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imm da fare

Massimo Bilò

1. Una auto-presentazione in quattro righe
Credo di avere un destino da nomade. Come dipendente e come libero professionista ho progettato molto e costruito altrettanto. Nello Stato mi sono occupato di ricerche teoriche e normativa tecnica per l'edilizia residenziale. Presidente dell'Ordine di Roma per una consiliatura. Ho scritto vari saggi ed alcuni libri. Da tanti anni insegno come professore a contratto in diverse facoltà.

2. Cosa ne pensi della ricerca architettonica in Italia oggi.
Mi sembra che si stia chiudendo un ciclo negativo di grettezze politiche, sciocchi ideologismi occasioni mancate, frustrazioni, inadeguatezze professionali. Nella debordante massa di architetti che architetti non saranno, intravedo una nuova generazione, più determinata, più concreta, molto interessata al fare. Tuttavia conservo la mia sfiducia nella committenza, pubblica in particolare. Per i nostri decisori, la qualità architettonica è ancora un fattore troppo marginale, utile al più per qualche marketta elettorale.

3. Il nome di un architetto italiano vivente al quale faresti progettare casa tua.
Penso che in caso di paralisi mi rivolgerei a Aimaro Isola.

4. Il nome di una star internazionale alla quale non la faresti progettare.
Zaha Hadid

5. Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto.
San Pietro in Vaticano. Fuor di metafora, il gaio suppostone di Norman Foster a Londra.

6. Che fine ha fatto la ricerca sulla casa oggi? Esiste un altro CER?
La ricerca sulla casa segue il destino della ricerca nel nostro Paese, cioè non si fa. Un nuovo CER è improponibile (come fare con Bossi?), anche se il Piano Decennale per la casa è stato, come pochi sanno, l'unico piano sull'intero continente che abbia funzionato egregiamente. Eppure un nuovo PD servirebbe: se l'80% degli italiani ha casa in proprietà, gli altri dieci milioni come se la dovrebbero cavare? Non mancano proposte tipologiche minimamente innovative e apprezzabili; ma una ricerca sulla casa all'altezza dei tempi (e dei bisogni) richiederebbe ben altre integrazioni disciplinari, fondi pubblici e politici responsabili.

7. Cosa faresti se fossi il direttore del Darc?
Chiederei di essere trasferito ad altro incarico. Non sono più convinto che una direzione del genere, collocata -tra l'altro- in quel particolare ministero e con così pochi fondi, possa svolgere una funzione propulsiva. E forse neanche di vera tutela.

8. Università: malato terminale? E se ti facessero preside, con budget sostanzioso, di una facoltà di architettura, che faresti?
Malato terminale è un'espressione ottimistica perché sottintende una fine e, forse, una possibile rinascita. Ma chi staccherebbe il tubo oggi?
Con un budget veramente sostanzioso: a) limiterei al massimo le iscrizioni in rapporto alla cultura di base e alla predisposizione (si, alla predisposizione); b) tornerei al quinquennio e alle annualità. Oppure manterrei il 3+2, ma con un taglio rigidamente anglosassone; c) inserirei molte competenze esterne; d) privilegerei il fare. Ovvietà, non ti sembra? Ma ascolta:
"…in Europa un professore di architettura deve di solito aver acquistato una certa fama nella sua professione prima di essere chiamato ad occupare una cattedra; mentre in America un professore di architettura è stato considerato fino a poco tempo fa come un essere fuori della realtà, e che è meglio tenere distante dalla concreta attività architettonica; poiché l'insegnamento dell'architettura è tenuto per una carriera chiusa." Sigfried Giedion, 1941. E' dunque vero che l'Italia declina e che l'America, nel bene e nel male, è sempre stata in anticipo sui tempi?

9. Il nome della tua rivista preferita e perché?
In questo momento, il Giornale dell'Architettura perché non è una delle tante riviste clone.

10. Tre proposte che l'InArch dovrebbe fare proprie.
1) Riaprire la stagione dei Premi. Lo stiamo per fare in partenariato con l'Ance; 2) acquisire un taglio più politico e un ruolo più contestativo; 3) non so.

11. Zevi o Tafuri?
Mi sembra più attuale ed utile Zevi.

12. La critica di architettura non è un po' senza denti, oggi?
Per quanto riguarda l'Italia, certamente; ma va detto che il pane da mordere è pochino.

13. Chi sono stati i tuoi Maestri? E chi reputi sia stato un cattivo Maestro?
Non ho avuto veri maestri, se si eccettuano Muratori e Nervi. Non so se Quaroni sia stato un cattivo maestro perché non l'ho mai incrociato da studente, ma ritengo che alla facoltà di architettura romana (e non solo) abbia fatto molti danni. Ho molto amato un suo libro, non i progetti né le opere.

14. Mi ricordo che ti piacevano le cose della tendenza, Rossi in testa. Sei sempre della stessa opinione?
Ricordi male. Forse perché ero affascinato dagli scritti di Aldo Rossi (che molti ascrivono impropriamente alla tendenza)

15. Mettimi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au, Fuksas, Piano, Anselmi, Purini, Cellini, Casamonti, Culotta. ( per cortesia non mettere pari merito)
Koolhaas, Gehry, Herzog & de Meuron, Anselmi, Fuksas, Eisenman, Coop Himmelb(l)au, Purini, Hadid. Su Piano ho cambiato giudizio troppe volte. Non conosco abbastanza il lavoro gli altri.

16. Un libro che consiglieresti a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico.
Allo studente (del primo anno) "Manualetto" di Francesco Cellini (ma anche il mio "Caratteri funzionali degli edifici"); all'architetto (professionista) "La solitudine degli edifici" di Rafael Moneo; al critico (giovane) "Storia di sei idee" di Wladyslaw Tatarkiewicz

17. Saranno famosi: fammi tre nomi.
Come ti dicevo, nella generazione dei quarantenni vedo architetti di talento ed è solo per le avversità della condizione italiana che difficilmente si verificherà una fioritura paragonabile a quella olandese presentata da Lootsma in Super Dutch. Non faccio nomi: sarà famoso chi avrà più tenacia (30%) e più fortuna (70%).

18. Tre parole oggi importanti.
Dubitare, immaginare, resistere
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