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Paola Rossi
1. Una auto-presentazione in quattro righe... Donna …architetto: nell’ordine? Dipende. Ho studiato architettura anche per sfuggire ad una particolare attitudine che mi voleva studiosa di matematica. Ho cercato disperatamente la fantasia e forse ci sono riuscita. Non sono io a poterlo dire ma certo il foglio bianco non mi fa più paura. Ogni volta è una nuova sfida e soprattutto un profondo cimento con me stessa. Amo il cantiere e anche coprirmi di polvere : il momento più ” erotico” è quando si elimina per costruire, è l’inizio, è una promessa, poi cominciano i problemi……. Il momento più appagante è guardare le foto del lavoro compiuto anche se lì viene la voglia di ricominciare con un altro progetto . . . ! Punto di svolta sono stati l’incontro con l’analisi collettiva di Massimo Fagioli ed il rapporto con lui.
2. Ti sei occupata a lungo dei concorsi di architettura. Ce ne vuoi parlare? Ho inventato e coordino da oltre sette anni l’Areaconcorsi dell’ordine degli architetti di Roma.Ho fatto quello che avrei voluto qualcun altro avesse fatto per me …Perché in Italia, ancora nel 1997, il concorso di architettura non esisteva. Era un’occasione per pochi, una eccezione che confermava la regola. E la regola era “ grandi concorsi per architetti gia ‘grandi’ “. Avevamo visto la stagione dei concorsi francesi e assistito all’epico periodo barcellonese che aveva proposto la possibilità di trasformare intere aree urbane ed offerto possibilità a tanti architetti. In entrambi i casi il progetto, e non il progettista, era al centro dell’attenzione, il fine la qualità degli spazi che si volevano creare. Ho pensato di affrontare il problema, per cominciare, con due proposizioni di lavoro : per primo riuscire a dimostrare che il concorso non era un ostacolo ai tempi di realizzazione (scusa molto spesso addotta dalle amministrazioni recalcitranti) e successivamente riuscire a costruire dibattiti e confronti sul fare architettura. Ho raggiunto la prima meta. Per quanto riguarda la seconda, in Italia, e soprattutto a Roma che conosco bene, si è proprio perso il senso della ricerca.
3. Sempre sui concorsi di architettura. Così come sono fatti, sono una truffa? Cosa si può fare? No, non penso che siano una truffa, piuttosto, in alcuni casi, i presupposti e le persone possono farli diventare tali. Certamente come tutte le cose possono e devono essere migliorati. Ma se vogliamo denunciare una truffa, questa sta nel fatto che l’aumento dei concorsi non corrisponde all’aumento delle realizzazioni, ancora oggi vengono realizzate solo le grandi opere o poco più mentre la più parte, dopo i fuochi d’artificio dei risultati concorsuali, resta sulla carta … Insomma da questo punto di vista siamo ancora agli inizi. Si riescono a modificare i fatti ma le mentalità sono difficili a cambiare!
4. Cosa ne pensi dell’ architettura in Italia oggi ... L’Italia è uno dei paesi più ricchi di storia e architettura. La qualità e l’armonia degli spazi, la bellezza degli edifici si vivono ad ogni passo nei centri storici delle nostre città. Ma questa identità storica con tutta evidenza non è stata elaborata fino a diventare una certezza di potere e saper fare mentre negli altri paesi europei il rapporto con l’architettura è più coraggioso. Mi chiedo se scuole ed accademie si siano interrogate sul perché questo avviene.
5. Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua... Difficile delegare : ogni volta che qualcuno si affida a me per realizzare lo spazio dove vivere penso che sia una persona coraggiosa perché disposta ad affrontare un rapporto che mette a confronto idee e immagini, e in tema di creatività nessuno è disposto a rinunciare a priori alla propria. Lo spazio della casa deve corrispondere, diciamo rappresentare, qualcosa che esiste all’”interno” del suo abitante, e per far questo è indispensabile il rapporto interumano. In questo senso è ancora più difficile ideare uno spazio per se stessi : un artista che realizza un autoritratto rappresenta qualcosa di sé in quel momento, se poi sbaglia può sempre girare il quadro contro il muro! Ma un’architettura è fatta di mattoni, se si sbaglia non si torna facilmente indietro e vivere in uno spazio che non corrisponde profondamente è una condanna. Allora, chiederei di pensare/immaginare la mia casa a Massimo Fagioli, il solo che, per la sua ricerca e la sua realtà umana personalissima, saprebbe interpretare, diciamo, la mia realtà interna e magari regalarmene una più bella … e poi mi divertirei a costruirmela !
6. Il nome di una star internazionale alla quale faresti costruire casa tua... Sempre per i motivi detti non affiderei la mia casa a nessuna star.
7. Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto. Corviale, che, senza ombra di dubbio e al di là di qualsiasi giudizio sul disegno architettonico, è un crimine contro l’umanità. Non vorrei essere troppo sintetica e rischiare di non essere compresa ma non si può pensare una casa per un altro essere umano considerandolo e imponendogli l’identità di ... un pollo in batteria. E’ una violenza che ovviamente può causare altra violenza . Dimostrazione ne sono gli incendi delle banlieues parigine. Serve un pensiero realmente nuovo per immaginare e proporre spazi vitali e accoglienti o almeno un po’ di amore e rispetto per gli altri.
8. Un edificio che ti piacerebbe realizzare... Insomma quale sarebbe l’incarico dei tuoi sogni? E’ una sfida. Mi piacerebbe poter progettare un pezzo di città. Lo so che non esiste ricetta e che ogni tentativo, nella storia, è fallito in ipotesi astratte. Ma penso alle città medioevali, spazi coesi fatti di piazze, di vie, di trattorie… fatti dagli uomini per gli uomini mentre nell’architettura e soprattutto nell’urbanistica contemporanee si è persa l’immagine dello stare insieme a favore di un funzionalismo esasperato e disumano.E’ un progetto impossibile?
9. Ci vuoi parlare della tua collaborazione con Fagioli? In che modo architettura e psicanalisi possono convivere? Mi hai letto nel pensiero! Le città pensate dai geni solitari sono fallite forse perché erano immagini individuali, mentre oggi esiste l’immagine dell’Analisi collettiva di Massimo Fagioli. Quindi vorrei progettare un pezzo di città con Massimo Fagioli. E’ proprio di questi giorni una riuscita importante della mia collaborazione con lui: il Palazzetto bianco è di fronte agli occhi di tutti in via S. Fabiano nel quartiere Piccolomini. Partecipo ai seminari di Analisi collettiva di Massimo Fagioli dal 1982. Nel 1985 Fagioli mi chiese di realizzare la ristrutturazione della sede dei seminari e di colpo mi trovai di fronte ad un cimento impossibile e affascinante insieme: perché il luogo di quel setting era qualcosa di assolutamente rivoluzionario. Solo nel rapporto con lui ho potuto progettare una forma architettonica che potesse rappresentare e contenere l’Analisi collettiva. Nell’agosto 1986 abbiamo realizzato la ristrutturazione della sede in via di Roma Libera. “Le realtà psichiche si avvicinavano l’una all’altra per fondersi in una struttura intera che rappresentava la curva continua di un legno unico ricavato da un albero impossibile” ha scritto Fagioli nella quinta premessa al suo libro “Teoria della nascita e castrazione umana” nel 1989 . Così ho capito di essere riuscita e di avere scoperto una fonte inesauribile di immagini ! Ma tutto questo è storia, Fagioli nel 2001 ha completamente trasformato, ampliandolo, il setting di via Roma Libera.
10. Esiste una scuola ispirata al pensiero di Fagioli? Ci vuoi citare alcune opere? Qui a Roma ci sono alcune opere pubblicamente visibili e vivibili da tempo: la libreria Amore e Psiche, inaugurata nel 1992, il restauro di un palazzetto nel centro storico di Roma, in via S. Andrea delle Fratte ultimato nel 1996, le due sculture-fontane di Largo E. Rolli e di piazza N. Cavalieri, entrambe ultimate nel 2000 e infine il Palazzetto bianco. E poi tante altre opere private. Tutti questi progetti , realizzati insieme agli architetti sono anche stati esposti in una mostra che ha toccato le maggiori capitali del mondo dal ‘93 al ’98. Ma non esiste ne è esistita una scuola in senso accademico. Possiamo piuttosto parlare della ricerca, unica nel suo genere, di un gruppo di architetti nei riguardi di una straordinaria fonte di idee e di immagini. Abbiamo vissuto una esperienza certamente fuori dal comune assieme allo psichiatra dell’analisi collettiva, che con noi ha ideato, disegnato, plasmato, raccontato, composto. Questa ricerca, che ha indagato sulle radici del processo creativo in architettura e ha delineato un itinerario ricco di suggestioni tra architettura e linguaggio, si rapporta alla teoria innovativa dello psichiatra, ma anche alla realtà umana di Fagioli che non ha avuto paura di rispondere a chi gli chiedeva . . . il coraggio delle immagini. E dal 1998 stiamo a guardare e direi “studiare” quest’uomo particolarissimo che continua a ideare disegnare progettare, ormai senza il nostro aiuto. Pochi giorni or sono è stata installata una sua opera, la “Scultura blu” nel cortile della Facoltà di Studi Orientali, nel cuore dell’Esquilino.
11. L’università italiana...la consiglieresti? E se si in quale città? E a Roma? Si, con un suggerimento. L’architetto in formazione deve cercare ed esigere dalla scuola il massimo delle conoscenze tecniche e teoriche e della sperimentazione anche formale. La dimensione artistica, la creatività, sono fatti assolutamente personali e spontanei che non possono essere insegnati e tanto meno imposti.
12. La tua visione dell’architettura: autodefinisciti: reazionaria, tradizionalista, moderata, progressista, sperimentalista, avanguardista ( o altro purchè la definizione sia al massimo di un paio di parole e non cercare di scappare alla domanda dicendo che sei oltre le sigle...) Irrazionale ……e . spero, libera.
13. Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au, Fuksas, Piano, Anselmi, Purini,Cellini, Casamonti, Portoghesi, D’Amato, Dardia. Devi organizzare un importante concorso a inviti di architettura e ti danno l’incarico di invitare cinque architetti Chi scegli? Hadid , per una potenza di rappresentazione che non ritrovo in nessun altro e vorrei vederne la realizzazione corrispondente. Gehry, per vedere se la sua architettura si adatta ad ogni luogo. Purini, per il rigore delle sue impostazioni teoriche e progettuali e per la sua curiosità intellettuale. Ed infine Piano perché il mestiere non è acqua…
14: Saranno famosi: fammi tre nomi Non ho mai capito i criteri con i quali si giunge alla fama. Se sapessi fare dei nomi vincenti giocherei piuttosto al Superenalotto!
15: Un libro che consiglieresti a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico La fonte meravigliosa di Ayn Rand a un architetto. Amate l’architettura di Giò Ponti ad un critico. Saper vedere l’architettura di Bruno Zevi ad uno studente. Posso dirne un quarto? Bambino, donna e trasformazione dell’uomo di Massimo Fagioli a studenti, critici e architetti.
16: Tre parole oggi importanti FARE . FINALMENTE . ARCHITETTURA .
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