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Premi all'Accademia di San Luca

Viviamo in un momento di riflusso. A testimoniarcelo sono purtroppo alcuni segnali sempre più forti e chiari. Tra questi metterei senza esitazione i risultati del Premio Giovani per l’Architettura (2006) dell’Accademia Nazionale di San Luca. I venti lavori, segnalati tra gli ottantotto pervenuti, lasciavano letteralmente esterrefatti  per almeno due ragioni. La prima e' che per la gran parte si trattava di progetti e non di concrete realizzazioni: e se hai quasi quaranta anni e ancora presenti solo dei disegni a un premio così prestigioso vuol dire che qualcosa nel sistema Italia non funziona; oppure, e mi sembra che il fatto sia paradossalmente ancora più grave, di opere di piccola dimensione e neanche originali già presentate e ripresentate in altri premi di architettura ( sta delineandosi, e questo mi spaventa non poco, la figura del professionista del concorso: cioè di un progettista che realizza una brillante opera prima e poi per cinque anni ci campa di rendita ripresentandola in tutte le  occasioni e in tutte le salse). La seconda ragione è che un discreto numero dei venti progetti selezionati alla prima tornata erano mediocri. Anzi, per dirla tutta, alcuni erano talmente obsoleti dal punto di vista linguistico che sarebbero potuti comparire in una mostra di trenta anni fa, quando in Italia dominavano ancora il post modern, la tendenza e gli esausti manierismi linguistici alla Eisenman primo periodo. La colpa, ovviamente, non e' solo dei progettisti.

E’ anche della selezione operata dalla giuria composta  da Guido Canella, Angela Cipriani, Giorgio Ciucci, Paolo Portoghesi e Franco Purini. Selezione che opera sia  direttamente che indirettamente: nel senso che quando si sa che una giuria è ultratradizionalista i gruppi più interessanti e sperimentali snobbano il premio. Detto questo, per fortuna non tutti i progetti erano deludenti. Cinque o sei opere discrete c’erano e tra queste una sicuramente sopra la media: la casa C+V realizzata da Giovanni Vaccarini a Giulianova. Capolavoro? Forse no per i sin troppo scoperti riferimenti alle ville di Rem Koolhaas e qualche ammiccamento sicuramente eccessivo alla moda del momento. Ma che si trattasse di una delle cose migliori realizzate negli ultimi anni lo testimoniavano  la curiosità e i commenti positivi del pubblico che il 18 ottobre ha visitato  la mostra allestita lungo la magnifica rampa del Borromini nel palazzo sede della veneranda – risale al 1593- Accademia. 

Come e' previsto dal premio, che quest’anno e' alla sua seconda edizione, tra i venti lavori ne sono stati selezionati tre ( la giuria per questa ulteriore selezione era formata da Guido Canella, Paolo Portoghesi, Pio Baldi, Daniel Modigliani e da Franco Purini presente però solo con un contributo scritto) : sono quelli di Roberto Ianigro, di Liverani/Molteni architetti, di Franco Puccetti. I tre sono stati invitati a presentare in maniera compiuta l’opera scelta predisponendola per una mostra più approfondita che si svolgerà prossimamente  e dalla quale emergerà il vincitore. Che giudizio dare dei tre finalisti? Sicuramente positivo per Ianigro che ha realizzato un interessante stabilimento industriale a Melfi, caratterizzato da una brillante articolazione volumetrica e da intensi effetti luminosi e spaziali. Positivo con riserva per Liverani/Molteni: una casa a Barlassina, in provincia di Milano, graziosa ma oramai stranota agli addetti ai lavori e non solo a quelli. Francamente perplesso per l’ampliamento del cimitero a Pianello Val Tidone, in provincia di Piacenza, un progetto elegante nel suo impianto per linee parallele  ma forse eccessivamente duro anche per i cari estinti.

Apparso sul n.42 di Edilizia e territorio. Ottobre/2006

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