1.A tuo avviso, è fondata l’impressione che alcuni esponenti della generazione di mezzo stiano affermandosi grazie soprattutto a operazioni di marketing culturale, rendendo difficile la valutazione del rapporto tra qualità professionale e potere culturale?
LPP: Personalmente non ho niente contro il marketing. Gli architetti per affermarsi sul mercato debbono autopromuoversi. Ma la pubblicità può essere corretta o scorretta. Nel senso che a volte si cerca di vendere un prodotto che non corrisponde alla sua descrizione. Da noi, per esempio, troppi progettisti che orecchiano le mode si spacciano come grandi sperimentatori. Altre volte si cerca di vendere il prodotto vantandone caratteristiche che sono tra loro inconciliabili. Per esempio il rigore classicista e l’apertura all’innovazione. Infine – e questo credo che sia il senso della domanda- da noi troppe volte c’e' abuso di posizione dominante. Nel senso che si utilizzano ruoli che dovrebbero essere super partes per ottenere benefici professionali. Per esempio combinando in una sola figura quella del direttore di rivista, dell’ accademico, del politico e del professionista. E si utilizzano le quattro carte come continua merce di scambio. I quarantenni e i cinquantenni conoscono bene il gioco anche perché glielo hanno insegnato i grandi vecchi che a loro volta lo avevano imparato da Piacentini. Lo hanno semplicemente aggiornato e attualizzato, per esempio giocando di sponda con lo star system.
2. Ciò accresce le difficoltà che l’ultima generazione di professionisti incontra per affermarsi con la sola capacità personale, nonostante si registri in essa la presenza di personaggi di grande talento?
LPP: Se si ha talento ma non si conoscono le regole del gioco ci sono poche possibilità di emergere. E questo e' colpa anche della critica che e' spesso latitante o collusa con i giochi di cui sopra.
3.Si può leggere in tutto questo un richiamo alla situazione delle università italiane, schiacciate sotto il peso della proliferazione delle facoltà di architettura e del crescente numero di lauree triennali, che obiettivamente ostacolano la formazione di professionisti di buon livello generale?
LPP: Le facoltà italiane sono tutte o quasi alla deriva. Ciò nonostante buoni architetti ce ne sono anche perché molti ragazzi integrano la propria formazione all’estero. Ma il problema non e' solo fare buoni professionisti, e' rendere il sistema più trasparente e onesto. Per esempio rilanciando un ruolo autonomo della critica. E impedendo a tutti i livelli il conflitto di interesse.
Apparso su L'Arca di Ottobre 2007