a pulsioni primitive. Questa intersezione
é il misterioso crocicchio di Ecate, là dove tutte
le cose tornano nella notte. L'erotismo è un luogo infestato
da fantasmi. E' il luogo dell' illecito, luogo di dannazione e d'
incanto". L'arte è sublimazione dell' erotico, è
lo sforzo di riportare le pulsioni primitive nel regno dell'intelletto.
Il bello è ciò che dà limite alla natura, ma
è anche il nostro prendere coscienza delle forze incontrollabili
che ci spingono verso il baratro.
L' arte è dilaniata tra due principi: l' occhio della Gorgone
, alleata di Dioniso, che tutto distrugge e manomette e l' occhio
di Apollo che ordina e concettualizza. "Dioniso rappresenta
l'immedesimazione, Apollo l'oggettivazione ... Apollo traccia quei
confini tra le cose in cui consiste la civiltà, ma ciò
conduce alla convenzione, alla costrizione all'oppressione. Dioniso
è energia sfrenata, irrazionale, devastante e demolitrice.
Apollo è legge,la tradizione, la rispettabilità e
la certezza della consuetudine e della forma. Dioniso è il
nuovo, inebriante ma brutale, che tutto spazza via per ricominciare
da capo ... Apollo é un tiranno. Dioniso è un vandalo".
Nietzsche , Sade e Freud sono gli ispiratori della Paglia. Dal primo,
in particolare, assume la lettura vitalistica del mito di Apollo
e Dioniso, dal secondo il pessimismo relativo alla natura umana
e dal terzo la centralità della sessualità intesa
come cerniera tra il mondo dei fantasmi dell'inconscio e quello
della ragione.
E a Nietzsche , Sade e Freud rimanda la Paglia quando delinea, all'interno
del suo sistema , la figura della donna e dell' uomo. La prima è
più vicina alla natura, tanto da esserle simbolicamente assimilata.
E' lei la Gorgone, la Medusa, la potenza ctonia, il motore attraverso
cui si concretizza la vita. L'uomo ne è attratto ma nello
stesso tempo la teme: il fluire della vita é infatti sinonimo
della morte. Da qui il bisogno per l'uomo di costruire una realtà
alternativa che alla dirompente ma liquida vitalità femminile
contrapponga una più solida e tranquilla concretezza. La
scienza e la tecnica, dice la Paglia, sono questa costruzione innalzata
dall'uomo. Conseguenza logica : il maschilismo non è una
strategia di oppressione inventata dall'uomo per imporre il suo
predominio, ma una tecnica di difesa contro il dirompente e predominante
potere sessuale femminile. Questa tecnica, basata sul potere cristallizzatore
dell'intelletto, ha portato alla civiltà occidentale, che
è, dunque, una creazione intimamente e strutturalmente maschile.
Anche la grande arte nasce come difesa dell' uomo dalla donna-natura.
L'arte trasforma il dramma dell'incedere della vita nella rappresentazione
rassicurante del bello, esorcizzandolo. Suggerisce la Paglia: ogniqualvolta
noi diciamo che la natura è bella, cioè ci poniamo
sul versante estetico, in realtà non facciamo che dire una
preghiera, sgranando preoccupati il nostro rosario. Da qui i miti
estetici della donna angelicata, della donna vampiro e della femme
fatale. Ma anche la ragione di pratiche , dal rock alla pornografia,
che esprimendo la violenza del rapporto uomo-natura, la esorcizzano
attraverso il potere tranquillizzante e perciò liberatorio
della forma .
Ce ne é abbastanza per mandare in bestia le sessuofobe femministe
americane, che della parità dei sessi fanno un presupposto
ontologico; i benpensanti, sempre pronti a sopire e medicalizzare
il sesso; gli accademici, sentinelle dei fortini degli specifici
disciplinari. E anche per mettere in imbarazzo molti estimatori
della Paglia , i quali non senza un certo spirito fariseo, la accolgono
ma con riserva. Un esempio? Nella quarta di copertina della traduzione
italiana di Sexual Personae i curatori mettono le mani avanti: il
libro , dice la nota editoriale, è ampio, eclettico e arbitrario.
E poi, quasi che ciò non bastasse, segue un brano del Washington
Post Book Word secondo il quale il libro è eccessivo, irresistibile,
fanatico e brillante.
E' una strategia ricorrente; quando si parla di opere o personaggi
fuori dal comune e dei quali - per il peso della loro enorme erudizione-
non si può dire male, li si classifica nell'astratto e contraddittorio
empireo degli autori di ricostruzioni brillanti ma arbitrarie. Geniale
ma pazzo: il caso così é chiuso, liquidato.
Ciò permette di non affrontare i problemi che invece la teoria
stessa pone: l'unico criterio in base al quale si può giudicare
la validità storica di un lavoro critico.
I libri della Paglia sono in realtà un atto di accusa , tra
i più gravi e intelligentemente articolati e circostanziati
, alla cultura americana dei nostri giorni. Innanzitutto alla strategia
del politically correct, cioè all' utopia di una cultura
della ricomposizione delle diversità, che tende a sottovalutare
il ruolo del sesso e della violenza nei rapporti sociali e culturali
e nel processo di creazione artistica. Come ha anche notato Hughes
nel suo " la cultura del piagnisteo" : il pungolo segreto
del politically correct è l'insofferenza di tutto ciò
che "ha una qualità e per questo motivo si distingue,
operando una discriminazione verso tutto il circostante".
In secondo luogo, i libri della Paglia sono un atto di accusa al
sistema accademico americano che , divinizzando prima Lacan, e poi
Derrida e Foucault, sta perdendosi in un bla bla ermeneutico che
porta ad una filosofia arida e ad un' arte che si perde nelle secche
del metalinguaggio. Non è un caso che le più brillanti
esegesi di Foucault riguardino il manieristico e estenuante gioco
degli specchi e degli sguardi del "Las meninas " di Velasquez
e il sofistico e cerebrale " Questa non è una pipa"
di Magritte. E che un' opera cult dei poststrutturalisti francesi
sia l'angosciante "Aspettando Godot" di Beckett. A questa
cultura che gira continuamente su se stessa, a questa "masturbazione
senza piacere", la Paglia contrappone la grande cultura americana
degli anni sessanta, quella del rock, dei cantanti n egri, di Aretha
Franklin, di Levi Stubbs, James Brown, Gladys Knight, di Jimi Hendrix,
Bob Dilan, dell' arte pop di Andy Warhol e di Oldemburg , del grande
cinema di Hollywood e degli scrittori maledetti quali Ginsberg.
Un' arte più attenta alle cose che alle parole. Sicuramente
meno intellettualistica. Certamente più vitale.
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