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Nemesi
Decostruttivisti di rito italiano, Claudia Clemente e Michele Molé vivono un periodo particolarmente felice della loro stagione creativa. La Chiesa di Santa Maria della Presentazione al Quartaccio a Roma, recentemente completata, è forse la più interessante architettura realizzata in Italia negli ultimi dieci anni. Il progetto per Eurodomus, al Torrino Nord, sempre a Roma, di cui oggi lo studio Nemesi sta approntando gli esecutivi, si preannuncia come un’opera realmente innovativa sul tema della residenza cioè di un settore dove vige da diversi anni, da parte di costruttori, progettisti e utenti, un conformismo sciatto e a-problematico.
Decostruttivisti di rito italiano: in realtà, l’etichetta è insieme pertinente e fuorviante. Pertinente perché nel panorama nazionale, orientato verso la sintesi, la ricomposizione della forma e l’equilibrio perseguito quasi a tutti i costi, Nemesi ha rappresentato e rappresenta un momento di opposizione. Valga per tutti il ristorante Duke’s, l’opera, completata da un paio d’anni, che li ha fatti conoscere al vasto pubblico, anche grazie agli espliciti richiami alle forme guizzanti della Hadid nel bancone del bar , alle geometrie dei Morphosis nelle strutture in legno e ai tagli materici di Coop Himmelb(l)au nei muri della cantina. E fa parte oramai quasi della leggenda il racconto di un Michele Molè, ancora giovanissimo, che colpito, quasi sulla via di Damasco, da un numero di El Croquis dedicato a Morphosis, si chiude per giorni e giorni dentro lo studio e si ridisegna uno per uno, per capirli meglio, piante, sezioni, alzati e particolari costruttivi dello studio californiano.
Fuorviante perché nell’universo politeista della frammentazione, Claudia Clemente e Michele Molé si muovono con un rigore e, allo stesso tempo, un senso della misura che, a volte, fa dubitare che tendano a destrutturare alcunché. L’articolazione di masse, volumi, sistemi strutturali da loro proposta fa, invece, pensare a un artificio per perseguire un ordine, sia pur più complesso, soggiacente alle cose. E, quindi, distante sia dal gusto gotico degli ultrà della decostruzione che dalle brucianti tensioni dinamiche di personaggi, da loro sia pur amati e citati, quali appunto Morphosis e la Hadid.
La complessità, nel caso della chiesa al Quartaccio, è gestita all’interno di un reticolo spaziale punteggiato dagli esili pilastri che servono da assi di riferimento e di misura; negli alloggi del Torrino da fasce funzionali al cui interno si collocano gli spazi serventi e serviti.
Non è difficile, in entrambi i progetti, trovare riferimenti storicamente tranquillizzanti. Nel primo caso al Le Corbusier che nei palazzi di Chandigarh copre con grandi tetti aggettanti spazi articolati da percorsi che si snodano lungo l’edificio, nel secondo all’ Habraken che con gli studi del SAR coniuga partecipazione e prefabbricazione, complessità abitativa e semplificazione tecnologica.
Gioco sapiente dei volumi sotto la luce? Si e no. I diversi corpi di fabbrica per quanto incastonati all’interno del reticolo ordinatore, spesso si negano come presenze compatte, grazie a trasparenze, superfici riflettenti, pareti e piani traforati che li dematerializzano. Inoltre il vuoto prevale sul pieno,con conseguente ridimensionamento delle masse; per cui se mai dovessimo riprendere la frase di Le Corbusier saremmo piuttosto tentati di dire: gioco della luce sotto i volumi.
Nati grazie al lavoro su una metafora, i progetti di Nemesi evidenziano sempre un’idea forte. Nel caso di Santa Maria della Presentazione, il potere coinvolgente dell’Ecclesia reso attraverso una grande copertura che delimita un complesso microcosmo urbano, nel caso del Torrino il senso di un nuovo orizzonte materializzatosi attraverso un rapporto di integrazione tra paesaggio naturale e artificiale. Accanto all’idea forte, in ogni progetto, vi è sempre un complesso gioco di opposti. Abbiamo accennato a quello tra volumi compatti ed evanescenti. Altri sono tra pesante e leggero, figura e sfondo, colori e materie. Si osservi, nella chiesa, lo scontro tra la sfera in cemento armato e gli esili pilotis d’acciaio e, nelle case del Torrino, l’asimmetria concettuale tra gli sbalzi di oltre sedici metri e la stabile giacitura dell’edificio principale dal quale si staccano.
La progettazione per contrasto di opposti – che è una metodologia di lavoro ripresa dalla Architectural Association via Hadid e Koolhaas –evita di far esaurire la progettazione nel gioco delle citazioni. E così se anche lo sbalzo ricorda MVDRV della casa per anziani di Amsterdam, il tetto metallico Nouvel del centro congressi di Lucerna, la griglia Herzog e de Meuron dei recenti progetti a Basilea, alla fine, ciò che conta è la qualità dell’ architettura, con i suoi valori: di pieni e di vuoti, di caldo e di freddo, di apertura e di chiusura, di densità, di fluidità. I due lavori che presentiamo, visti da questo punto di vista, rappresentano un ritorno, certo uno dei tanti possibili, ma sicuramente tra i più rilevanti, alla centralità della ricerca spaziale. Una ricerca che oltre che da Nemesi,oggi rimasta sotto la sola direzione di Michele Molè, verrà perseguita da Labics, lo studio recentemente fondato da Claudia Clemente, già attivo con nuovi e interessanti progetti.
Luigi Prestinenza Puglisi
Ottagono
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