La mostra Lucio Fontana. Venezia/New York e' un evento imperdibile. E' stata ospitata a Venezia, nella sede della Collezione Peggy Guggenheim dal 4 giugno al 24 settembre, per poi essere trasferita a New York, dal 10 ottobre al 21 gennaio, nel Museo Solomon R. Guggenheim.
Vi sono almeno tre ragioni per visitarla.
La prima e' che la mostra, supportata da un eccellente catalogo, ricostruisce uno dei più felici momenti della vita artistica di Lucio Fontana: quello, tra il 1961 e il 1965 , quando l’inventore dello Spazialismo e autore dei tanto famosi, quanto allora discussi, buchi e tagli nelle tele si confronta con due città così diverse, affascinanti e coinvolgenti realizzando prima il ciclo detto delle Venezie e poi quello delle New York.
Più precisamente, il ciclo delle Venezie nasce tra il 1960 e il 1961 e si compone di ventidue quadri. Rappresentano la cronaca immaginaria di una giornata passata nella città lagunare. Hanno titoli evocativi quali “ Concetto spaziale, Venezia era tutta d’oro”, “ Concetto spaziale, All’alba Venezia era tutta d’argento”, “ Concetto spaziale, Notte d’amore a Venezia”, “ Concetto spaziale, Venezia Barocca”.
Materializzano nei termini vibranti della luce e del colore, le relazioni tra l’artista, gli elementi atmosferici e le forme sinuose della città. Dopo che undici Venezie sono esposte nella mostre Arte e Contemplazione che si svolge nel luglio-ottobre del 1961 a Palazzo Grassi, dieci ( di cui tre inedite) varcano l’Atlantico per essere mostrate, insieme a altre di soggetto diverso, alla Martha Jackson Gallery di New York. Per l’artista italo-argentino e' un successo: molti lavori sono acquistati già prima dell’apertura e alla vernice sono presenti personaggi del calibro di Hans Hoffmann, Clyfford Still, Franz Kline, Robert Motherwell, Leo Castelli. Per Fontana e' il primo viaggio a New York. L’artista ne resta talmente affscinato da affermare che la città, con i suoi grattacieli inondati da torrenti luce, e' più bella della stessa Venezia.
Tornato in Italia si chiede: “ Come faccio a dipingere questa terribile New York?” Poi, d’un tratto, ha l’intuizione. Prende delle lamiere di metallo luccicante e le riga ora verticalmente per dare il senso dei grattacieli ora “sforacchiandole” con un punteruolo, ora ondulandole per creare un drammatico effetto-cielo, ora “riflettendoci un pezzo di stagnola colorata per ottenere dei bagliori tipo Neon”. Aggiunge: “nessuna materia riesce così bene a dare il senso di questa metropoli tutta fatta di vetri, di cristalli, di orge di luci, di bagliori di metallo”. Le prime New York sono esposte già nel 1962 a Torino al Centre of Artistic Research, con un allestimento di Nanda Vigo la quale, su indicazione dello stesso Fontana, pensa ad un ambiente avvolgente e curvo per contrastare con le longilinee lastre, alcune strette e alte circa due metri.
La seconda ragione per recarsi a visitare questa mostra ha a che vedere con l’architettura. Fontana e' uno scultore che, per tutta la sua vita, ha lavorato a stretto contatto con gli architetti e da questi e' stato apprezzato. E lui stesso e' rimasto affascinato da due personaggi che a New York realizzano altrettanti capolavori: Mies van der Rohe di cui ha ammira il Seagram Building di Park Avenue e Frank Lloyd Wright che del museo dove si svolge oggi la mostra, il Guggenheim, e' stato il progettista. L’evento e' dunque una ottima occasione per godere in contemporanea, mettendole a confronto, espressioni artistiche, pittoriche e architettoniche, apparentemente così diverse ma in fondo tendenti ad un unico fine: la creazione di nuove relazioni con lo spazio.
La terza ragione e' che le opere in mostra, tra le quali compaiono anche quadri e disegni non direttamente afferenti al ciclo delle Venezie e delle New York, sono tutte di altissima qualità. Possono dare, anche ad un pubblico scettico rispetto alle potenzialità dell’arte astratta, un’idea di quante infinite, vibranti e coinvolgenti variazioni sono possibili anche ricorrendo al semplice lavorare con il punteruolo e con la lametta.
Apparso su Ulisse (dicembre 2006)