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Grasso Cannizzo, Casa Parisi Sortino
Casa Parisi Sortino ci dimostra che si può, con creatività e determinazione, ristrutturare anche ciò che ci appare definitivamente perduto. Nel caso, una pessima preesistenza costruita in stile neo-abusivo, cioè con tutti quei vezzi che sono tipici del novanta se non della totalità dell'edilizia abitativa italiana: cornicioni ipertrofici e iperprotettivi, finestre persianate e tapparellate, vezzosi balconcini e avvolgenti terrazzi perimetrali. La Grasso Cannizzo con una operazione chirurgica, che ricorrere più al levare che al mettere, estrae dal vecchio edificio un nuovo corpo semplice, essenziale ma nello stesso tempo carico di una forte energia che sprigiona dal contrasto tra i volumi, i secchi tagli e le trasparenti gabbie in ferro. Ci ricorda le severe case rurali che ancora si vedono disperse per la campagna o la costa siciliana. Ma senza alcun intento mimetico, perché ad essere richiamato alla mente è più un concetto, un modo essere nel paesaggio che una forma precisa; e senza nostalgie accademiche per l'architettura mediterranea o neogreca, cioè senza quella sorta di malattia stilistica che cova nelle università italiane e, in particolar, e in quelle di provincia, avallata dalla cattiva imitazione di poco convincenti modelli spagnoli e portoghesi. Se proprio vogliamo cercare una parentela formale a questo modo di comporre per scarni volumi, la possiamo trovare in una certa maniera minimalista che troviamo in Olanda o in Inghilterra. Ma un minimalismo sui generis, non rifinito, povero che ha parentele con il cheapscape californiano di Gehry e con la poetica angelena del materiale grezzo e del non finito, tanto che il proprietario, si racconta, credeva che la casa già terminata fosse invece ancora da completare. Questo il primo impatto; affrontare però in termini stilistici casa Parisi Sortino, può essere fuorviante. L'opera, infatti, come un po' in tutte le altre, una più importante dell'altra, della Grasso Cannizzo -un architetto che non esistiamo a definire come la più brava e coerente sulla scena italiana oggi- nasce dall'ossessione metodologica, dalla volontà di risolvere un problema attraverso una serie di passi obbligati e conseguenti. Nel caso specifico: come recuperare relazionalità significative a una costruzione insignificante senza alterarne la cubatura e senza intaccare la struttura portante. La casa in questione, infatti, come tutte le case abusive aveva una distribuzione interna banale e rapporti con l'esterno convenzionali, limitati da poche bucature pensate solo in funzione della garanzia di un quantum di luce e di aria agli ambienti interni. I pezzi tolti e i pezzi aggiunti corrispondono allora al minimo delle mosse necessarie per restituire significato in termini di spazio rispondendo in modo significativo alle richieste del committente e per recuperare il rapporto con l'esterno, soprattutto con il giardino in un delicato gioco complessivo di bilanciamento tra estroversione e introversione, apertura al contesto e ritrovamento della organicità e unitarietà delle relazioni interne. Gioco in cui, partecipano con un ruolo significativo anche le pergole metalliche che, in quanto volumi vuoti, contrastano con i volumi pieni della massa edilizia e, insieme, senza aggiungere cubatura, rendono figurativamente unitario un organismo che altrimenti correrebbe il rischio di apparire frammentato.
Apparso su L'Industria delle Costruzioni
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