Sono convinto dell'onestà di Stefano Boeri. E credo che gli eventuali illeciti a La Maddalena siano stati perpetrati a sua insaputa.
Inoltre la mia riflessione non vuole toccare gli aspetti penali della vicenda. Dei quali sono più attrezzati ad occuparsene i magistrati. Ciò che voglio tentare e' solo una lettura che riguarda gli aspetti culturali. Che a me appaiono più inquietanti e più preoccupanti proprio perché investono un tema a noi caro: il ruolo dell’architetto.
Non credo che Stefano Boeri sia stato scelto per chiara fama alla Maddalena: al momento della nomina, vantava al suo attivo poche opere importanti e in Italia c’erano almeno cinquanta architetti che avevano un curriculum più rilevante.
La mia ipotesi e' che sia stato scelto perché si era proposto come un intellettuale organico. Nel senso migliore del termine: nel senso gramsciano. Aveva infatti attivato con il Governatore Soru una politica di rilancio architettonico della Sardegna. Che contemperava diverse azioni. Tra queste c’era lo sbarco nell’isola di star quali Koolhaas, Herzog&de Meuron, Hadid.
L’obiettivo era di suscitare un nuovo clima edilizio che avrebbe dovuto fare da volano ad una politica che non fosse quella della lottizzazione indiscriminata che aveva deturpato la Sardegna o quella della conservazione a tutti i costi che, dopo l’orgia speculativa, l’aveva paralizzata.
Si può essere a favore o contro questa idea. Ma certo aveva un suo interesse e una sua plausibilità. Personalmente mi sembrava estremamente pericolosa perché, invece che puntare sulle energie locali si sarebbe potuta trasformare in una sorta di nuova colonizzazione.
Inoltre non mi piaceva l’alleanza che su questo fronte Boeri stava operando con Casamonti e che consisteva nel porsi loro stessi, grazie anche al potere delle riviste di cui erano direttori, come i riferimenti culturali di questa a mio avviso spericolata apertura.
In tale luce ho letto le due edizioni di Festarch organizzate a Cagliari: oltre a rilanciare l’attenzione sull’architettura, servivano a presentare all’opinione pubblica sarda le star internazionali e anche erano un palco per accreditare Casamonti come una delle componenti di questa sofisticata operazione culturale.
Boeri quindi come intellettuale organico - cioè consigliere e motore- della politica di Soru. Da qui il passo conseguente. E cioè quello che Soru, nel momento in cui lanciava l’operazione La Maddalena, facendola accettare a Prodi, indicasse come architetto per compiere la riqualificazione dell’isola in occasione del G8, proprio Boeri. E chi, se no? Oltretutto Boeri si presentava come un progettista bravo, dalla faccia pulita, legato ai mezzi di informazione, sensibile alle ricerche dell’avanguardia e per di più impegnato socialmente.
A questo punto, però, la questione si complica. Come coinvolgerlo senza un concorso? Per fortuna, gli imprenditori riescono autonomamente a risolvere il problema: chiamandolo loro a disegnare alcune tra le opere più significative. Gli tolgono – come ha dichiarato più volte lo stesso Boeri alla stampa- però lo strumento principale che gli architetti hanno a disposizione per gestire i lavori: il controllo dei costi.
E così l’architetto milanese, da consigliere e motore, diventa semplicemente una pedina del processo, quella a cui al più, e' dato il controllo dell’estetica della costruzione.
Boeri , fiutando ciò che si poteva celare dietro l’emergenza, non avrebbe dovuto accettare. Ma chi, al posto suo, si sarebbe ritirato? Chi avrebbe rinunciato alla possibilità di realizzare un’opera che sarebbe stata vista dal mondo intero, in occasione del G8? E poi, anche trovandosi in una posizione subordinata rispetto all’impresa, era pur sempre il consigliere di Soru, e l’operazione della Maddalena era troppo importante per essere lasciata in mano a costruttori che si sarebbero potuto rivelare semplici speculatori.
Cambia lo scenario politico, cambia il governo, anzi i governi: della nazione e dell’isola. Gli interessi politici di Berlusconi non coincidono con quelli di Soru. E può darsi anche che il nuovo premier, spostando il G8 a L’Aquila, deliberatamente decida di fare uno sgambetto all’avversario oramai giubilato alle elezioni: può darsi ma non lo sapremo mai. Fatto sta che Boeri si ritrova ostaggio dell’impresa. E in mezzo a una bufera i cui effetti tutti conosciamo.
Cerca di uscirsene davanti all’opinione pubblica, che oramai vede il suo capolavoro come l’icona della corruzione, rivendicando il proprio status dimezzato, lui che invece era stato l’ispiratore del Principe. Non potrebbe fare diversamente, essendo estraneo ai reati che si sarebbero consumati alle sue spalle.
Ma le questioni culturali sul ruolo, anzi sui ruoli, che ha giocato il direttore prima di Domus e poi di Abitare in tutta questa vicenda restano. E restano profonde.