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Concorsi in Italia

Tempi duri per gli architetti. Sono troppi, quasi uno ogni trecento abitanti, e nonostante ciò, le facoltà  li continuano a sfornarne. Molti li esporteremo, sempre che questa crisi economica globale voglia prima o poi finire. Molti rimarranno senza lavoro e si ricicleranno: nella pubblicità, nella scenografia televisiva, sui siti web, proponendosi come assessori nelle coalizioni di governo: eh, già, i tecnici prestati alla politica… E gli altri?

Giorni fa una ragazza , che voleva lavorare a Roma, dopo aver fatto esperienze significative a Milano e a Londra, raccontava di aver mandato il curriculum a diversi studi. Pochi le avevano risposto e quelli che era riuscito a contattare direttamente le avevano offerto uno stage gratuito o quasi. Risultato: anche un lavoro da 1000 euro al mese appariva una meta irraggiungibile.

Occorre allora pensare a mettersi in proprio. Ma per farlo, se non hai le spalle coperte, servono occasioni progettuali, soprattutto pubbliche. Che puntino a far emergere i migliori talenti, impedendo appunto l’emigrazione o il riciclo in attività collaterali.

La situazione dei concorsi e' invece disastrosa, vergognosa, infame. Come e' noto, se ne fanno pochi e quelli che si fanno si sa già, salvo poche eccezioni, a chi verranno affidati e quindi sono solo foglie di fico per coprire decisioni già prese. Inoltre costano: troppo tempo, fatiche ed energie  in relazione allo scarso numero dei premi e alle reali possibilità di un effettivo incarico professionale a seguito di vittoria.

Cosa fare allora? Ecco due proposte, non esaustive ma sulle quali lavorare.

Prima proposta: bandire concorsi con due giurie in cui una prima di giovani seleziona la rosa dei finalisti e la seconda – composta da personaggi di chiara fama- individua i vincitori. Per diminuire i costi, si potrebbero svolgere via internet, eliminando le riunioni e sommando i voti dei giurati espressi via mail. Il metodo ( vince chi totalizza più punti) non e' raffinatissimo ma, eliminando gli spostamenti, permette di coinvolgere giurati stranieri particolarmente qualificati, quindi presumibilmente estranei alle beghe locali.

Seconda proposta: la prima selezione su curriculum per far lavorare con un compenso solo nella seconda fase.  Il metodo e' mutuato da quello francese che appare funzionare.  Proponiamo però che  la selezione su curriculum avvenga non sul fatturato ma sulla potenzialità, valutando criticamente non ciò che il gruppo ha fatto, ma che potrebbe fare. Nel concorso workshop di Selinunte, che si sta sperimentando in questi giorni, e che sta puntando su questa strategia, i cinque gruppi, composti da un architetto e un artista, saranno selezionati  sulla base di tre fogli A3 in cui potranno mettere quello che vogliono. I concorrenti sanno già che, se selezionati, a ciascuno di essi verrà affidato un incarico, la cui entità sarà determinata a posteriori in relazione alla classifica finale: al primo classificato andrà l’incarico più importante, al secondo uno minore e così via sino al quinto.  E i giurati? Bisogna sceglierli seguendo alcuni criteri. Quali? Alla prossima puntata.

Apparso su Exibart on paper
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