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Intervista a LPP su Koolhaas a Roma

ROMA • «Koolhaas esalta la bellezza di New York e sostiene che la contemporaneità ha preso
forma dove hanno fallito architetti e urbanisti con le loro ingessate utopie pianificatorie»,
spiega Luigi Prestinenza Puglisi, critico, docente di storia dell'architettura alla Sapienza, autore dei libro «Rem Koolhaas, trasparenze metropolitane» ('97) e «Introduzione all'architettura» (2004, Meltemi editore).

Professor Prestinenza Puglisi, chi è Koolhaas?
Nasce negli anni '70 nel laboratorio dell'intelligenza architettonica del periodo, l'Architectural
Association di Londra. Studia con Bernard Tschumi e Zaha Hadid; con lei, per un po', lavora
nello stesso studio. Il mondo lo conosce per «Delirious New York», libro scritto nel 1978, che
vende 28mila copie. È lì che esalta la metropoli americana, un invito a sbrigliare l'architettura,
una polemica radicale contro il postmodernismo che, con Aldo Rossi e Portoghesi, è all'apice e
invoca il ritorno alla tradizione, alle regole, alla storia, con atteggiamento nostalgico e di
rispetto formale. Koolhaas risponde che è meglio annusare la contemporaneità che studiare la
storia e applicare le regole. Nasce il decostruttivismo, che sarà consacrato, dieci anni dopo,
dalla raccolta di progetti curata dal Moma «Deconstructivist Architecture». Con Koolhaas, ci
sono Hadid, Tschumi, Gehry, Libeskind, Eisenman e Coop Himmelblau. Nessuno di loro si
riconoscerà nel termine decostruttivista.

Cosa esprime l'architettura dell'olandese?
Koolhaas è sempre alla ricerca della contemporaneità, convinto che architettura non sia la
forma del contenitore, ma la vita che ci scorre dentro. Rifiuta di esorcizzare la società dei
consumi, la civiltà dell'informazione globale e rilancia sostenendo che ne vanno colte le
opportunità. La metropoli, con i centri commerciali, i grattacieli, le stazioni, esprime un'energia
a grandi flussi che l'architettura non deve demonizzare, ma accogliere senza preoccuparsi di
contraddizioni stilistiche. Nella società contemporanea più che l'ipotesi concettuale fissa è il
quantum a trasformarsi in qualità. Koolhaas è il Le Corbusier della seconda metà del '900. A
differenza di quella di Gehry, la sua è un'architettura molto razionale.

Qual è l'opera più nota di Koolhaas?
Euralille, centro congressi che ha segnato la rinascita della città francese, con l'arrivo del Tgv.
Intorno alla struttura, Lille ha messo a punto un'offerta congressuale a metà del prezzo delle
città medie che gli stavano intorno. Ad Euralille c'è il "cavo piranesiano", luogo simbolico di
incontro di chi viaggia, a velocità diverse, su metrò, ferrovie, auto, scale mobili.

Che sfide affronterà a Roma?
La sfida più stimolante è dare forma alla contemporaneità lavorando su una città storica. Dovrà
dosare il contemporaneo e l'antico. Per Koolhaas è un problema nuovo, una soluzione nuova
da cercare.

E per Roma, qual è la sfida?
Molti sono gli architetti stranieri che sono venuti e se ne sono andati. Sarebbe un errore far
prevalere con Koolhaas la nostalgia dell'antico. Dev'essere lasciato libero di progettare, senza
troppi vincoli, anche perché i beni da tutelare non sono capolavori del passato da preservare.

Il Sole 24ORE
Mercoledì 1 Dicembre 2004 EDILIZIA E TERRITORIO
autore: G.SA. (Giorgio Santilli)

 

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