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imm da fare

Antonio Tramontin

1. Una auto-presentazione in quattro righe...
Vivo e insegno a Cagliari Architettura delle Grandi Strutture agli allievi architetti-ingegneri del 5° anno.
Ho girato il mondo come esperto O.C.S.E. per l’impatto ambientale delle grandi infrastrutture sul paesaggio-ambiente.

2. Architettura contemporanea in Sardegna. Sta succedendo qualcosa? Ci sono segnali di speranza?
E’ in fase di avvio il concorso internazionale per il “Museo d’Arte Nuragica e Contemporanea” voluto dal Governatore Soru, c’è la facoltà di architettura di Alghero e la nuovissima architettura di Cagliari e poi la preparazione e l’entusiasmo di giovani ingegneri-architetti sardi che si confrontano oltremare.

3. Cosa ne pensi dello stato dell’ architettura in Italia oggi ...
Qualche bel bagliore nel buio diffuso di una eclettica normalizzazione.

4. Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua...  
Michele Zara con Marco Atzori e Luca Peralta

5. Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto.
Il Vittoriano e, in Sardegna , il Palazzo del Consiglio Regionale.

6. La facoltà di ingegneria di Cagliari. Mi sembra che stia producendo buoni architetti. Quali sono i suoi punti forza?

Le tecniche al servizio dell’invenzione e un rapporto diretto degli studenti con gli insegnanti.

7. Cagliari o Alghero, che facoltà consiglieresti a uno studente che vuole fare l’architetto?
Cagliari, perché l’architettura rimane ricerca paziente e richiede strutturazione e formazione continua.

8. Che consiglio daresti a uno giovane appena laureato?
Fai un master orientato, possibilmente all’estero, dopo avere deciso cosa davvero vuoi fare da grande.

9. Sei stato  allievo all’Architectural Association. In quali aspetti il sistema di insegnamento inglese e' migliore di quello italiano?
Qualche anno fa, Alvin Boyarsky mi diceva:
“Nel tuo diploma A.A. con Habraken eravate in sette; quando sono stato Visiting a Venezia gli studenti si arrampicavano sulle finestre. Come fate a insegnare così l’architettura in Italia?”
A parte il numero, la polidisciplinarietà reale.
Nel ’70  le lezioni di Pask (cibernetico) e di Frank Newby (strutturista sistemico) sul progetto del Fun Palace, facevano il pari con quelle di Cedric Price.
Dunque laboratori direzionati e polidisciplinari.

10. La tua visione dell’architettura: autodefinisciti: reazionario, tradizionalista, moderato, progressista, sperimentalista, avanguardista ( o altro purchè la definizione sia al massimo di un paio di parole e non cercare di scappare alla domanda dicendo che sei oltre le sigle...)

Tecnico

11. devi organizzare un importante concorso  a inviti di architettura e ti danno l’incarico di invitare cinque architetti  Chi scegli?
Scelgo di invitare: Eisenman, Koolhaas, Hadid, Coop Himmelb(l)au, Anselmi.

12: Zevi o Tafuri?
Il carissimo Bruno Zevi.

13: Architettura e nuove tecnologie. Un successo o un fallimento?
Un fallimento se l’architettura si consegna alle tecnologie. Un successo se le nuove tecnologie diventano “un mezzo anche espressivo, ma non un fine, elevabile a stile dell’architettura.” (G. Carrara)

14: Non ti sembra che la tradizione di grandi strutturisti che nel passato ci ha dato eccellenti opere ( Nervi, Musmeci, Morandi...) si sia in gran parte esaurita? Cosa si potrebbe fare per formare migliori architetti-ingegneri?
Non solo la tradizione delle grandi strutture si è esaurita, ma la scuola attuale o se ne disinteressa o le tratta in modo settoriale.
Pertanto si potrebbe riprendere, rinnovandola, la tradizione pragmatica degli anni ’50 con l’innesto di attitudini ingegneristiche nella cultura architettonica; rifondare la tecnica come espressione culturale; organizzare lo spazio per attività, come sintesi tecnica del progetto e della sua costruzione.

15: Un libro che consiglieresti a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico
A uno studente:Deus Ex Machina: l’architettura delle grandi strutture.
A un architetto:Yokohama Project di F.O.A. La trilogia: Forme ed ombre - This is tomorrow – Silenziose avanguardie
A un critico: Due autori: Manuel Castell per le reti e Saskia Sassen per la società dell’accesso e le geopolitiche indiane e orientali. Perché l’architettura non è autoreferenziale ma esprime il linguaggio del tempo (Mies); è in questo senso igroscopica dei passaggi e cambiamenti delle formazioni storico-sociali.

16: Che ne pensi del progetto del ponte di Messina?

I progetti di Architettura e di Ingegneria hanno un terribile difetto: che sono visibili e riscontrabili, e dunque non possono nascere già vecchi.

17: Saranno famosi: fammi tre nomi
A.P.S.T., Luca Peralta, Ambrogio Angotzi
 
18: Il tuo artista preferito ( non architetto)
Michel Petrucciani: pianista jazz da poco scomparso

19: Gioco della torre: Boeri o Dal Co? Insomma: Domus o Casabella? ( puoi fare anche una carneficina o dire: passo)
Stabilisco un ponte tra le due torri: tra gli oggetti-progetti autoreferenti e le aperture dottrinali ad ampia scala per una dimensione insieme reticolare e misurabile dell’architettura.

20: Tre parole oggi importanti
Rete-accessibilità-visibilità

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