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Giovanni Damiani

1.Una auto-presentazione in quattro righe...
Sono nato a Trieste trentatré anni fa, ho studiato allo IUAV a Venezia dove ho ancora la mia base centrale di una vita abbastanza fatta di treni. Mi sono laureato con Secchi con una tesi che direi di storia sulla rivista Oppositions e ho cominciato a frequentare parecchio gli Stati Uniti, ho seguito il dottorato di storia nella tana del lupo veneziana. Lavoro da anni con Marco Biraghi a Milano e ora insegno a contratto a Trieste Teorie del progetto contemporaneo. Mi interesse sempre più di urbanistica e di processi gestionali, lavoro volentieri come consulente e ho pochissimo tempo per fare l'architetto, ma prima o poi farò anche il mestiere perché mi interessa sempre di più.

2. Cosa ne pensi dell’architettura in Italia oggi ...

Molte cose sono cambiate e molte stanno cambiando. Stiamo vivendo un periodo di passaggio in cui sta finendo la grande influenza dei “maestri” e non si trova un altro pensiero forte, ma ci sono tanti giovani interessanti e vedo anche tante belle cose in giro. Manca tantissimo una infrastruttura che tenga assieme il tutto e ci permetta di non bruciare un altra generazione, ma questo discorso non vale solo per l'architettura è il paese che sta facendo un sacco di fatica.
Per me il vero motivo di questa crisi è che non abbiamo capito che la cultura pop(olare) è la cultura del nostro tempo e non una sottocultura da temere.

3. Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua...

Io l'unico committente così fesso da farmi realizzare dei progetti l'ho trovato in me stesso, per cui se mi faccio fare la casa da qualcuno perderei l'unica occasione di mettere su dei muri, che è una cosa che mi piace moltissimo. Di recente sto chiudendo una piccola casa a Trieste in cui ho lavorato per il progetto assieme a Leila Di Gangi e debbo dire che il suo apporto al progetto è stato decisivo, ecco diciamo che farei da solo come idea, ma che mi piace collaborare.

4. Il nome di una star internazionale alla quale faresti costruire casa tua...
Come sopra, al massimo potrei ragionare su qualche nome per poi rivendere e farci su quattro soldini... in quel caso vanno fatti soli i conti del a quanto si prezzano sul mercato i big... del resto mi pare che oggi si ragioni molto così. Non faccio un nome ma ultimamente sono molto interessato achi lavora con lo spazio, la luce, le forme a prescindere dai materiali. Tutta questa architettura fatta di bei pannelli, facciate spettacolose, dettagli sbalorditivi da catalogo devo dire che lascia completamente indifferente, sempre di più.

5. Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto.
Vorrei citare Cronicles, il primo volume dell'autobiografia di Bob Dylan... spiego perché lui parla di tantissimi musicisti, di tantissimi generi e parla sempre con affetto e interesse. Non si può dire che Dylan non abbia fatto le sue ricerche, ma capisce benissimo che non può prescindere dall'imparare dagli altri, dall'ascolto. Io vorrei che gli architetti ragionassero di più così, senza bisogno di trovare subito un edificio preferito, un architetto di riferimento e che ci fosse più curiosità e interesse nel lavoro degli altri. C'è da imparare da tutti qualcosa, non è demagogia è un ottimo modo di essere più produttivi.
Comunque non voglio sottrarmi alla domanda e ti dico che ieri rimettevo a posto della foto e il Bis administration Building di Mario Botta a Basilea non incontra il mio gusto...

6. Mi sembra che state organizzando un concorso under 30. Ci parli di questa iniziativa?
Con grande piacere. Con l'associazione TriesteIdea abbiamo lanciato una proposta per fare un Urban Center a Trieste e abbiamo deciso di fare un concorso di idee per giovani under 30 per vedere di portare avanti l'idea di riutilizzare un distributore di benzina realizzato dai BBPR anche per fareomaggio a Rogers che a Trieste è nato. Il concorso nasce con la facoltà di architettura di Trieste e Collaboratorio. È un progetto veloce, di idee, di concetti, secondo me molto divertente e spero che partecipino tanti giovani. Si può trovare tutto il materiale su www.architecture.it <http://www.architecture.it/> <http://www.architecture.it/>  

7. A proposito, come vedi la situazione dei concorsi, oggi in Italia?
C'è della stanca. Il concorso da evento che ha cambiato il modo di lavorare come era dieci anni fa, sta diventando una prassi. Da un lato è un bene, dall'altro vedo un attimo di stanca anche perché non si realizza molto di quello che vince i concorsi.

8. Mi sembra che tu sia attivo oggi nell’area triestina. Cosa bolle in pentola?
Trieste è una città interessantissima, una delle più interessanti d'Italia secondo me, solo che a Trieste nessuno (o quasi) se ne accorto... Posto bellissimo, un confine che sta cadendo, porta naturale con l'est che è una delle chiavi strategiche dei prossimi decenni per l'Europa, capoluogo di una regione a statuto speciale, un livello di cultura diffuso altissimo, istituzioni scientifiche solide e di eccellenza mondiale. Insomma tutto quello che serve per essere competitivi nel mondo di oggi, solo che non succede nulla e nessuno pensa neppure che possa succedere. Ma succederà invece. Dopo tanti anni veneziani sto cercando adesso di scommettere su Trieste, ho avuto un contratto per insegnare teoria del progetto contemporaneo e ci vengo spesso e mi divido la vita tra queste città. 40% a Venezia, 40% a Trieste e 20% in giro per il mondo potrebbe essere il giusto equilibrio.

9. L’università italiana...la consiglieresti? E se si in quale città? a Venezia? a Trieste?
L'università italiana è in crisi seria, vera e profonda. È crollato un modello concettuale e non c'è ne uno nuovo visto che questo scopiazzare a caso il sistema anglosassone è inapplicabile perché le basi di quel sistema sono la competitività e mobilità di chi insegna, la meritocrazia e la disponibilità totale nei confronti degli studenti. Cose che da noi sappiamo essere piuttosto rare. Io devo dire che oggi come oggi sceglierei una piccola, tanto si finisce in cinque anni oramai. 5 anni a Ferrara piuttosto che Ascoli dove c'è un bel clima umano, uno dei cinque in Erasmus e poi via lontano senza pensarci troppo a fare altri 2 annetti altrove. Fondamentale è però che uno studi via da casa, a 18 anni devi uscire dalla famiglia, io farei una legge su questo subito, ma non con incentivi per chi va, con tasse per chi resta a casa...

10. La tua visione dell’architettura: autodefinisciti: reazionario, tradizionalista, moderato, organico, progressista, sperimentalista, avanguardista ( o altro purché la definizione sia al massimo di un paio di parole e non cercare di scappare alla domanda dicendo che sei oltre le sigle...)

Non sono oltre le sigle, ma mi piacciono poco le etichette, ma ci provo.
Reazionario, proprio no; tradizionalista, non direi anche se ho rispetto delle tradizioni come momento di accumulo di un sapere; moderato, non mi ci vedo troppo, paziente e rispettoso delle idee e opinioni altrui spero di si, ma moderato non mi sento; organico, ? Non so a Roma ma la categoria organico non la si sente da anni nel resto del mondo. Comunque organico no; progressista, lo sono per molti versi, un progressista particolare visto che lo coniugo con il mio essere nihilista; sperimentalista, mi fa un pochino “cazzaro”, certo che guardo la sperimentazione con simpatia, ma molto più nei processi che nelle forme architettoniche; avanguardista nel senso di balilla-agente mediolanum? Le avanguardie mi sembrano un esperienza chiusa nel novecento. Altre parole che mi vengono in mente: appassionato, curioso e generoso

11. Mettimi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au, Fuksas, Piano, Anselmi, Purini,Cellini, Portoghesi, Gregotti. ( per cortesia non mettere pari merito).
Eisenman, Koolhaas, Gehry, Herzog e de Meuron, Gregotti e Purini, il resto con la massima stima di tutti non mi interessa nello stesso modo.

12. Che ne pensi della Darc? E che faresti se fossi al posto di Pio Baldi?
La Darc è una di quelle infrastrutture che mancano in Italia per costruire davvero un sistema attorno alle ricerche. Benissimo che ci sia, Baldi mi pare faccia anche il suo lavoro bene. Prima di dire che la vorrei più aperta ai giovani, più capace di essere un luogo centrale o altro, mi pare importante dire che è benissimo che ci sia la DARC e che ci vogliono più occasioni ancora. Dobbiamo tutti essere più positivi e propositivi. Gambe in spalla e pedalare, con le critiche tra di noi non si ottiene molto.

13: Zevi o Tafuri?
Tafuri perché, a prescindere da tutte le distorsioni che può aver anche generato, ha una profondità di pensiero di uno spessore spettacoloso. Zevi è stato utilissimo al dibattito italiano e ha detto e fatto cose importanti, ha tutta la mia stima, ma il rovesciamento epocale di visione messo in campo da Tafuri resterà come una delle cose più significative del Novecento italiano e non solo architettonico.

14: La critica oggi non e' un po’ senza denti?
Il concetto di critica nella società postmoderna è cambiato, il mondo è cambiato, i sistemi devono cambiare, tutto qui. In Italia c'è una generazione di trentenni che secondo me, anche se forse un attimo isolata e poco visibile sui grandi media, sta dicendo delle belle cose. C'è più critica buona che buona architettura forse forse.
La critica è politica e fina a che la politica resta un luogo di mera creazione di consenso si può fare molto poco.

15: Un libro che consiglieresti a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico

Agli studenti tutto, devono leggere come dei matti in ogni direzione, essere curiosi è la prima cosa per avere a che fare con l'architettura. Se vuoi un nome gli passo tutti i libri di Sergio Bettini che faranno loro senza dubbio bene. Agli architetti consiglio di rileggere L'architettura della città che è un libro che si sta dimenticando ed invece è ricchissimo (qualsiasi cosa si pensi di Rossi e delle sue architetture). Al critico consiglio davvero l'autobiografia di Dylan perché capisca che dobbiamo ascoltare, guardare ed essere capaci di imparare da tutto senza chiudersi nei propri orticelli.

16: Saranno famosi: fammi tre nomi di architetti al di fuori dell’area del nord-est
Se dico Boschetti poi Andrea si arrabbia e mi dice che lui è già famoso... a parte l'amicizia bella che c'è tra noi, Metrogramma ha una energia incredibile e questa finirà per pagare. Saranno famosi di certo, anzi, diciamo che saranno più famosi di quanto già sono così evito la telefonataccia...
Dico 5+1 perché mi piace come loro hanno costruito la struttura, alcune architetture sono interessanti, altre magari mi colpiscono meno, ma stanno pensando tanto a come si fa uno studio oggi e a me questa cosa interessa moltissimo.
Poi mi gioco un jolly e dico Vaccarini, fa una ricerca che è abbastanza distante da quello che mi interessa oggi a me, ma lo trovo una persona talmente educata e gentile che mi piacerebbe diventi famoso imponendo il modello e lo stile di comportamento. Sia chiaro che lo trovo anche un bravo architetto.

17: Saranno famosi: fammi tre nomi di architetti dell’area del nord-est
Gri e Zucchi di Udine che trovo davvero molto bravi, sono maturi e hanno tutto per riuscire benissimo a fare una bella carriera. Paolo Ceccon a Venezia anche se forse gli interessa talmente tanto essere bravo che ogni tanto si disinteressa a diventare famoso, ma Paolo oltre che una persona complicata è davvero un talento vero. E per il terzo nome mi gioco anche questa volta un azzardo e dico Leila Di Gangi, molto più giovane, studio ancora in start up e forse in questo non ancora pronta e entrare nelle terne di nomi, ma secondo me lei ha un talento davvero grande nel capire lo spazio e dettare regole del progetto, poi ha l'energia che hanno quelli che ci riescono.

18: Il tuo artista favorito (non architetto) e il tuo critico d’arte favorito.
Resto sul contemporaneo perché se no è troppo difficile e, premesso che l'arte contemporanea mi annoia da matti, trovo che Cattelan sia davvero intelligente e acuto. Dei circuiti di arte contemporanea faccio volentieri a meno per cui sul sistema della critica faccio fatica a pronunciarmi. Sto rileggendo due cose di Sergio Bettini ed è un gigante.

19: Gioco della torre: Boeri o Dal Co? Insomma: Domus o Casabella? ( puoi fare anche una carneficina o dire: passo)

Gioco gioco. Intanto sono due persone molto interessanti e complesse. Della Domus di Boeri si sa cosa penso, lui crede nel viaggio a vista e si disinteressa dell'architettura, a me piace sempre più l'architettura architettura e credo nelle rotte fatte sul tavolo da carteggio. Però di una Domus diverse c'era bisogno e resterà qualcosa di questa direzione ne sono certo. Dal Co è una testa straordinaria, come del resto Casabella è molto bella esteticamente, ma penso sia un progetto superato. Alla fine Dal Co è fermo ad un immaginario culturale di almeno vent'anni fa ed è un conservatore nel senso più ricco e interessante del termine. Io ho trentatré anni e non posso permettermi di pensare che abbia ragione lui e che tutto sia immutabile, devo schierarmi dall'altra parte e buttare lui giù dalla torre. Poi si butta giù sempre il più pericoloso per primo (è un gesto di stima alla fine ed io Dal Co lo stimo molto anche se lo trovo dannoso in questo frangente storico)

20: Tre parole oggi importanti
Strumenti, studio e infrastrutture (un programma di governo praticamente)

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