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Kenzo Tange

Per capire quanto sia stata importante la figura di Kenzo Tange in Giappone ci aiuta un aneddoto narrato da Tadao Ando. Racconta che quando, circa venti anni fa, pensò di dare un nome all'amatissimo cane fu molto incerto se chiamarlo Kenzo Tange o Le Corbusier. Alla fine, Ando decise per il nome dell'architetto svizzero perché non se la sarebbe sentita, in un ambiente quale quello giapponese, nel quale Tange ha una fama che rasenta il mito, di ordinare ad un quadrupede con un nome così venerato alcunché. E che la fama di Tange anche nel resto del mondo sia indiscussa, lo testimonia una qualunque ricerca su Google: oltre 50.000 siti parlano di lui e oltre 1.000 ne hanno annunciato il decesso a un solo giorno dalla scomparsa, avvenuta il 22 marzo. Tange ha al suo attivo una produzione sterminata: edifici pubblici, palazzetti dello sport, aeroporti, municipi, piani urbanistici e centri direzionali. Tra i progetti italiani ricordiamo la nuova città di Librino a Catania, il centro direzionale di Bologna e di Napoli, il progetto per il Sistema direzionale orientale a Roma. Nonostante la notevole attività, che gli ha procurato nel 1987 il Pritzker Prize, e il rispetto che si deve a una persona così influente, non ce la sentiamo però di tessere di lui un elogio senza riserve. A nostro giudizio erano almeno venticinque anni che Tange aveva messo i remi in barca, senza molto aggiungere alla ricerca formale del suo primo periodo che comincia già dal 1946 con il centro della pace di Hiroshima, un'opera che coniuga in maniera originale la passione per Michelangelo, per il beton brut, per la tradizione orientale. Elegantissima, contribuirà in maniera decisiva alla diffusione del lessico lecorbusieriano in Giappone, un maestro che conoscerà personalmente nel 1951 in occasione degli incontri del CIAM, i congressi internazionali di architettura moderna ( nello stesso anno andò quasi in pellegrinaggio a Marsiglia a vedere l'unità di abitazione in corso di costruzione). A partire dal 1956, Tange si lascia influenzare dal Team X e propone un approccio diverso da quello della Carta d'Atene, accusata di una visione zonizzante e funzionalista dell'urbanistica. L'occasione per disegnare una nuova città si presenta a Harvard nel 1959, a seguito di un seminario sull'espansione della baia di Boston, e poi con il piano per Tokyo del 1961. Quest'ultimo crea le premesse per la diffusione del movimento metabolista che, lo ricordiamo, coinvolge a diverso titolo personaggi del calibro di Fumiko Maki, Arata Isozaki, Kiyonari Kikutake, Kisho Kurokawa. Infaticabile e curioso, Kenzo Tange cura anche i rapporti con l'avanguardia europea. E a lui è data la responsabilità dell'Expo di Osaka del 1970, la mostra che registra il canto del cigno dell'avanguardia degli anni sessanta. In questi anni l'autorità di Tange è indiscussa anche presso il grande pubblico. Tra il 1961 e il 1964 ha dato mostra di essere un professionista affidabile e di straordinario talento con gli stadi olimpici realizzati per l'olimpiade di Tokyo. E la stessa costruzione che realizza per l'expo di Osaka è una affascinante copertura reticolare di 108x29 metri sorretta da appena quattro pilastri. Una piazza coperta intorno alla quale gravita l'intera esposizione e che, tra le maglie della copertura, contiene anche le cellule sperimentali per le plug in city degli Archigram e di Kurokawa.

Tutti lo cercano, principi arabi compresi. Lo studio si espande e l'architetto sperimentale si lascia prendere dal mestiere e dalla retorica della grandezza. Pur non scadendo mai nel post modernism, i suoi progetti tendono sempre più a rassomigliare a quelli fatti dai grandi studi commerciali inglesi e americani. Insopportabile nella sua banale retorica è il municipio di Tokyo, un edificio che rassomiglia ad una chiesa medioevale. Il grande Kenzo, a differenza di altri grandi personaggi quali Le Corbusier o Wright, non ha saputo ricrearsi per affrontare con piglio giovanile gli ultimi anni della sua intensa e operosa carriera.

Apparso su Costruire

 

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