|
Antonella Mari, Locale Delicatesse a Polignano Mare
 |
 |
Il locale che Antonella Mari ha appena realizzato a Polignano a Mare nasce da una semplice convinzione: in un take away lo spazio deve essere ben diviso. Gli avventori che aspettano in piedi il cibo confezionato che porteranno a casa non devono, infatti, interferire con quelli che lo consumano in loco. Pena la confusione e un certo disagio tra i clienti. Dividere gli spazi per le due categorie di utenti è quindi la decisione più opportuna e un nastro in legno curvato appare la scelta più felice. Lega, infatti, con un unico motivo spaziale la zona a sedere del primo piano con quella del soppalco e entrambe con il bancone. Nello stesso tempo lascia libero tutto un lato del locale al movimento dei clienti. Dietro il pretesto funzionale, si leggono però in controluce anche motivazioni di natura estetica. Sono un gioco raffinato di linee curve, il piacere di realizzare uno spazio insieme unitario e ben articolato nelle sue specifiche componenti, una delicata poetica della luce.
Antonella Mari si è formata con Steven Holl; conosce molto bene l’architettura degli Stati Uniti per avervi studiato e per essere stata borsista dell’American Academy; ha una profonda sensibilità spaziale. Rifugge quindi dall’architettura degli interni folkloristica e affollata di oggetti caratteristici che allude alla mediterraneità. Rifugge parimenti una immagine eccessivamente fredda - da catena di montaggio per intenderci- in cui si possa assimilare il take away al modello Mac Donald.
Legno e curve comunicano calore e nello stesso tempo modernità. Una modernità resa più appariscente dall’idea di mordentare il multistrato di ciliegio con una tintura color arancio e, nello stesso tempo, di staccare, con una colorazione grigia, il pavimento in resina e le pareti pitturate. L’effetto finale è una scatola rigida con all’interno un contenuto piacevolmente invitante. Si intravede già dalla vetrina e serve come elemento di richiamo dalla strada.
Nella scelta di un unico nastro che si dipana è evidente il riferimento alle intricate configurazioni bloboidali sino ai fuggenti nastri adoperati con successo da Asymptote o da Foreign Office Architects, ovvero da Massimiliano Fuksas per il recente negozio di Giorgio Armani in Giappone. Non vi è però nella ricerca della Mari una eccessiva fascinazione tecnologica come nei primi, né la volontà di stupire con un gesto brillante e apparentemente spericolato come nel secondo.
Il ricondurre lo spazio a un unico comune denominatore, evita la frammentazione in una moltitudine di episodi che ne comprometterebbero identificabilità e leggibilità. Vi è, poi, il bisogno di rendere accattivante l’ambiente con un elemento formale che è accogliente, inglobante e nello stesso tempo agile e flessibile. Anche il portellone posto a chiusura della vetrina, una volta aperto, prolunga intelligentemente l’ideale disegno dello spazio interno sin verso l’ esterno, e funge insieme da tettoia e da elemento di individuazione del take away nel contesto urbano. Se riferimenti a tendenze dell’architettura vogliamo trovare, l’indicazione non può che cadere su Steven Holl sul quale la Mari ha scritto una ottima monografia recentemente pubblicata dalla Edilstampa, Ma non tanto nella forme quanto nel metodo, per entrambi basato sull’estrazione e l’identificazione di un concept, cioè di una ben chiara idea forza, strutturante l’intera composizione.
Un’opera senza un chiaro e ben sviluppato concept, a giudizio della Mari, manca di integrità e di unità, quindi di interesse. Un interesse che, richiedendo coerenza con l’idea e prescindendo da considerazioni stilistiche, esime l’architetto dall’inseguire le mode e dal ripetere stancamente forme riprese dal proprio o dall’altrui repertorio. Ma il concept ha bisogno di due ingredienti, oltre la forma. Sono la luce e l’esecuzione. La prima nel nostro caso è esaltata dalle strisce luminose artificiali, dal felice inserimento di lastre di policarbonato tra lo spazio del soppalco e il vuoto della cucina e, infine, dall’alternarsi di brusche cesure e delicate continuità che ritmano il movimento della linea curva. La buona esecuzione e cioè la concretezza del progetto è garantita dall’uso di una tecnologia semplice, cioè la piegatura del legno multistrato, comunemente adoperata dai produttori locali, ma applicata in modo inusuale: nelle tre dimensioni dello spazio e non delle due del piano. Un omaggio all’arte di Pino Pascali, genio dell’arte povera, che riposa proprio a Polignano a Mare.
Apparso su Ottagono
|