Il libro di Sebastiano Brandolini, Roma. Nuova architettura, edito da Skira, e' un ottimo testo. Per due ragioni. La prima perché non e' un’opera apologetica sponsorizzata da Rutelli o da Veltroni per mostrare quanto di buono sia stato fatto nella Capitale durante i loro mandati. E poi perché Brandolini, pur riuscendo a mettere insieme materiale sufficiente per fare una buona pubblicazione, non ha paura di ammettere, sia pure tra le righe, che la nuova architettura a Roma non esiste, o meglio esiste in forma tanta marginale che una Capitale dovrebbe vergognarsene.
La nuova architettura a Roma e' infatti un’invenzione mediatica per occupare le pagine di qualche giornale e forse per tenersi buona una categoria purtroppo assai numerosa, quella degli architetti.
La prova che manchi proprio l’oggetto del libro l’ho quando a casa di una comune amica ho incontrato Francesco Ghio, uno dei consiglieri di Rutelli e di Veltroni, protagonista dei concorsi delle cento piazze e professore a Roma 3, una delle facoltà il cui preside, Francesco Cellini, e il cui corpo docente – per esempio nelle persone di Alessandro Anselmi e Giorgio Ciucci- e' stato coinvolto nei progetti del cosiddetto “rinascimento romano”.
Ghio mi faceva notare due cose. La prima che il libro aveva lo stesso titolo di un altro che lui, Piero Ostilio Rossi e Giorgio Ciucci avevano appena scritto per la Electa. Poi che la copertina dell’edizione inglese di Brandolini metteva la stessa Ara Pacis che avevano messo loro nella loro copertina.
Alla prima obiezione non e' difficile rispondere che Brandolini non faceva altro che estendere a Roma il titolo del precedente libro di successo che aveva scritto per la stessa collana su Milano: Milano, Nuova architettura. Alla seconda obiezione non ho potuto fare a meno di rispondere che se non si fosse messo in copertina l’edificio dell’Ara Pacis di Meier, non sarebbero rimaste altre scelte.
L’Auditorium? Ma e' un’opera vecchia che oramai ha quasi 15 anni di cronaca alle spalle. Se la si fosse messa, sarebbe stato un autogol.
Il Maxxi? Ma se ancora non e' finito e poi chissà come funzionerà quando sarà inaugurato.
Il centro congressi? Ma siamo ancora agli scavi.
Le chiese? Si sono belle, ma non sono opera dell’amministrazione comunale ma di uno stato straniero. Forse l’unico soggetto che fa delle buone opere di architettura contemporanea all’interno della città.
E, allora? Allora, cosa restava? Solo l’Ara Pacis. Ecco perché, caro Ghio, entrambi i libri non hanno potuto evitare di metterla in copertina.
Che disastro: dover mettere in copertina un’opera minore e molto criticata. Ma che noi continuiamo a reputare piacevole, dignitosa, professionalmente ineccepibile.
Anche se non possiamo fare a meno di notare che:
a) e' stata completata anch’essa con gravi ritardi. E, per motivi politico pubblicitari, e' stata inaugurata ben tre volte. Emblema di un nuovo modo di costruire che potremo chiare dello “stato inaugurazione lavori”. Fai la pittura? La inauguri. Completi gli infissi? Li inauguri con gran clamore di stampa. Tanto la memoria è breve e ancora minore e' il senso critico.
b) E’ stata realizzata prima che fosse redatto il progetto urbanistico della piazza. Il contrario di quanto prevede la logica. Ma per fortuna perché se Rutelli non avesse imposto opera e progettista, ancora staremmo a discutere . E forse il progetto del museo lo avrebbero dato allo stesso Cellini che ha vinto con un disegno, a mio avviso, mediocre il concorso per la piazza.
c) Adesso la vogliono abbellire, modificare, alterare per permettere ad Alemanno di salvare la faccia. Speriamo che questo delirio cosmetico resti solo sulla carta dei quotidiani e dei comunicati stampa.
Torniamo al libro. Brandolini e' riuscito con poco a disposizione a darci un ottimo libro. Per farlo ha dovuto mettere insieme:
a) le poche cose fatte;
b) gli infiniti cantieri;
c) alcune cosette private difficili da vedere;
d) opere della Chiesa Cattolica;
e) edifici di normale professionismo.
Il risultato somiglia a quello che in tempo di guerra si chiamava la frittatona. Era fatta con un solo uovo e montata in modo tale da farla apparire un gran piatto.
Ulteriore controprova? Guardate la pianta annessa al libro con indicate le opere selezionate. Non si legge un piano, una idea di città, una strategia urbana.
Eppure Rutelli, che a mio avviso non e' stato un cattivo sindaco ( anche in relazione a quelli che lo avevano preceduto: pensiamo ad amministrazioni dove comandavano persone che erano state soprannominate Lo Squalo ed Er Luparetta).
Aveva cominciato bene, poi il contemporaneo e' diventato solo uno slogan. E con Veltroni l’andazzo non e' cambiato.
E sono successi due fatti gravi.
a) una mostra alla casa dell’Architettura fatta a scopo di propaganda che ha costituito l’antecedente della vulgata della “nuova architettura a Roma”. Che dire dei curatori che si sono prestati a questa operazione pubblicitaria? La sinistra li chiama intellettuali organici, ma se questa mostra fosse stata fatta dalla destra si sarebbe urlato contro il decadimento della cultura a spot propagandistico.
b) La dichiarazione fatta da Veltroni che Roma era diventata, sotto di lui, un polo di eccellenza nella produzione di architettura contemporanea: la prima città al mondo. Mostrando che il sindaco, ora ex sindaco, o aveva viaggiato poco ( cosa difficile perché viaggi di studio in Parlamento e al Comune sono sempre stati lautamente finanziati) o aveva imparato da Berlusconi la tecnica dello "sparala grossa".
Eppure, come si vede in questo libro, opere del genere le avrebbe potuto mettere in cantiere una qualsiasi città europea di seconda fila: Lille, Siviglia, Basilea, che oltretutto hanno realizzato molto meglio e molto di più. Non certo una Capitale di due stati.
E il paragone con la stessa Milano, dove si parla di meno ma si fa di più, e' devastante.
Taccio infine sull’amministrazione. Sul modo in cui sono stati gestiti incarichi, concorsi e consulenze.Per la maggior parte dei concorsi era facile, come avviene per quelli universitari, indovinare i vincitori. Semplici coincidenze? Non saprei. Speriamo però che voglia indagare la magistratura. Noi, da parte nostra, se un giudice vorrà ascoltarci, qualche strana coincidenza tra incarichi, consulenze, carriere amministrative e universitarie possiamo raccontargliela, così come la abbiamo sentita raccontare dai nostri lettori sulle pagine di questa presS/Tletter.
(Il testo è la trascrizione di un intervento all'Auditorium in occasione della presentazione del libro di Sebastiano Brandolini, Roma.Nuova Architettura, avvenuta il giorno 19/12/2008)