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Antonio Citterio 
Edilstampa, Roma 2005
128 p., € 22
introduzione:
Citterio sfugge alle definizioni stilistiche e, semmai volessimo dargliene una, potremmo definirlo con un architetto High Touch. Nato nel 1950 e quindi ancora giovane per i tempi lunghi dell’architettura,ha realizzato una quantità impressionante di opere di design e, insieme a Patricia Viel, numerose costruzioni. Molte di grande qualità e interesse. |
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Introduzione all'architettura
Meltemi, Roma 2004
Collana Babele, 144 p., € 14
introduzione:
Come si legge un edificio? Come ci si avvicina a un'opera moderna? Che rapporti esistono tra l'architettura e le altre arti? Cosa sta cambiando nell'era dell'elettronica? Che rapporti esistono tra spazio, forma, informazione, significato e struttura? Ecco alcune domande a cui tenta di rispondere questo libro indirizzato agli studenti universitari e a coloro che vogliono avvicinarsi all'architettura. |
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Forme e ombre. Introduzione all’architettura contemporanea. 1905-1933
Testo & Immagine, Torino 2003
Collana Controsegni.
introduzione:
Con Forme e ombre si completa la trilogia iniziata con This is Tomorrow e Silenziose avanguardie. Il volume affronta il periodo compreso tra il 1905 e il 1933, durante il quale nasce l’architettura contemporanea. In quegli anni, la relatività di Einstein, le sperimentazioni figurative, l’ascensore, l’aria condizionata, l’astrazione, la catena di montaggio, il formalismo, il cinema e la prima guerra cubista costringono gli architetti a confrontarsi con una realtà esterna segnata dalla velocità, dalla luce elettrica, dalla dissoluzione della materia, dalla standardizzazione, dalla comunicazione in tempo reale, dalla dislocazione del punto di vista, dall’abbattimento dei confini geografici e dalla riduzione delle distanze. Vale a dire, dagli stessi fenomeni che oggi ci troviamo ad affrontare, sia pur moltiplicati. In questa luce le risposte di alcuni architetti simbolo del Movimento Moderno – Gropius, Le Corbusier, Mies van der Rohe – appaiono incomplete, a volte deludenti, mentre emergono personaggi e problematiche sinora trascurati dal dibattito architettonico. Si prospetta, grazie all’analisi di un momento così denso e problematico, una nuova lettura storica che può aiutarci a scoprire e a capire meglio i problemi del nostro presente.
il libro pubblicato su ARCH’IT |
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GR. La generazione della rete. Sperimentazioni nell'architettura italiana
con Marco Brizzi e 2a+p
Cooper & Castelvecchi 2003
Collana Hot Books, pp397, ill. col. e b/n, €18,00, ISBN: 88-7394-017-x
introduzione:
Lo scenario architettonico degli ultimi anni mostra nuove spinte creative e propositive. In Italia assistiamo alla nascita e allo sviluppo di una rete proliferante di visioni, pratiche, ricerche e sperimentazioni. gr raccoglie l'attività di quattordici giovani studi di architettura, rappresentativi di un panorama più ampio, che hanno manifestato originali strategie nel muoversi, nel ricercare tracce, nello sviluppare relazioni e nel misurare nuovi territori. Questo libro intende avviare una prima indagine sui principali nodi generatori di una rete architettonica e culturale italiana. La riflessione accompagna un'indagine operativa che evidenzia la crescita di un complesso e mutevole network fatto di relazioni, eventi, pubblicazioni e siti web, restituito attraverso inedite schedature e mappature tematiche.
il palinsesto del libro su 2A+P |
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Tre parole per il prossimo futuro
Meltemi 2002, Roma 2002
Collana Babele, 144 p., ill. b/n, € 12,50, ISBN 88-8353-197-3
introduzione:
Se proprio vogliamo sognare a occhi aperti allora è meglio sognare al futuro. Il sogno nel futuro è il progetto”. Lo sguardo critico di Luigi Prestinenza Puglisi punta dritto davanti a sé, verso l’innovazione, convinto che solo la produzione di intelligenza e di informazione possa salvarci dal potere distruttivo del tempo. Distinguendo la ricerca come valore dalla volontà di stupire a tutti i costi. Perché l’imperativo non è la novità, ma la civiltà. Non la moda, ma la ragione. Quale modernizzazione è allora possibile per il nostro Paese? Quali sono i valori da tramandare e quali da rimettere in gioco? Avanguardia è aprire strade, battere territori, muoversi nella linea di confine tra conosciuto e ignoto. È la lotta incessante del sapere contro i propri confini, il bisogno di rimettersi sempre in discussione. Occorre allora ripensare la ricerca, ma senza tornare indietro, senza nostalgie per una storia che non è mai esistita, per un equilibrio che non potremo mai raggiungere. Un attacco alle Soprintendenze e ai tartufi dell’architettura italiana. Un invito alla sperimentazione.
la recensione di Diego Caramma su Archphoto
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Silenziose avanguardie. Una storia dell'architettura. 1976-2001
Testo & Immagine, Torino 2001
Collana Controsegni, 232 p., ill., € 14,46 , ISBN 88-8382-014-2
introduzione:
Multisensorialità, consapevolezza contestuale, decostruzione ed articolazione dei linguaggi, assunzione di codici provenienti da altre discipline e culture, centralità dei corpo nello spazio, tensione verso opere aperte sono prospettive emergenti della ricerca architettonica contemporanea. Riferimenti sono innanzitutto le avanguardie storiche: Duchamp, suprematisrno, costruttivismo, futurisrno. Vi è poi la rielaborazione delle problematiche emerse negli anni Sessanta - contestazione dei principi dei Movimento Moderno, architettura radicale, crisi dei linguaggi, rifiuto dei comportamenti consolidati - già indagate dall'autore nel precedente This is Tomorrow, di cui Silenziose avanguardie costituisce il proseguimento. Ma soprattutto vi è un legame fortissimo con le ricerche della seconda metà degli anni Settanta e degli anni Ottanta, quando si dissolvono i miti positivistici dei primo Novecento, si perfeziona il passaggio dalla società meccanica a quella elettronica e maturano giovani talenti: Koolhaas, Tschumi, Hadid, Libeskind, lto, Nouvel, mentre altri, più anziani, quali Gehry, Eisenman, Coop Himmelb(I)au, vivono una nuova stagione creativa. Si acquistano in modo definitivo due consapevolezze. Che l'architettura è mediazione, interrelazione fra uomo e ambiente esterno, spazio individuato dallo scambio e dalla manipolazione dei dati, che avviene a tutti i livelli, non solo visivo. Che vi è stretta attinenza tra pensiero e architettura, perché quest'ultima può concretamente essere la dimensione attraverso cui il pensiero si proietta nello spazio, riflettendosi e ritrovandosi nella chiarezza di un'immagine.
Il libro pubblicato su ARCH’IT
un'intervista per Rai Libro su zooom |
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Zaha Hadid. Progetti e opere
Edilstampa, Roma 2001
Collana I Quaderni di Architettura, 73 p., ill., L. 28.000, ISBN X001168179
introduzione:
Spazi dinamici in continuo movimento che incoraggiano, attraverso le loro inusuali geometrie, a immaginare nuove possibilità per l'architettura: le opere di Zaha Hadid sono caratterizzate da un'appassionata sperimentazione progettuale tesa a infrangere ogni convenzione formale. L'architetto iracheno, nota in particolare per la vittoria del concorso per il complesso "The Peak" ad Hong Kong, viene annoverata nel gruppo dei giovani architetti emergenti di tendenza decostruttivista. Le riserve dei critici sulla sua eccessiva stravaganza hanno ceduto il passo alle lodi degli estimatori impegnati che ne sottolineano la capacità creativa e la originalità.
il libro hadid su ARCH’IT |
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This is tomorrow
Testo & Immagine, Torino 1999
Collana Controsegni, 232 p., ill., € 14,46 , ISBN 88-86498-75-6
introduzione:
Una nuova epoca è iniziata. È segnata dalla televisione, dal satellite, dal computer, dai telefoni cellulari. Il suo sviluppo non si è ancora concluso, anche se originali paradigmi e valori si sono delineati prepotentemente fra gli anni Sessanta e Settanta con la letteratura beat americana, le teorizzazioni di McLuhan, la decostruzione, le nuove filosofie della scienza, la protesta giovanile, la rivoluzione sessuale. Grazie all’opera di alcuni artisti d’avanguardia è nata in quegli anni un’architettura fondata sulla leggerezza, la trasparenza, lo scambio di informazioni con l’ambiente, un più coinvolgente rapporto fra il corpo e lo spazio. Metabolismo, situazionismo, architettura e design radicali, megastrutture, ecologismo, anarchitettura, disarchitettura, dearchitettura, hanno delineato strategie formative così complesse e importanti da dar vita a un vero processo di rinascita architettonica. Oggi, con opere quali il Museo Guggenheim a Bilbao di Frank O. Gehry, l’aeroporto a Kansai di Renzo Piano, la mediateca a Sendai di Toyo Ito, il Museo Ebraico a Berlino di Daniel Libeskind, la Kunsthal a Rotterdam di Rem Koolhaas, cominciamo ad apprezzarne i risultati.
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Hyperarchitettura. Spazi nell'età dell'elettronica
Testo & Immagine, Torino 1998
postfazione di Antonino Saggio
Collana Universale di architettura n.38, 96 p., ill., € 12,39,
ISBN 88-86498-46-2
introduzione:
I messaggi della nostra epoca elettronica sono sempre più metaforici e sempre meno assertivi. Questo processo di metaforizzazione investe tutto ai nostri giorni, basti vedere il design e la sfera, peraltro più resistente ai mutamenti, dell’architettura. Un edificio non acquisisce valore solo se funziona, è solido, spazialmente stimolante, vivibile, ma perché rimanda ad altro da sé. Il processo di metaforizzazione riguarda gran parte dell’architettura di oggi e il suo campo fondamentale è una nuova interiorizzazione del paesaggio e del rapporto fra uomo e natura. Questo è acquisito, o quasi. Per andare ancora avanti e battere il terreno dove è ancora duro, dobbiamo tornare all’elettronica e soprattutto al suo centro: le interconnessioni. |
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Rem Koolhaas. Trasparenze metropolitane
Testo & Immagine, Torino 1997
Collana Universale di Architettura n.14, 96 p., ill., € 12,39,
ISBN 88-86498-17-9
introduzione:
Rem Koolhaas è nato nel 1944 a Rotterdam e ha frequentato l’ARchitectural Association di Londra, fucina dell’architettura radicale e, più tardi, ideale punto di riferimento del decostruttivismo europeo. Comincia la sua attività come giornalista e scrittore di testi cinematografici, poi si trasferisce negli Stati Uniti e si fa conoscere con un libro, Delirious New York, con cui esalta il fascino della metropoli americana, che vede come il surreale regno dell’immaterialità. L’architettura, sostiene, è come la palla di piombo legata al piede di un prigioniero, che non può fare altro che liberarsene, intaccandola e scavandola con l’aiuto di un cucchiaio da tè. Questo processo di liberazione dalla forma e dalla materia porta a opere in apparenza sciatte ma che, in realtà, sono il frutto di una attenta disattenzione, esasperata ed esasperante, per l’oggetto architettonico nella sua unità e nei suoi particolari. Convertito alle superfici lisce della cibernetica, alla poetica della casualità e delle sovrapposizioni, al gusto dei materiali di produzione industriale di massa, Koolhaas è anche un geniale creatore di spazi che ripercorrono la poetica del quasi nulla di Mies attraverso un’incalzante dinamica dei percorsi, delle luci e delle trasparenze. Nel 1975 ha fondato l’OMA (Office for Metropolitan Architecture). |
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