E’ da un decennio che Matteo Thun propone la Ecotecture, un approccio alla progettazione che punta insieme all’ecologia e all’economia e, quindi, ad un ambiente sostenibile il cui sviluppo e' fondato sull’uso di risorse rinnovabili e sul risparmio energetico.
Non e' difficile trovare le ragioni di questo interesse nella biografia del personaggio. Thun , infatti, nasce a Bolzano una delle città che da sempre si e' fatta carico del problema ecologico e che da qualche tempo a questa parte e' all’avanguardia – penso per esempio all’esperienza di Casa Clima- della ricerca per ciò che concerne l’edilizia.
Inoltre nel 1981 e' stato con Ettore Sottsass co-fondatore del gruppo Memphis, uno dei centri promotori del design radicale che ha avuto il merito di esaltare, oltre il grigio funzionalismo, le componenti simboliche ed emozionali dell’oggetto. Ciò ha portato, quasi per naturale conseguenza, a un metodo di progettazione che si e' spostato dal design del prodotto industriale all’organizzazione dello spazio esistenziale e a un approccio olistico dove i tre termini che da sempre confluiscono nel processo progettuale – uomo, architettura ed ambiente- tendono a trovare nuove forme di equilibrio. Del resto, essendo il metodo elaborato da Memphis fortemente relazionale c’era da aspettarsi che presto le componenti più oggettuali sarebbero state abbandonate. Come d’altronde dimostra l’esperienza di altri due personaggi del gruppo, Aldo Cibic e Michele De Lucchi i quali sono approdati, ciascuno seguendo un proprio percorso, ad un’estetica in cui il rapporto con la natura gioca un ruolo di primo piano.
A parlare di architettura sostenibile oggi sono in tanti. Anzi, sembra proprio che la parola sia diventata un termine generico dietro alla quale si manifestano gli approcci tra loro più diversi. E’ importante quindi cercare di capire in cosa esattamente consista la Ecotecture. Per sgombrare il campo diciamo innanzitutto che non ha niente a che vedere con l’Eco-Tech così come definito alcuni anni fa da Catherine Slessor. L’Eco-tech deriva infatti dall’High-tech, e sebbene ne rappresenti una evoluzione in senso ambientalista, comunque non ne mette in discussione il virtuosismo tecnologico che, invece, gioca un ruolo del tutto secondario nella produzione del Nostro. Ugualmente la Ecoarchitecture si differenzia dalla Landform Architecture, quella per capirci sperimentata da personaggi quali Tom Mayne, Coop Himmelb(l)au, Eric Miralles o Zaha Hadid. La Ecotecture evita, infatti, l’esuberanza che caratterizza quegli edifici che, per integrarsi nel contesto, si ispirano alla natura e, soprattutto, alle sue dinamiche attivando un sistema di corrispondenze formali - non immemori dell’estetica del sublime- fatto di zolle tettoniche, piani slittati, erosioni geologiche, esplosioni.
Maggiore affinità riscontriamo, invece, con la così detta Landscape Architecture. Thun evita di ricorrere a soluzioni drastiche coprendo l’edificio con un tappeto verde inclinato come hanno fatto i Meccanoo a Utrecht oppure trasformandolo in un oggetto semi-organico, come gli olandesi di MVRDV all’expo di Hannover o il francese Edoard François a Louviers. Tuttavia , con sempre maggiore insistenza, realizza progetti in cui la muratura coesiste con l’elemento vegetale. I tre isolati destinati a residenze, negozi e uffici di Eurodue a Roma, per esempio, sono caratterizzati da facciate scandite da logge nel cui interno la vegetazione ha un ruolo di primo piano e da una copertura organizzata a giardino pensile.
Progettista raffinato e sensuale e con una lunga esperienza nel settore del lusso – numerosi sono gli alberghi a cinque stelle che portano la sua firma- Thun punta sul gusto e sull’equilibrio, sulla capacità di saper far dialogare componenti tra loro diversi e, infine, di realizzare piacevoli e, a volte, inaspettate relazioni, in primis tra l’architettura e l’intorno. Ciò vuol dire un approccio diverso a seconda del contesto – urbano o naturale- in cui viene a collocarsi l’intervento.
Nel progetto White & Green, che e' in corso di realizzazione a Milano, l’immagine e' asciutta, quasi calvinista così come lo e' il contesto, che e' quello della zona di via Tortona caratterizzata da ex edifici industriali. Le forme semplici e squadrate dei nuovi corpi di fabbrica fanno risaltare il materiale utilizzato per la costruzione, il cemento superwhite della Italcementi – quello, per capirci, utilizzato per la chiesa romana di Meier- che ha la caratteristica di essere “smoke eating” e cioè di purificare l’aria da alcune particelle tossiche. Il bianco immacolato esalta i suggestivi alloggiamenti (pop out) rivestiti in legno, che di tanto in tanto lo ritmano. In questi è inserito il verde che così entra a far parte dell’edificio: da qui il nome White and Green. Tra gli altri accorgimenti ecologici utilizzati per il complesso c’e' l’utilizzo dell’energia geotermica pescata in falda che coprirà il 30 per cento del fabbisogno e la corte centrale verde sulla quale convogliano, per poi essere riutilizzate, le acque piovane.
Ciò che e' , a mio avviso, più interessante nel progetto e' l’accorgimento di solai con un interpiano di sei metri. In questo modo e' data agli utenti la libertà di utilizzare lo spazio interno come meglio desiderato, soppalcandolo dove necessario ed all’altezza richiesta da ciascuna specifica attività. All’esterno, il risultato e' che , grazie a questo ordine gigante, l’edificio nonostante i suoi diciotto metri più penthouse appaia di altezza più contenuta ( la penthouse alta cinque metri e' oltretutto arretrata) con un interessante ricaduta anche sull’impatto urbano.
Realizzato in un incantevole contesto paesistico a 1500 metri di altezza il Vigilius Mountain Resort si caratterizza per l’uso del legno. La scelta, oltre che da motivazioni ambientali ed estetiche, e' stata determinata dalla necessità di prefabbricare intere parti in cantiere e contenere i tempi di montaggio all’interno dei cinque mesi in cui a quella quota a Merano e' possibile lavorare in esterno. Il Vigilius, che ha ottenuto nel 2004 il premio CasaClima e il Wallpaper design Award, nel 2005 il Panda d’oro del WWF Italia e nel 2006 il premio Legambiente dimostra che anche in contesti naturali molto delicati e' possibile intervenire migliorando e non peggiorando il paesaggio, con positive ricadute anche sul piano turistico. L’albergo e', infatti, prenotato con mesi di anticipo esattamente come l’altro, il pergola Residence, che con criteri non dissimili Thun ha completato, sempre a Merano, l’anno successivo. “In questo albergo – mi raccontava il progettista- gli spazi esterni sono più importanti degli interni. Mettono in contatto l’utente con la natura circostante e permettono di ricostruire un equilibrio che da tempo e' stato compromesso”.
La Hugo Boss Industries Strategic Businnes Unit, completata a Coldrerio, Svizzera nel 2006 gioca sul tema della doppia pelle: una virtuale fatta da un intreccio di lamelle di legno e un’altra più tradizionale che all’interno involucra l’edificio. Tra le due, una serie di terrazze che hanno doppia funzione: garantire gli spazi di fuga all’aperto imposti dai vigili del fuoco e proteggere dai raggi del sole i posti di lavoro. Di interesse anche la struttura realizzata in legno, acciaio e cemento al fine di ottenere benefici sia dal punto di vista energetico che dell’isolamento acustico.
Meno riuscito, a mio avviso, il complesso delle terme di Merano, completato nel 2005. La glass box che racchiude le piscine ha, infatti, un impatto sull’ambiente circostante che non e' riscattato dall’eccezionalità della forma. Si fa perdonare, però, per le viste sul paesaggio circostante e per l’articolato sistema di piscine che offre al suo interno.
Pubblicato su The Plan n.22/2007